La vera storia di Lizzie Borden, la serial killer che diede vita al true crime, oggi in una serie Netflix

L’incredibile storia di Lizzie Borden, la seria killer tra le più famose d’America. Accusata di aver ucciso il padre e la matrigna, riuscì a ottenere l’assoluzione

3 min di lettura

Maria Francesca Moro

Giornalista e Lifestyle Editor

Giornalista e content editor. Dalla carta al web e ai social racconta di lifestyle, cultura e spettacolo.

Il True Crime è l’ossessione del decennio. Podcast, film, serie tv, libri e spettacoli: le storie dei delitti più efferati della storia vengono quotidianamente sviscerati per il piacere del pubblico. Nessuno resiste al fascino oscuro di chi è in grado di togliere la vita. Colpevole di questa malsana ossessione collettiva potrebbe essere considerata Lizzie Borden, giovanissima serial killer statunitense il cui caso continua a essere un mistero.

La storia di Lizzie Borden

Nata a Fall River, nel Massachusetts nel 1860, Lizzie Borden è una delle killer più famose degli Stati Uniti. Il capofamiglia Andrew Borden viveva assieme alla seconda moglie Abby Borden. Assieme a loro anche le figlie Emma, 42 anni, e Lizzie, di 10 anni più piccola. Emma e Lizzie erano figlie della prima moglie di Borden, morta quando entrambe erano ancora bambine. Le due donne, rassegnatesi all’idea di essere zitelle, vivevano in una piccola depandance priva di bagno e acqua corrente.

Alla famiglia Borden i soldi non mancavano. Il patriarca era ricchissimo, possedeva terreni, banche e fattorie. Però era spilorcio, privava la famiglia non solo del superfluo ma del necessario. Aveva venduto la carrozza e i cavalli, lasciando nella stalla solo dei piccioni. Lizzie era affezionatissima ai suoi uccelli e pianse per giorni quando il padre li uccise. L’episodio acuì l’acredine nata dopo il secondo matrimonio del genitore, che le figlie non avevano mai accettato.

Alle ore 11:10 di domenica 4 agosto 1892, pochi giorni dopo la scoperta della casa donata dal signor Borden alla sorella della moglie, la domestica sentì Lizzie urlare. La ragazza aveva trovato il padre morto dal divano. Nella stanza a fianco, giaceva il corpo senza vita della matrigna. Erano entrambi stati straziati a colpi di ascia, 18 per lui e 13 per lei.

La nascita del True Crime

Al momento del duplice omicidio in casa non vi era nessun altro se non le vittime, Lizzie e la domestica. Lizzie fu così accusata di aver ucciso il padre e la moglie per ottenere l’eredità. L’arma del delitto, ritrovata in casa, le apparteneva e i vicini la videro bruciare un vestito quel giorno. Presumibilmente quello indossato al momento del delitto, che non fu più ritrovato.

Il processo a Lizzie Borden si tenne negli anni di diffusione della stampa di massa: il suo divenne un vero e proprio caso mediatico. Le udienze venivano dettagliatamente riportate quotidianamente su carta, se ne parlava alla radio e nei bar del paese. A lei fu persino dedicata una popolare filastrocca per bambini.

A rendere così famoso il caso fu la sorprendente assoluzione di Lizzie. Tutti gli indizi portavano a lei, ma l’avvocato ribadì che sarebbe stato impossibile per una donna così minuta compiere un crimine così efferato. La giuria fu d’accordo e Lizzie Burden fu scagionata. Continuò a vivere nella stessa casa in cui morì (o uccise) il padre, mantenuta dalla lauta eredità. Non proferì mai più una parola su quanto accaduto.

Da spettacolo teatrale a serie Netflix

La storia di Lizzie Borden è rimasta impressa nell’immaginario collettivo. La sua casa è stata trasformata in un museo degli orrori e il delitto da lei commesso (forse) riprodotto in film, serie tv, canzoni e spettacoli teatrali. La intepretarono Cristina Ricci, nel film Lizzie Borden took an Axe del 2010 e Chloë Sevigny in Lizzie del 2018. Il 17 settembre 2026 arriva su Netflix il quarto capitolo della serie Monster, dedicato proprio alla serial killer mai condannata.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963