Caldo, a rischio anche i farmaci: come e dove conservarli, cosa fare in caso di blackout

Le alte temperature possono danneggiare anche i medicinali, specie se da conservare in frigorifero. I consigli per evitare spiacevoli inconvenienti o effetti negativi per la salute

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Alle ondate di calore come quella appena registrata occorre fare l’abitudine. A dirlo sono i climatologi e i meteorologi, che prevedono che questa estate – complice anche El Niño – si vivranno altre giornate di caldo intenso. A rischio, però, non è solo la salute, in particolare dei più fragili: anche i medicinali necessitano di essere conservati in condizioni specifiche. Le alte temperature possono danneggiarli, soprattutto se vanno tenuti in frigorifero e avvengono blackout, legati proprio agli elevati consumi di corrente elettrica.

Quali farmaci possono degradarsi col caldo

Se in generale tutti i farmaci presentano l’indicazione di conservazione “lontano da fonti di calore”, per alcuni è persino necessario tenerli al fresco o in frigorifero. Si tratta di quelli che, come spiega la Fondazione Veronesi sul proprio sito, “richiedono la cosiddetta ‘catena del freddo’, cioè una conservazione tra 2 e 8 °C”. Gli esempi vanno da alcuni tipi di insuline, ai farmaci biologici, passando per antibiotici ricostituiti (utilizzati per curare o prevenire infezioni batteriche), medicinali a base di ormoni, ma anche alcuni colliri, una volta aperti. Anche i vaccini e specifiche terapie somministrate tramite iniezione in genere devono essere conservati a temperature più basse. Infine, rientrano nella categoria dei medicinali da tenere in frigorifero anche quelli impiegati in “alcune terapie antitumorali e farmaci di supporto utilizzati in oncologia”.

Cosa succede in caso di blackout

Il rischio, dunque, è di rompere la ‘catena del freddo’, anche involontariamente come nel caso di un blackout, cioè un’eventualità piuttosto frequente nei momenti di grande caldo, quando aumentano i consumi di corrente elettrica e talvolta la rete non regge alle maggiori richieste. Se il medicinale, dunque, rimane a temperatura ambiente o surriscaldata può degradarsi, anche in un tempo relativamente breve e comunque variabile da prodotto a prodotto. L’assunzione, quindi, può diventare fonte di pericolo che per ingerisce un farmaco non correttamente conservato. Se si teme che ciò sia avvenuto, gli esperti consigliano di rivolgersi al proprio medico o specialista per indicazioni specifiche.

I danni da farmaci degradati

Proprio come accade per gli alimenti, anche i farmaci possono “andare a male” e, analogalmente a ciò che avviene con i cibi, anche con le terapie con medicinali avariati possono esserci conseguenze anche serie per la salute dei pazienti. “Le alte temperature possono modificare anche il modo in cui l’organismo risponde ad alcune terapie – spiega ancora la Fondazione Veronesi – aumentando il rischio di disidratazione, squilibri elettrolitici o difficoltà nella regolazione della temperatura corporea. Tuttavia, non tutti i farmaci comportano lo stesso livello di rischio. Una recente revisione sistematica ha evidenziato che le prove scientifiche più solide riguardano solo alcune classi di medicinali, mentre per molte altre le evidenze disponibili sono ancora limitate. Per questo motivo non è corretto sospendere o modificare autonomamente una terapia durante un’ondata di calore: eventuali cambiamenti devono sempre essere valutati con il medico”.

A quali prodotti prestare attenzione

Tra i medicinali che necessitano di maggiore cautela nell’assunzione in caso di esposizione ad alte temperature, ci sono i diuretici, alcuni antipertensivi o prodotti che hanno un effetto anticolinergico, oltre a diversi psicofarmaci. Se il farmaco di per sé può avere un’azione differente, se danneggiato dalle alte temperature, anche le condizioni dei singoli individui possono rappresentare una variabile importante. Le persone anziane, ancora una volta, sono quelle maggiormente esposte ai rischi specie se, come spesso avviene, assumono più medicinali contemporaneamente. Particolari cautele, però, devono essere rivolte anche ai pazienti oncologici, che possono andare incontro a maggiore stanchezza, disidratazione o nausea: molti farmaci, infatti, inducono un minor appetito e una minore assunzione di liquidi che, insieme al caldo, possono favorire problemi di idratazione.

Il vademecum in caso di caldo eccessivo e blackout

L’evenienza peggiore, se un farmaco va conservato in frigorifero, è che si verifichi una interruzione di corrente elettrica: la prima indicazione è di aprire il meno possibile l’elettrodomestico, per favorire il mantenimento della bassa temperatura il più a lungo possibile. Va evitato anche il contatto diretto con il ghiaccio dei medicinali, che comunque non vanno mai messi nel congelatore. Piuttosto, si può ricorrere a borse frigo, ma senza avvicinare i medicinali al ghiaccio stesso. In caso di dubbio, va comunque consultato il medico o lo specialista prima di sospendere autonomamente la terapia per paura che il farmaco sia stato danneggiato dall’esposizione a temperature troppo calde. Una eccezione nella gestione di alcuni farmaci riguarda quelli indispensabili per la sopravvivenza, come l’insulina: la Food and Drug Administration, ossia l’ente regolatore dei farmaci negli Stati Uniti, consiglia di continuare ad assumerli nonostante una conservazione non ottimale, in attesa di procurarsene di sostitutivi.

Alcune tips per evitare inconvenienti

Se si vivono periodi di caldo intenso o ondate di calore, come è possibile possa avvenire nuovamente nel corso dell’estate, ulteriori suggerimenti riguardano la prevenzione: per esempio, è bene dotarsi di borse termiche, come quelle indicate per la conservazione di emergenza dei farmaci in caso di blackout; avere sempre a portata di mano un termometro permetterà di monitorare la temperatura, qualora dovesse salire troppo. In caso di necessità, infine, è bene avere già pronta una lista con i numeri da contattare per chiarire alcuni dubbi, come quelli del proprio medico, della guardia medica, della farmacia più vicina e di un centro oncologico o servizio di continuità assistenziale.

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