Meningite in Toscana e West Nile in aumento, l’allarme dei medici

Entrambe trasmesse da insetti, rispettivamente dai pappataci e dalle zanzare comuni, si stanno diffondendo. Cosa è utile sapere per proteggersi

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

In Toscana è scattata una doppia allerta per due casi di meningite causati da un insetto, ma non è l’unico motivo di preoccupazione delle ultime ore legato a malattie trasmesse da pappataci – come nei casi toscani – o da zanzare. L’attenzione, infatti, è massima anche per i crescenti episodi di West Nile registrati in diverse regioni. Il primo, in Emilia Romagna, ha interessato un uomo di 80 anni in provincia di Modena. Il paziente è tuttora ricoverato nel reparto di Medicina interna del Policlinico cittadino ed è in buone condizioni. Ma disinfestazioni sono scattate anche in altre regioni.

Allerta per il “Virus Toscana”

Dopo la prima segnalazione, ne è seguita una seconda, che ha acceso i riflettori sulla presenza del cosiddetto “Virus Toscana” o Tosv, nell’Alta Valle del Tevere. Si tratta di una forma di meningite trasmessa da un insetto. Dopo il ricovero di un 35enne, registrato nelle scorse ore, c’è un secondo paziente ricoverato all’ospedale di Città di Castello che, proprio come il primo, ha sviluppato una meningite a seguito della puntura di un pappatacio. Come segnalato dalle autorità sanitaria, i due episodi non sono legati tra loro in alcun modo. Questo lascia presupporre, quindi, che la circolazione del patogeno a tra Umbria e Toscana sia esclusivamente da attribuire all’insetto che veicola il virus.

Il virus non si trasmette da uomo a uomo

È stata la stessa Asl a chiarire che questa forma di meningite virale non si trasmette da uomo a uomo, dunque non è necessario sottoporsi ad alcuna profilassi, come invece può avvenire in altre forme di malattia e come è accaduto, per esempio, qualche settimana fa nel Regno Unito in un caso di epidemia da meningite. Nonostante la patologia sia veicolata da un insetto, non si rende necessaria neppure alcuna forma di disinfestazione ambientale.

I sintomi della meningite “toscana”

In entrambi i casi di meningite nella forma ribattezzata “toscana”, i pazienti sono ricoverati in ospedale, nel reparto di Neurologia, ma le loro condizioni non destano particolare preoccupazione e sono definite stabili. La diagnosi è avvenuta dopo che il secondo paziente si è rivolto al Pronto soccorso lamentando una fortissima cefalea e una fotofobia, cioè una marcata sensibilità alla luce. Sottoposto ad accertamenti, i medici hanno potuto diagnosticare il Virus Toscana. Trascorse poche ore, poi, anche un uomo di 35 anni si è rivolto all’ospedale con gli stessi problemi ed è stato a sua volta ricoverato. Al momento sono entrambi sottoposti a specifica terapia e non sono in pericolo di vita.

Cos’è il Virus Toscana

Il Virus Toscana prende il nome dal fatto che è stato isolato per la prima volta proprio in Toscana nel 1971. Come spiega il portale Epicentro dell’Istituto Superiore della Sanità, “Si tratta di un virus non molto conosciuto, trasmesso da flebotomi (Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi, i cosiddetti pappataci) ed associato a casi di meningite e di meningoencefalite nell’uomo, soprattutto nei mesi estivi. I pappataci sono insetti simili a zanzare di piccole dimensioni, hanno un volo silenzioso e le loro punture sono particolarmente fastidiose ed irritanti. Le larve non si sviluppano come per le zanzare in presenza di acqua, ma in luoghi umidi e bui (sotto cumuli di foglie e detriti, pietre, letame, entro tane di animali, etc.). In alcune regioni italiane si sono verificate delle epidemie anche in anni recenti, di norma meno gravi rispetto alle meningiti contratte in altri modi. Il virus è presente anche in altri paesi mediterranei (Spagna, Portogallo, Francia, Croazia, Grecia, Cipro, Turchia)”.

La malattia: incubazione e cure

“Il periodo di incubazione della malattia varia da pochi giorni a due settimane. Nella maggior parte dei casi il virus provoca una forma febbrile lieve e autolimitante. Nelle forme più gravi, l’inizio della sintomatologia è improvviso e caratterizzato da mal di testa, febbre, nausea, vomito e dolori muscolari. È stata segnalata la presenza di eritema cutaneo maculo-papulare”, spiega il portale della Regione Toscana, che aggiunge: “Può causare meningite e meningoencefalite. La sintomatologia in media dura 7 giorni e generalmente esita nella guarigione. L’infezione può decorrere anche in maniera asintomatica”. Non esistendo una terapia specifica, si procede con la somministrazione di farmaci sintomatici, “riposo, reintegro idro-salino, antipiretici e antinfiammatori. Nei casi più gravi sono richieste l’ospedalizzazione e cure specifiche. È importante sapere che non esiste un vaccino contro il virus Toscana, le uniche misure efficaci per prevenire l’infezione sono quelle di protezione individuale per evitare le punture dei pappataci”.

West Nile precoce: l’allarme

Quanto alla West Nile, diversi casi iniziano a essere segnalati in Emilia Romagna, ma anche in altre 5 Regioni, compreso il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte in provincia di Novara, nel Veneto nell’area di Padova e nel Lazio nella zona di Latina con l’attivazione di un piano di sorveglianza specifico. Secondo gli esperti, il ritrovamento di insetti con il virus della West Nile nelle apposite trappole sta aumentando e la diffusione appare rapida e precoce rispetto agli scorsi anni. Come spiega Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, “Siamo di fronte a una situazione eccezionale, a quanto dicono i dati sulla sorveglianza, non si era mai rilevata circolazione del virus così precocemente in stagione”. “Siamo sicuri che in Italia siamo pronti ad affrontare il problema? I test diagnostici sono disponibili ovunque? I medici del territorio e degli ospedali sono preparati? Ne sanno riconoscere i sintomi? I pazienti sanno dove andare? Sono state fatte le disinfestazioni a livello locale? Mi auguro di non trovarci a Ferragosto, come l’anno scorso, con l’esplosione incontrollata di casi in Italia”, si chiede poi l’infettivologo.

West Nile, trasmissione, sintomi e cure

Dal proprio profilo social Bassetti ricorda che “Il West Nile si trasmette principalmente tramite la puntura di zanzare infette, soprattutto del genere Culex, che contraggono il virus dagli uccelli, serbatoio naturale. Non c’è contagio da persona a persona. L’incubazione varia fra 2 e 14 giorni”. Nel 99% è una patologia asintomatica o con sintomi lievi che possono assomigliare a quelli dell’influenza. Ma nel caso di soggetti vulnerabili, come anziani o immunodepressi, “comporta febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, fino a meningite o encefalite. Queste forme neurologiche possono portare alla morte”.

 

 

 

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