Sclerosi multipla, come agiscono gli antinfiammatori naturali del sistema immunitario

Esistono più di 20 terapie per la sclerosi multipla, ma la ricerca va avanti per produrre una nuova classe di farmaci che sfrutti gli antinfiammatori naturali

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

144.000 persone. Stando a quanto riportano i dati pubblicati da AISM nel Barometro della Sclerosi Multipla, questa patologia colpirebbe nelle diverse forme questo numero di persone in Italia. Grazie alla ricerca oggi ci sono più di venti diverse terapie a disposizione, per dare risposte ai pazienti in base alle caratteristiche del quadro. Ma questo non significa che non si possano trovare altre strade per contrastare la patologia, specie se si considera che esistono forme progressive di malattia che al momento non dispongono di una cura efficace.

In questo senso si muove un nuovo filone di ricerca, al quale la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma sta lavorando con il supporto di AISM e della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM). L’obiettivo è studiare meccanismi antinfiammatori naturali del sistema immunitario per creare una nuova classe di farmaci che abbiano l’effetto di potenziare questi meccanismi senza ridurre l’efficacia del sistema immunitario stesso.

Cos’è la sclerosi multipla

Si tratta di una malattia neurologica che interessa il sistema nervoso centrale e tende a peggiorare nel tempo. Presenta spesso i primi segni della sua presenza già in età giovanile, tra i 20 e i 30 anni, e in genere compare nelle persone di età compresa tra i 15 e i 45-50 anni. Le donne risultano colpite in misura doppia rispetto agli uomini.

La lesione classica della patologia interessa la mielina, la sostanza che circonda i nervi ed ha il compito di assicurare la giusta velocità al passaggio del segnale nervoso. La mielina viene danneggiata e nei malati possono essere individuati anticorpi diretti proprio contro la mielina. Il risultato è che i segnali nervosi non corrono come dovrebbero e quindi si ha una limitazione nei movimenti che interessa le aree del corpo normalmente controllate dalla zona del cervello in cui sono comparse le placche. L’alterazione tipica della sclerosi multipla quindi si chiama demielinizzazione.

Le Interleuchine come punto centrale

La sclerosi multipla è causata più specificamente da una risposta anomala del sistema immunitario che si attiva contro molecole del sistema nervoso producendo neuroinfiammazione. Le terapie attuali si concentrano quindi sulla modulazione o la soppressione del sistema immunitario per ridurre i sintomi e gli effetti a lungo termine della patologia, ma questa azione di immunosoppressione può ridurre le capacità dell’organismo di combattere i patogeni esterni e ad altri rischi contro i quali il sistema immunitario deve svolgere la propria funzione.

Proprio per rispondere a questa necessità si sta portando avanti un nuovo filone di ricerca, dell’equipe di ricerca del Laboratorio di neuroimmunologia molecolare della Fondazione Santa Lucia IRCCS, guidata da Elisabetta Volpe.

Sotto la lente d’ingrandimento c’è il ruolo dell’interleuchina 9 (IL-9) nel mediare l’attivazione infiammatoria nel sistema nervoso centrale, in particolare sugli astrociti ossia le cellule a forma di stella (da cui il nome) che danno struttura al sistema nervoso, ma che possono diventare reattivi, cioè infiammatori, in condizioni patologiche.

Le interleuchine sono proteine del sistema immunitario che trasportano informazioni: possono attivare, potenziare o ridurre la risposta immunitaria e questo studio dimostra che l’IL-9 ha un effetto di riduzione dello stato infiammatorio degli astrociti.

Speranze per il futuro

“Questi risultati dimostrano che il sistema immunitario non ha solo funzioni negative nella sclerosi multipla, ma può anche attivare dei meccanismi di spegnimento della neuroinfiammazione, e comprendere come il cervello dei pazienti risponde ad uno stimolo infiammatorio aumenta le opzioni terapeutiche per i pazienti – sostiene l’esperta.

Utilizzare e modulare in modo selettivo questi meccanismi, e in particolare riprogrammare la reattività degli astrociti e delle altre cellule che causano neuroinfiammazione, è un passaggio cruciale per immaginare terapie sempre più mirate”.

Lo studio, apparso su Neurology: Neuroimmunology & Neuroinflammation, è stato realizzato su tessuti cerebrali di persone colpite da sclerosi multipla progressiva e su modelli cellulari. È stato condotto con un approccio sperimentale articolato, basato su tre diversi modelli umani in vitro (linea cellulare astrocitaria, astrociti umani primari e astrociti derivati da cellule staminali pluripotenti indotte), utilizzando stimoli infiammatori per riprodurre in laboratorio condizioni simili a quelle osservate nella sclerosi multipla.

Questa strategia ha permesso di rafforzare la solidità biologica dei risultati con l’intento di velocizzare il trasferimento di queste scoperte verso la realizzazione di nuove terapie.

Le varie forme di malattia

Classicamente la sclerosi multipla si manifesta con attacchi ripetuti, che vengono attivati dall’azione delle placche che danneggiano la mielina. Purtroppo col tempo queste lesioni possono diventare “irreparabili” e quindi gli esiti del danno neurologico possono essere permanenti. I disturbi sono variabili e dipendono dall’area colpita.

Possono essere interessati i movimenti degli arti, la vista, la parola e le altre funzioni nervose. Ma va detto che il decorso clinico della sclerosi multipla varia da paziente a paziente e può altresì mutare nel corso della vita di uno stesso paziente.
In alcuni casi si manifesta una grave disabilità già dopo il primo attacco, in altri casi dopo la prima “remissione” possono trascorrere dei decenni senza che si manifestino dei sintomi.

Occorre quindi riconoscere diverse forme della patologia: la più diffusa è la recidivante-remittente. In questo caso i segni ed i sintomi tendono a comparire e a scomparire, soprattutto nella fase iniziale della malattia, cioè nei primi anni.

Quando si ripresentano si parla di recidiva, che si può manifestare con una nuova sintomatologia o con l’aggravarsi di sintomi preesistenti. La scomparsa completa o incompleta dei sintomi viene invece indicata con il termine di remissione. Dopo alcuni anni dal suo esordio, e senza che si possano prevedere i tempi e i modi con cui la malattia ricompare, questa forma può evolvere in una forma secondariamente progressiva.

Questa si presenta con o senza recidive, che peraltro spesso lasciano un recupero non totale, con possibili fasi di relativa remissione e stabilizzazione. Esistono poi una forma progressivo-primaria, con la malattia che può evolvere fin dall’esordio con un andamento progressivo caratterizzato da possibili fasi di relativo miglioramento e stabilizzazione, e una forma progressivo-recidivante caratterizzata, invece, da un decorso progressivo fin dall’esordio, con recidive seguite o meno da recupero. Infine si può avere una sclerosi multipla meno grave caratterizzata, invece, da un recupero completo dopo uno o due recidive e non causa deficit permanenti.

In tutti i casi, l’importante è che la persona colpita scopra prima possibile la patologia, grazie alla diagnosi precoce, per poi affidarsi allo specialista e poter sfruttare i trattamenti oggi disponibili.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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