Per gli esperti è l’ottava ondata di caldo dell’estate 2026, anche se la percezione è che le temperature record abbia dato poca tregua, a partire da giugno. Dopo qualche temporale, intanto, la colonnina di mercurio è già tornata a salire, accompagnata da afa. Uno degli effetti sulla salute, però, è l’aumento dell’emicrania. Gli esperti, infatti, spiegano che esistono delle motivazioni legate a fattori ambientali e fisici, e indicano cosa evitare per non aggravare il malessere.
Caldo e afa portano a un aumento dell’emicrania
“Le temperature elevate possono contribuire ad abbassare la cosiddetta soglia emicranica, rendendo più probabile l’insorgenza di un attacco per ogni aumento della temperatura di almeno 5 gradi“. A confermare quella che è più che una percezione di un aumento del mal di testa, in concomitanza con le temperature elevate, è Antonio Russo, ordinario di Neurologia e direttore del Programma di Medicina delle Cefalee dell’Università Vanvitelli di Napoli.
Quando 5 gradi fanno la differenza
Il riferimento ai 5 gradi non è casuale. Secondo uno studio, coordinato da Kenneth Mukamal dell’Università di Harvard e pubblicato nel 2009 sulla rivista scientifica Neurology, ad ogni aumento di 5° C della temperatura media nelle 24 ore, corrisponde circa il 7,5% in più di probabilità di ricorrere al Pronto Soccorso per una crisi di emicrania. È il risultato dell’analisi di oltre 7.000 accessi ospedalieri per cefalea nell’area di Boston, dove i ricercatori hanno effettuato il monitoraggio. Gli esiti del lavoro oggi sono ancora considerati un punto di riferimento, anche se non devono essere fraintesi: non è automatico che, ad ogni crescita della temperatura segua necessariamente l’insorgenza di mal di testa.
Cosa causa il mal di testa in estate
Tra le altre cause concomitanti che possono spiegare l’aumento del mal di testa nei periodi di caldo intenso c’è la disidratazione: in mancanza di un corretto e adeguato apporto di liquidi e di acqua in particolare, infatti, di perdono elettroliti e questo può portare a uno scompenso che si manifesta anche sotto forma di emicrania. Ma anche l’afa ha un suo contributo: “Esiste una relazione certa anche con umidità ambientale e pressione atmosferica e attacchi”, precisa Marina De Tommaso, ordinaria di Neurologia presso l’Università di Bari e presidente della Sisc, la Società Italia per lo Studio delle Cefalee.
Attenzione al sonno e ai pasti
Altri fattori negativi sono rappresentati dal sonno: con il caldo è frequente che non si riesca a dormire a sufficienza o a ad avere un riposo di qualità, e questo può contribuire al malessere. Le temperature elevate, inoltre, portano spesso a modificare sia il contenuto che l’orario dei pasti, aggravando lo squilibrio generale. Tra le altre indicazioni che vengono dagli esperti, poi, c’è un invito a prestare attenzione ad altre condizioni ambientali.
Luce e vento possono peggiorare la situazione
Tra i dubbi che circolano tra coloro che soffrono di emicrania c’è quello relativo al ruolo dell’aria condizionata. Gli esperti della Società italiana per lo Studio delle Cefalee, però, smentiscono il luogo comune secondo cui queste persone dovrebbero evitarla. Ciò che è importante, spiegano, “è evitare il passaggio rapido dalle alte temperature esterne a un ambiente troppo fresco”, come riporta l’ANSA. “Un fattore da evitare – aggiungono – è il vento, che può scatenare allodinia, fenomeno per cui stimolazioni nervose ‘innocue’ sulla pelle vengono trasformate in dolore. Inoltre, attenzione alla luce solare intensa: la fotofobia è uno dei fattori che accompagnano sempre la crisi emicranica”.
Un mix “esplosivo”
“Caldo, disidratazione, sonno insufficiente, digiuno, luce intensa, stress e cambiamenti delle abitudini tipici delle vacanze estive possono sommarsi”, spiega Russo. “Nessuno di questi elementi è necessariamente sufficiente da solo, ma insieme possono superare la soglia oltre la quale l’attacco diventa più probabile”. Un altro aspetto individuale è la soglia di tolleranza al caldo, perché non c’è una temperatura standard oltre la quale ciascuna persona inizia a soffrire degli stessi sintomi. Per questo si parla di “sensibilità termica”.
Quali farmaci sono davvero utili
Se gli accorgimenti indicati dagli esperti non sono sufficienti e oltre una certa soglia di dolore, può rendersi necessario il ricorso a farmaci. “Se il peggioramento è clinicamente significativo, può essere ragionevole programmare con lo specialista una strategia preventiva personalizzata per il periodo di maggiore vulnerabilità”, spiega Russo, facendo riferimento a un approccio preventivo, particolarmente adatto per quei soggetti che hanno certa sensibilità meteorologica. Va escluso, invece, il fai-da-te, con l’assunzione di prodotti in modalità scorretta o controindicati. Anche un uso eccessivo di medicinali sintomatici, che intervengano solo sui sintoni e non sulle cause, viene scoraggiati dagli specialisti. “Quando insorge un mal di testa nuovo, molto intenso, diverso dal solito o associato a febbre, confusione, alterazioni della coscienza o sintomi neurologici, è necessaria una valutazione medica”, precisa invece Russo in riferimento all’emicrania che insorge in periodi di caldo particolarmente intenso.
Quanti italiani soffrono di emicrania
Il problema, quindi, può aggravarsi quando la temperatura sale, ma per molti italiani si tratta di una vera patologia con la quale convivere. Secondo le stime ufficiali, si tratta di 6 milioni di persone, con una netta prevalenza tra le donne: ne sono colpite in un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini, specie nella fascia di età tra i 25 e i 55 anni. Le conseguenze sono spesso molto importanti, su diversi ambiti della vita delle persone, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica l’emicrania al livello più alto delle scale di disabilità, paragonandone l’impatto a quello della demenza grave.