Gliomi e tumori cerebrali, come cambiano le cure con la medicina di precisione

I tumori del cervello sono neoplasie rare ed eterogenee, come funzionano le nuove cure su misura e l'efficacia di un vecchio farmaco per il diabete

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

L’oncologia è uno dei settori della medicina che più appare in fermento. Tante e tali sono le acquisizioni scientifiche e tecnologiche che si susseguono che giorno dopo giorno si ha la sensazione che la conoscenza porti a nuovi traguardi, pur se la sfida contro i tumori è ben lontana dall’essere vinta. In questo percorso si inseriscono anche forme neoplastiche particolarmente complesse, come i tumori del cervello.

Si tratta di un insieme eterogeneo di neoplasie rare: In Italia l’incidenza complessiva dei tumori primitivi del sistema nervoso centrale è di circa 3–4 casi ogni 100.000 persone all’anno, con un impatto che va ben oltre la sopravvivenza, coinvolgendo funzioni cognitive, autonomia, vita lavorativa e relazioni sociali. Ecco, in sintesi, il punto su quanto sta accadendo con il parere di alcuni esperti della Sin (Società Italiana di Neurologia) e le osservazioni che nascono dalle ricerche più recenti.

I geni nei gliomi

Queste forme tumorali vengono spesso riconosciute in età giovane-adulta, quando le persone colpite sono nella fase di piena maturità personale e professionale, che richiedono un percorso di cura lungo e articolato.

In questo contesto, la neurologia e la neuro-oncologia stanno vivendo una fase di profonda trasformazione, grazie ai progressi della diagnostica molecolare e della medicina di precisione.

“Negli ultimi anni è cambiata radicalmente la visione dei tumori cerebrali – spiega Veronica Villani, Coordinatrice del Gruppo di Studio di neuro-oncologia della SIN. La nuova classificazione ha spostato il focus dalle sole caratteristiche istologiche, a quelle biologiche e genetiche del tumore. Oggi la diagnosi molecolare è imprescindibile perché consente una prognosi più accurata e apre scenari terapeutici completamente nuovi”.

Un esempio emblematico di questo cambiamento è rappresentato dai gliomi a basso grado, tumori rari che costituiscono circa il 5–10% delle neoplasie del sistema nervoso centrale. Colpiscono prevalentemente persone tra i 30 e i 50 anni, hanno una crescita lenta ma infiltrativa e si manifestano frequentemente con crisi epilettiche, e necessitano di una gestione multidisciplinare per l’elevata complessità dei bisogni.

Nell’80% dei casi, questi tumori presentano mutazioni dei geni IDH1 o IDH2, oggi riconosciute come veri e propri driver oncogenici. Proprio queste alterazioni hanno reso possibile lo sviluppo di terapie mirate, segnando l’ingresso concreto della medicina di precisione in neuro-oncologia.

“Dopo oltre vent’anni senza innovazioni farmacologiche specifiche, oggi abbiamo il primo trattamento mirato per i gliomi a basso grado IDH-mutati – sottolinea l’esperta. Si tratta di vorasidenib, già approvato dalla FDA e dall’EMA, in attesa di entrare nella pratica clinica anche in Italia. Si tratta di un passaggio storico per questa popolazione di pazienti, prevalentemente giovani adulti”.

La ricerca, parallelamente, sta esplorando anche nei gliomi di alto grado la neuro-oncologia di precisione, tanto che alcune mutazioni rientrano nei cosiddetti farmaci “agnostici”, in cui non si tratta il tipo di tumore ma la mutazione genetica che lo caratterizza, come nel caso di alterazioni rare (fusioni NTRK, mutazioni BRAF), riscontrabili nei gliomi di alto grado.

Terapia su misura

Anche nel campo dei meningiomi la ricerca sta aprendo nuove prospettive, soprattutto per le forme recidivanti o biologicamente più aggressive, per le quali le opzioni terapeutiche tradizionali possono risultare insufficienti.

