Record di bambini sovrappeso in Italia, il vademecum dei pediatri

Secondo l'ISS, 1 giovane su 3 ha problemi ponderali, ma si può intervenire con consigli pratici su alimentazione e stile di vita

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

In Italia 1 bambino su 3 ha problemi di sovrappeso o obesità. A confermarlo sono i dati del sistema di sorveglianza ‘Okkio alla Salute’ dell’Istituto Superiore di Sanità, che hanno spinto la Società italiana di Pediatria (SIP) a mettere a punto un vademecum per la prevenzione dei disturbi correlati proprio ai chili di troppo nei più giovani. Se l’alimentazione corretta è il pilastro per una buona salute, secondo gli esperti della SIP anche le condizioni socio-economiche giocano un ruolo apprezzabile. Da qui l’importanza di una serie di consigli che possono essere seguiti da tutti.

Problemi di peso in aumento tra i giovani italiani

“In Italia il 10% dei bambini tra i 5 e i 19 anni vive in condizioni di obesità, mentre il 19% è in sovrappeso”: ad affermarlo è Elena Scarpato, membro del consiglio direttivo SIP che, in collaborazione con Adnkronos ha realizzato il vodcast ‘Le 6 A – La salute si costruisce da piccoli’, online anche sui canali YouTube e Spotify. Lo scopo è aumentare la consapevolezza e sensibilizzare sui corretti stili di vita nei bambini e nei ragazzi, per ridurre il rischio di andare incontro a malattie croniche in età adulta.

Quanto contano le condizioni socio-economiche

Secondo gli esperti, il fenomeno dell’aumento di obesità e sovrappeso dipende da una serie di fattori. Tra questi ci sono anche le disuguaglianze socio-economiche, perché “queste prevalenze sono ancora maggiori quando abbiamo condizioni socio-economiche più svantaggiate. L’obesità infantile – spiega Scarpato – è associata a un rischio più elevato di sviluppare patologie croniche non trasmissibili, con ripercussioni che possono estendersi all’età adulta”.

Giovani troppo sedentari

Una delle indicazioni fondamentali fornite dagli esperti di pediatria riguarda abitudini alimentari non corrette: “Fino all’11% dei bambini non consuma la prima colazione – elenca Scarpato – quasi il 70% consuma a metà mattina merende troppo abbondanti ed eccessivamente caloriche, e quasi il 30% ha un consumo di frutta e verdura inadeguato“. Inoltre “è molto diffuso l’abuso di snack e alimenti ultra-processati, che hanno effetti negativi sulla salute”. A questo si aggiunge anche, però, la considerazione che “quasi il 20% dei bambini non svolge attività fisica regolare e quasi la metà dei bambini tra i 6 e i 7 anni trascorre più di 2 ore al giorno davanti a schermi”, come sottolinea l’esperta pediatra.

Italia, record negativo

Tutto ciò fa sì che l’Italia registri un record negativo: si colloca, infatti, al quarto posto in Europa per eccesso ponderale in età infantile. Secondo i pediatri si tratta di un paradosso, dal momento il Belpaese è patria della Dieta Mediterranea, considerata la migliore in termini di salute. Come se non bastasse ad aumentare il contrasto tra numero di giovani e giovanissimi con problemi di peso e politiche di prevenzione, c’è anche la recente approvazione della prima legge al mondo che riconosce l’obesità come patologia vera e propria. “È un passaggio estremamente importante”, commenta Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, anche se “il timore è che molte delle misure previste, soprattutto in ambito educativo e preventivo, possano avere difficoltà a strutturarsi. Andrà quindi monitorata attentamente l’applicazione della legge, soprattutto nelle regioni dove il problema è più diffuso”, ribadisce Agostiniani.

Troppi cibi ultraprocessati

Un altro elemento che incide sull’aumento ponderale dei giovani è, secondo gli esperti, l’aumento nel consumo di cibi ultraprocessati. “Sono cibi che contengono una molteplicità di additivi, spesso di natura chimica sintetica, associati allo sviluppo di patologie croniche non trasmissibili, spiega Riccardo Fargione, direttore Fondazione Aletheia. “Questi prodotti – prosegue l’esperto – possono contenere anche 40, 50 o 60 ingredienti”. Evitarli, però, è possibile, semplicemente leggendo con attenzione le etichette di questi alimenti prima dell’acquisto: “Quando troviamo liste molto lunghe o ingredienti indicati con sigle e numeri che non utilizziamo nelle nostre cucine, quello è un campanello d’allarme”, avverte Fargione. Come aggiunge Agostiniani, il problema sta anche nel fatto che “Si tratta di prodotti ad alto apporto calorico, ma con limitato senso di sazietà. Inoltre, alcuni componenti possono interferire con le funzioni dell’organismo favorendo lo sviluppo di patologie croniche”.

Il consiglio: 5 pasti e Dieta Mediterranea

Proprio per ridurre il senso di fame, gli esperti consigliano di prevedere “almeno 5 pasti a settimana”, che siano “consumati in famiglia” e “che i bambini seguano 5 pasti al giorno senza saltare la colazione”, chiarisce Scarpato. Anziché ricorrere a cibi preconfezionati, poi, sarebbe utile tornare alle indicazioni della Dieta Mediterranea, prevedendo un consumo “regolare di frutta, verdura e legumi”, limitando le carni rosse e privilegiando cereali integrali e olio extravergine di oliva. Per contrastare gli effetti della sedentarietà, inoltre, è centrale prevedere un’adeguata quantità di attività fisica, a cui il vodcast dedica un episodio. “I bambini – sottolineano ancora i pediatri della SIP – dovrebbero svolgere almeno 60 minuti al giorno e limitare il tempo davanti agli schermi”.

Nessuna colpevolizzazione dei giovani

Da un punto di vista psicologico, comunque, è bene evitare alcuni atteggiamenti nei confronti dei giovani con problemi di peso: “Etichettare o colpevolizzare i ragazzi non aiuta – avverte Agostiniani – Frasi che sembrano dette con finalità positive possono creare frustrazione e peggiorare l’equilibrio psicologico”. Il consiglio è quindi di “decidere insieme cosa mangiare: proporre attività condivise aiuta i ragazzi a intraprendere cambiamenti salutari”, “investendo “in educazione alimentare, partendo dalle scuole e migliorando la qualità delle mense scolastiche”, aggiunge Fargione. La scuola, infatti, “può essere il luogo dove tutti possono entrare in un meccanismo virtuoso di educazione alla salute”, conclude Scarpato, che esorta a creare “un’alleanza tra famiglie, istituzioni, scuola e pediatri per diffondere le regole di una dieta sana e dell’attività fisica”. Infine l’invito: “Non rincorrete il corpo giusto per gli altri, ma trovate il giusto rapporto con il corpo che la natura vi ha dato”, esorta Agostianiani.

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