Parkinson, un farmaco ottenuto dai rifiuti di plastica

Dalla trasformazione delle bottiglie in plastica si è messo a punto un metodo innovativo per ottenere un medicinale contro la malattia

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Poter disporre di un farmaco per la cura del morbo di Parkinson è già una buona notizia. Il fatto che il medicinale possa essere ottenuto in modo sostenibile, trasformando i rifiuti plastici, rappresenta un ulteriore valore aggiunto. A spiegare come funziona il metodo innovativo è stata la rivista scientifica Nature Sustainability, su cui sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto in Scozia.

Ottenere un farmaco dalla plastica

Come spiega il magazine specializzato, dunque, un team di ricercatori della University of Edinburgh è riuscito a mettere a punto una procedura che consente di convertire alcuni rifiuti di plastica in L-Dopa, uno dei farmaci di prima linea per il morbo di Parkinson. Nello specifico, sono state lavorate alcune bottiglie di plastica, modificando geneticamente il batterio Escherichia coli: questo ha permesso di utilizzare come materia prima per la realizzazione del farmaco il polietilene tereftalato (Pet), una delle plastiche più diffuse e utilizzate per la produzione di imballaggi alimentari, come le bottiglie per bevande.

Come passare dal Pet al medicinale

Il procedimento prevede fasi differenti: la prima consiste nello scomporre i rifiuti plastici in polietilene tereftalato nei loro componenti chimici di base, tra cui l’acido tereftalico. In un secondo passaggio si converte il materiale ottenuto, ricorrendo a batteri geneticamente modificati, attraverso una serie di reazioni biologiche progettate in laboratorio, per ottenere come risultato finale l’L-Dopa. In questo modo, come spiegato dai ricercatori, si potrà ottenere il farmaco per il morbo di Parkinson in modo molto più sostenibile a livello ecologico, riducendo gli scarti plastici come il Pet, di cui si producono ogni anno circa 50 milioni di tonnellate.

Sfruttare in modo positivo l’Escherichia coli

In genere, infatti, le produzioni dell’industria farmacologica fanno largo uso di combustibili fossili, che però come noto sono risorse limitate e non rinnovabili. Per poterne ridurre il consumo, dunque, si è pensato di sfruttare in modo positivo un batterio che, invece, spesso rappresenta una fonte di pericolo per la salute umana. Si tratta dell’Escherichia coli, ribattezzato “batterio mangia-plastica”. Come sottolineano gli autori dello studio, è la prima volta che un processo biologico naturale viene adattato per trasformare rifiuti di plastica in una terapia per una patologia neurologica come il Parkinson.

I precedenti esperimenti: paracetamolo dalla plastica

Non è però il primo tentativo di conversione della plastica in un medicinale. Lo scorso anno lo stesso gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo, infatti, aveva condotto uno studio che aveva come obiettivo sempre il riciclo della plastica, e nello specifico il Pet, per ottenere un farmaco. A giugno 2025, infatti, la ricerca scozzese aveva studiato come produrre paracetamolo tramite reazioni chimiche che utilizzassero proprio l’Escherichia coli. A guidare gli studi era stato sempre il professor Stephen Wallace, della School of Biological Sciences dell’Università di Edimburgo, che oggi spiega: “Se siamo in grado di creare farmaci per malattie neurologiche a partire da una bottiglia di plastica di scarto, è entusiasmante immaginare cos’altro questa tecnologia potrebbe realizzare”.

La plastica come fonte di carbonio

Secondo il ricercatore, i rifiuti di plastica non costituiscono solo un problema ambientale, ma dovrebbero essere visti anche possibile fonte di carbonio, a cui ricorrere in modo sempre maggiore: “Attraverso l’ingegneria biologica dimostriamo che i materiali di scarto possono essere reinventati come risorse preziose a supporto della salute umana”. In questo caso, come per la realizzazione di paracetamolo, si parla di “ingegneria metabolica”, ossia quella branchia che sfrutta le reazioni chimiche utilizzate in una cellula biologica per produrre molecole utili. Il meccanismo che lo permette, molto complesso, si basa sul cosiddetto “riarrangiamento di Lossen”, una reazione chimica catalizzata dal fosfato presente all’interno del batterio E. coli, che produce un composto organico che contiene azoto, essenziale per il metabolismo cellulare.

Bonificare la plastica, in modo sicuro

I ricercatori assicurano che questo tipo di metodo innovativo non comporta rischi per la salute. Per degradare una bottiglia di plastica in polietilene tereftalato, per produrre la molecola di partenza di un farmaco, si procede “bonificando” la molecola di partenza derivata dalla plastica. Nel caso del paracetamolo avevano già dimostrato come la molecola ottenuta dal Pet potesse avere una resa del 92%. Significa che circa il 90% del prodotto ottenuto facendo reagire l’acido tereftalico con l’Escherichia coli geneticamente riprogrammato era paracetamolo.

Dalla plastica anche aromi e prodotti di cosmetica

Ma l’idea dei ricercatori non si ferma al paracetamolo né al farmaco contro il morbo di Parkinson. Secondo gli esperti, infatti, la nuova metodologia di produzione di medicinali può essere applicata anche ad altri campi: per esempio, si può pensare di realizzare anche aromi, fragranze, cosmetici e prodotti chimici industriali a partire sempre dal riciclo di plastica. Il team guidato da Wallace, infatti, ha intenzione di concentrare le prossime ricerche sul miglioramento del processo, per aumentarne i risultati sia in termini di impatto ambientale che economico. Il progetto, sostenuto da UK Research and Innovation e dall’Industrial Biotechnology Innovation Centre, si inserisce infatti nelle più ampie attività del Carbon-Loop Sustainable Biomanufacturing Hub, un centro dedicato allo sviluppo di tecnologie per convertire rifiuti industriali in sostanze chimiche e materiali sostenibili.

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