Accanto a chirurgia e radioterapia, che restano il cardine del trattamento, si stanno affermando approcci innovativi basati su una conoscenza sempre più approfondita delle caratteristiche molecolari del tumore. In particolare, studi clinici stanno valutando farmaci mirati diretti contro specifiche alterazioni genetiche e vie di segnalazione coinvolte nella crescita del meningioma.

Un ambito di grande interesse, ancora poco conosciuto al di fuori della comunità scientifica, è inoltre quello della radioterapia metabolica mirata, che sfrutta recettori presenti sulle cellule tumorali per colpire selettivamente il tumore, riducendo l’impatto sui tessuti sani.

Parallelamente, l’integrazione di diagnostica molecolare avanzata nella pratica clinica sta consentendo una stratificazione più precisa dei pazienti, con l’obiettivo di personalizzare le cure e migliorare il controllo della malattia nel lungo periodo.

I tumori cerebrali restano una delle sfide più complesse della medicina moderna – segnala Mario Zappia, Presidente della SIN. La medicina di precisione, basata sulla caratterizzazione molecolare e sull’accesso alle terapie mirate, rappresenta oggi una strada imprescindibile. Come SIN, riteniamo fondamentale investire nella ricerca, nella formazione dei professionisti e nella presa in carico multidisciplinare in centri specializzati, per garantire ai pazienti cure sempre più personalizzate ed efficaci”.

Accanto al trattamento della malattia, è oggi fondamentale anche una presa in carico globale della persona con tumore cerebrale, che includa la riabilitazione motoria e cognitiva al fine di tutelare la qualità di vita dei pazienti. L’aumento della sopravvivenza, soprattutto in persone giovani, rende prioritario il riconoscimento precoce dei deficit funzionali, spesso sfumati ma dal rilevante impatto pratico, così come il reinserimento lavorativo e l’attenzione per gli aspetti legati alla fertilità. È di fondamentale importanza, pertanto, che la cura moderna sia in grado di integrare le terapie oncologiche con percorsi riabilitativi strutturati e personalizzati.

Un vecchio farmaco per il diabete nelle prospettive future

Un gruppo di ricercatori italiani ha identificato un nuovo e promettente meccanismo attraverso cui la metformina, uno dei farmaci più utilizzati al mondo per il trattamento del diabete di tipo 2, esercita un’azione antitumorale nel glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo e con la prognosi peggiore.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, è stato condotto dai ricercatori dell’Università Statale di Milano Francesca Cianci, Ivan Verduci e Riccardo Cazzoli (co–primi autori), sotto il coordinamento di Michele Mazzanti coadiuvato da Saverio Minucci, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia e Tullio Florio dell’Università di Genova.

La ricerca dimostra che la metformina agisce legandosi direttamente a tmCLIC1, la forma di membrana della proteina Chloride Intracellular Channel 1, identificata come marcatore di malignità e bersaglio terapeutico altamente selettivo. tmCLIC1 è fortemente espressa nelle cellule staminali del glioblastoma, responsabili della crescita tumorale, dell’invasività e delle recidive, mentre è assente nelle cellule sane.

Gli studiosi hanno dimostrato che il legame tra metformina e tmCLIC1 inibisce il metabolismo energetico delle cellule tumorali, interferendo con la fosforilazione ossidativa (ultima fase della respirazione cellulare) e attivando un’interazione molecolare che porta alla degradazione della proteina anti-apoptotica MCL-1 e alla morte cellulare.

Un risultato particolarmente rilevante emerge dagli esperimenti in vivo: nei modelli di glioblastoma murini e in zebrafish, la somministrazione cronica di metformina ha determinato una marcata riduzione della crescita tumorale anche a concentrazioni nanomolari nel cervello, a condizione che il farmaco fosse mantenuto in modo costante nel tempo.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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