Microcitoma, perché è così difficile da affrontare il tumore di cui ha sofferto Emma Bonino

Il microcitoma è la forma più aggressiva di tumore al polmone. È molto difficile da diagnosticare ma alcuni sintomi non vanno sottovalutati

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il tumore polmonare a piccole cellule, chiamato anche microcitoma, rappresenta la forma più aggressiva di tumore del polmone ed è caratterizzato da una rapida crescita e da una precoce diffusione metastatica. Ogni anno in Europa vengono diagnosticati circa 62.000 nuovi casi e la maggior parte dei pazienti presenta già una malattia in fase avanzata al momento della diagnosi.

Si chiama così per le ridotte dimensioni della lesione primitiva e rappresenta la forma più aggressiva di tumore in questa sede. Viene anche definito “a chicco d’avena” per la particolare conformazione microscopica delle cellule che lo determinano.

Il carcinoma polmonare in Italia ogni anno fa registrare più di 44.800 nuove diagnosi. Quello a piccole cellule viene anche denominato microcitoma ed è una patologia poco frequente, che rappresenta il 15% del totale dei casi. Il carcinoma polmonare a piccole cellule è estremamente temibile, sia perché si propaga più velocemente dell’adenocarcinoma (la forma più diffusa, responsabile di oltre l’80 per cento dei casi di tumore), sia perché cresce molto rapidamente, pur mantenendo dimensioni ridotte. Per questo al momento della diagnosi le cellule tumorali si possono essere già diffuse.

Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio per lo sviluppo di questa forma tumorale. L’infiammazione indotta dal fumo e la presenza di elementi tossici (cancerogeni e cocancerogeni) facilita infatti la trasformazione di cellule sane in cellule tumorali. Anche il fumo passivo e l’esposizione ad asbesto (cioè alle particelle di amianto) e radon aumentano i rischi.

Perché è così difficile da affrontare

Si calcola che il 70%-80% circa dei pazienti abbia già una malattia estesa al momento della diagnosi. Le opzioni di trattamento disponibili, per molti decenni, sono state limitate a pochi farmaci chemioterapici ed anche il ricorso alla chirurgia è poco indicato, proprio per la natura molto aggressiva della neoplasia.

Oggi la situazione sta cambiando, ma si tratta comunque di un tumore estremamente difficile da affrontare anche perché spesso viene individuato per caso, senza che abbia dato sintomi ritenuti significativi dal fumatore.

Vanno tuttavia tenuti in considerazione alcuni sintomi come una tosse che non si risolve, la presenza di sangue nell’espettorato, la perdita di appetito, l’eccessiva stanchezza e un calo di peso inspiegabile.

La diagnosi precoce di microcitoma è molto difficile. Spesso infatti le comuni radiografie non identificano il nodulo polmonare che può apparire sulla lastra. Molto più utili per definire le caratteristiche del tumore sono la ricerca di cellule alterate nell’espettorato e la broncoscopia, test invasivo che sfruttando un tubicino flessibile dotato di una telecamera permette di visualizzare direttamente la lesione tumorale nell’albero bronchiale. Sul fronte delle terapie, caso per caso, lo specialista può individuare il percorso terapeutico più indicato.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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