Nuovi casi di meningite, allarme a Pescara. Le precauzioni, i rischi, le cure

Una donna è morta e un ragazzo è ricoverato in gravi condizioni a causa della malattia infettiva, per la quale però esiste la vaccinazione

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Dopo l’epidemia nel Regno Unito, ora a far crescere l’allarme in Italia sono due casi di meningite a Chieti, in provincia di Pescara, in Abruzzo. Si tratta di una donna di 51 anni, morta per una forma fulminante, e un ragazzo di 15 anni, ricoverato in gravi condizioni. Entrambi gli episodi si sono registrati nei giorni scorsi e hanno portato la Asl locale a far scattare il piano di monitoraggio e tracciamento dei contatti stretti delle due persone colpite. Il rischio, infatti, è che si crei un focolaio.

I due casi in Abruzzo

Il caso più grave ha interessato una donna di 51 anni che, dopo aver accusato i sintomi, compatibili con una forma di meningite, è stata ricoverata in ospedale a Chieti, il 4 aprile scorso. Ma le cure si sono rivelate inefficaci perché la paziente è deceduta dopo poche ore nel nosocomio di Chieti. Nella stessa struttura era stato ricoverato, nella notte tra il 2 e il 3 aprile, anche un ragazzo di 15 anni, anch’egli con sintomi da meningite. Il giovane, subito trasferito a Pescara, è tuttora ricoverato nel reparto di rianimazione pediatrica. Le sue condizioni sono considerate gravi, ma secondo quanto reso noto dalle autorità sanitarie, starebbe rispondendo in maniera positiva ai trattamenti.

Avviato il tracciamento dei contatti

Immediato il tracciamento dei contatti stretti di entrambe le persone infettate. L’obiettivo è di individuare eventuali altri contagi e procedere al loro isolamento per evitare un possibile focolaio. Contemporaneamente, la Asl ha avviato un’indagine epidemiologica per risalire alla fonte del contagio. Si sospetta che la meningite possa essere stata contratta dal giovane in palestra e, sempre tramite gli stessi locali, possa aver contagiato anche la donna, anche se non è chiaro se anche lei frequentasse lo stesso tipo di struttura.

L’allarme dopo l’epidemia nel Regno Unito

Solo una quindicina di giorni fa, un allarme meningite si era verifica nel Regno Unito dove, nell’area di Cambridge, si erano registrati diversi contagi tra i giovani, in particolare tra studenti universitari e delle scuole superiori. Complici contatti ravvicinati, specie nei locali, la meningite si era diffusa rapidamente, portando a far scattare un piano di vaccinazioni di massa tra i ragazzi e gli adulti della zona. Nel Regno Unito, infatti, non viene offerta la profilassi gratuita massiccia fin da bambini, che invece è disponibile in Italia.

Le coperture vaccinali

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025 e il conseguente Calendario vaccinale, prevede, infatti, una vaccinazione antimeningococcica quadrivalente ACWY al compimento del primo anno di vita dei bambini, che ha sostituito la precedente vaccinazione monovalente (per il solo ceppo C), con un richiamo dal compimento del 12° anno di vita. Questa, però, si affianca anche alla vaccinazione anti-meningococcica B, che avviene tramite due dosi nel primo anno di vita e un richiamo nel secondo anno di vita. Secondo i dati del ministero della Salute, la copertura vaccinale per il meningococco B in età pediatrica è dell’81,77%, dunque lontano dalla soglia del 95% che garantirebbe la cosiddetta “immunità di gregge”.

L’importanza del riconoscimento dei sintomi

A livello territoriale, inoltre, esistono differenze regionali nell’offerta del vaccino: solo 14 Regioni prevedono una somministrazione gratuita agli adolescenti, con adesioni che variano dal 5% al 20%. Per questo è importante anche la tempestività degli interventi, in caso di sintomi. Quelli classici sono febbre alta mal di testa, stato confusionale, ma soprattutto rigidità nucale: si riconosce per la difficoltà di piegare la testa verso il basso, che è tipica della meningite meningococcica, quindi causata da batteri. Le due forme di meningite, infatti, sono batterica e virale. I rischi maggiori derivano proprio dal primo caso, dovuto al meningococco, che può dar luogo a forme gravi di encefalite, anche fulminanti e per le quali possono non risultare efficaci neppure le cure (antibiotiche) tempestive. Nel secondo caso, virale, i sintomi sono spesso più sfumati e non occorre il ricorso all’antibiotico: la malattia infettiva, infatti, guarisce in modo spontaneo nell’arco di 7-10 giorni.

I soggetti più a rischio

I giovani sono i soggetti più a rischio, sia che si tratti di bambini piccoli sia che si tratti di adolescenti e giovani in generale. Il motivo è dato soprattutto dalla stretta vicinanza che possono avere con i coetanei. sono quelli più a rischio, proprio per via dei contatti ravvicinati che hanno con i coetanei. La meningite, infatti, si trasmette soprattutto tramite droplet, quindi tosse, gocce di saliva disperse in aerosol o con scambio di bicchieri, posate, sigarette, ecc., specie nei locali dove non è possibile mantenere una distanza di almeno un metro gli uni dagli altri.

 

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