A volte ci sono soluzioni semplici quando si parla di mantenere i risultati di una dieta ed evitare quegli “avvitamenti” metabolici che possono da un lato far risalire il peso, con il classico effetto yo-yo, dall’altro portarci a perdere massa ossea o tessuto muscolare, fenomeno problematico da gestire soprattutto per gli anziani.
Una di queste opportunità viene presenta in una ricerca apparsa su Frontiers in Aging ed è davvero banale ma dagli effetti importanti: puntare su un maglione zavorrato, che possa in qualche modo “ingannare” il corpo e fargli pensare che metabolicamente deve continuare a muoversi come prima del calo ponderale. Stando in piedi e camminando aiuterete l’organismo a prevenire il rallentamento metabolico, favorendo il mantenimento della perdita di peso. In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, un messaggio importante ed utile.
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I vantaggi della “zavorra” e del movimento
Lo studio è stato coordinato da Jason Fanning della Wake Forest University, che ha analizzato dell’INVEST in Bone Health della Wake Forest University per questo studio. Lo studio randomizzato e controllato, condotto da Wake Forest Kristen Beavers, ha valutato se indossare un gilet zavorrato potesse contribuire a preservare la densità minerale ossea durante un anno di perdita di peso.
I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi e il gruppo che indossava il giubbotto zavorrato lo indossava almeno otto ore al giorno. Cosa emerge? In primo luogo nel gruppo che indossava il giubbotto zavorrato si è avuto un più spiccato calo ponderale: inoltre un maggiore tempo trascorso in piedi o camminando ha prodotto cambiamenti positivi nella densità minerale ossea.
In chi invece si è limitato alla sola dieta ipocalorica stare in piedi o camminare più spesso ha portato a mutamenti negativi nella densità minerale ossea. Infine, considerando il gruppo che oltre alla dieta sosteneva un allenamento di resistenza si è osservato che il tempo passato in piedi non ha influenzato la densità minerale ossea.
Risultato. Secondo lo studio trascorrere più tempo in posizione eretta espone chi indossa il giubbotto zavorrato a maggiori benefici, anche sul fronte del benessere osseo. Attenzione però: per ottenere vantaggi occorre muoversi. Altrimenti il peso dell’indumento non serve a nulla.
Un decalogo per sfidare l’obesità
In occasione della Giornata Mondiale contro l’Obesità, la Società Italiana dell’Obesità (SIO) ha presentato al Senato Il Manifesto di Erice 2026, il documento programmatico per il contrasto a quella che è ormai una delle principali emergenze sanitarie, sociali ed economiche del Paese.
“Nonostante lo sforzo normativo della Legge Pella, abbiamo bisogno di fare di più se vogliamo contrastare l’epidemia d’obesità, una malattia cronica, complessa e recidivante che in Italia rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria, sociale ed economica – dichiara Silvio Buscemi, presidente SIO -.
Per questo abbiamo deciso di redigere e promuovere il ‘Manifesto di Erice 2026’, un piano d’azione mirato a favorire l’accesso equo alle cure e a contrastare lo stigma”. Il manifesto si articola in dieci punti cardine. Il primo suggerisce di inserire l’obesità tra i LEA per garantire diagnosi precoce e presa in carico in tutto il territorio nazionale.
“Il mondo scientifico italiano – spiega Buscemi- riconosce l’obesità quale malattia cronica, progressiva e recidivante, che necessita di diagnosi precoce, di presa in carico strutturata e di inclusione tra i Livelli Essenziali di Assistenza e garanzia di accesso uniforme ad assistenza e cure in tutto il territorio nazionale”.
Altro punto chiave è la centralità del paziente: il diritto a cure appropriate e il contrasto a ogni forma di discriminazione e colpevolizzazione del paziente. Nel documento, inoltre, si riconosce la necessità di un approccio multidisciplinare.
“Il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire percorsi assistenziali che integrino nutrizione clinica, attività fisica, supporto psicologico, terapie farmacologiche, chirurgia bariatrica”, sottolinea Buscemi. Altrettanto fondamentale nel Manifesto di Erice è l’equità farmacologica.
“Ci impegniamo a promuovere l’accesso equo, appropriato e sostenibile alla terapia farmacologica, superando disuguaglianze territoriali, economiche e sociali, e favorendo l’inserimento in percorsi regolati, monitorati e rimborsabili all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, secondo criteri di appropriatezza clinica – aggiunge il presidente SIO”.
La lotta all’obesità, secondo gli scienziati, deve necessariamente passare per la prevenzione continua: politiche attive dall’infanzia all’età adulta, con focus sugli ambiti scolastici e urbani per ridurre le disuguaglianze sociali. Tra i punti cardine del Manifesto di Erice vengono inclusi anche la formazione continua degli operatori sanitari e il rafforzamento dell’integrazione tra ricerca clinica e valutazione degli esiti nel mondo reale.
“Tuttavia, tutto questo non sarebbe possibile senza una collaborazione stretta con le Istituzioni per atti normativi concreti e il coinvolgimento attivo delle associazioni di pazienti – precisa Buscemi -. Infine, ci impegniamo a una comunicazione pubblica rigorosa per contrastare la disinformazione e le narrazioni dannose”.