Le tre mogli dell’ultimo Scià di Persia

Fawzia d’Egitto, Soraya Esfandiary e Farah Diba: tre regine che hanno accompagnato la modernizzazione dell’Iran e reso internazionale il trono dello Scià

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Gilda Faleri

Giornalista e Royal editor

Royal Watcher toscana laureata in comunicazione. Scrive principalmente di famiglie reali e ha fondato uno dei primi blog italiani a tema royals.

La storia dell’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, non è soltanto quella di un sovrano travolto dalla rivoluzione iraniana del 1979 dopo un regno lungo e travagliato. È anche la storia di tre donne, che gli sono state accanto, molto diverse tra loro, tre regine che incarnarono epoche, speranze e il sogno di un regno sospeso tra tradizione orientale e modernizzazione occidentale.

La prima moglie è una principessa di sangue reale, la seconda appartiene all’aristocrazia persiana e la terza alla borghesia. Le tre donne dello Scià – Fawzia d’Egitto, Soraya Esfandiary Bakhtiary e Farah Diba – rappresentano tre capitoli distinti della monarchia iraniana del Novecento.

Fawzia d’Egitto, la principessa diventata Regina di Persia

Nel 1939 Mohammad Reza Pahlavi, allora principe ereditario, sposò la principessa Fawzia d’Egitto, figlia di Re Fu’ad I e sorella di Re Faruq I. Il matrimonio fu celebrato prima al palazzo ‘Abidin del Cairo e poi a Teheran e rappresentò un’importante alleanza politica tra due monarchie del Medio Oriente.

Considerata una delle donne più belle del suo tempo, all’inizio la giovane principessa fu accolta con entusiasmo dal popolo iraniano: era la prima regina straniera seduta sul trono di Persia e la stampa internazionale la definiva spesso “la venere orientale”, con la sua bellezza pallida e gli occhi azzurri.

Un’unione per il Medio oriente

Ma la realtà della vita a Teheran si rivelò ben diversa dalle aspettative. Fawzia faticò ad ambientarsi alla corte persiana – soprattutto alla famiglia dello Scià – che trovava rigida e lontana dall’atmosfera cosmopolita in cui era cresciuta al Cairo. La capitale iraniana le appariva provinciale e isolata rispetto ai grandi centri culturali dell’epoca.

Con il passare degli anni la distanza tra i due sposi divenne sempre più evidente. Nel 1940 nacque la loro unica figlia, la Principessa Shahnaz, ma il matrimonio era ormai in crisi. Dopo la deposizione di Reza Shah e l’ascesa al trono del figlio, Mohammad Reza, nel 1941, Fawzia divenne Regina dell’Iran. Alla fine della Seconda guerra mondiale Fawzia decise di tornare al Cairo e nel 1948 arrivò il divorzio ufficiale.

La Principessa egiziana lasciò così l’Iran, diventando il primo capitolo di una storia matrimoniale destinata a segnare tutta la vita dello Scià. Dopo la separazione, la Principessa visse gran parte della vita lontano dai riflettori. Morì nel 2013, a oltre novant’anni, rimanendo nella memoria collettiva come la prima moglie dell’ultimo Scià.

Soraya, la “Principessa dagli occhi tristi”

Se il primo matrimonio dello Scià era stato combinato per ragioni politiche, il secondo sembrò invece una storia d’amore degna di un romanzo.

Nel 1951 Mohammad Reza sposò Soraya Esfandiary Bakhtiary, una giovane aristocratica iraniana nata a Isfahan da padre persiano e madre tedesca.

Soraya era cresciuta tra Europa e Medio Oriente e aveva studiato anche in Svizzera. Bellissima, sofisticata e molto occidentale nel pensiero e nei modi, lo Scià si innamorò di lei ammirandola in una fotografia. Ricordando il primo incontro, nell’autobiografia Il palazzo della solitudine, Soraya scrisse: “Sì, lo confesso, per me è stato un colpo di fulmine”.

Il grande amore

Il matrimonio fu una grande festa anche se Soraya era convalescente da una brutta febbre tifoide. Tra gli ospiti vi erano dignitari di tutto il mondo e la cerimonia fu decorata con tonnellate di fiori importati dall’Europa.

Per qualche anno la coppia sembrò felice. Soraya era amata dal popolo iraniano, che vedeva in lei un simbolo di modernità e glamour. Lei si dedicò molto alla salute dei più poveri, ai bambini e all’emancipazione delle donne.

Ma il destino della Regina era segnato da un problema cruciale per ogni monarchia: l’assenza di un erede.

Si sottopose a molte visite negli Stati Uniti e nonostante i pareri non fossero negativi i figli continuavano a non arrivare. Dopo la morte in un incidente aereo del fratello dello Scià, unico possibile erede, la pressione politica sulla coppia diventò insostenibile. Lo Scià, pur di non perderla, arrivò persino a proporre un matrimonio temporaneo per garantire la successione al trono, ma Soraya rifiutò.

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Lo Scià e Soraya insieme ad Elisabetta II, il Principe Filippo e i loro due figli Carlo e Anna nel 1955

Nel 1958 la coppia divorziò ufficialmente. La separazione fu drammatica e segnò profondamente entrambi. Secondo molti biografi, Soraya fu il grande amore dello Scià.

Dopo il divorzio la Principessa visse tra Roma, Parigi e Monaco, frequentando ambienti artistici e mondani. Tentò anche una breve carriera nel cinema negli anni Sessanta ed ebbe una storia d’amore con il regista Franco Indovina. Dopo la morte in un disastro aereo del regista siciliano, Soraya preferì condurre una vita più riservata.

Morì a Parigi nel 2001, dopo una lunga esistenza segnata dalla solitudine e dal ricordo di quella storia d’amore che aveva cambiato il destino dell’Iran.

Farah Diba, l’Imperatrice dell’Iran

Dopo il divorzio da Soraya nel 1958, per Mohammad Reza Pahlavi la questione della successione al trono divenne urgente. Lo Scià aveva ormai superato i quarant’anni e l’Iran non aveva ancora un erede. Fu in questo contesto che entrò nella sua vita Farah Diba, una giovane iraniana che studiava architettura a Parigi.

Nata a Teheran nel 1938, Farah proveniva da una famiglia della borghesia militare. Dopo la morte prematura del padre fu la madre a crescerla, insistendo molto sulla sua formazione. La giovane frequentò scuole francesi nella capitale iraniana e poi il liceo italiano di Teheran, prima di trasferirsi in Francia per proseguire gli studi.

A Parigi entrò alla prestigiosa École spéciale d’architecture e conduceva la vita cosmopolita di molti studenti iraniani che il regime incoraggiava a formarsi nelle università europee.

La moglie perfetta

L’incontro con lo Scià avvenne nel maggio del 1959, durante un ricevimento organizzato dall’ambasciata iraniana a Parigi. Mohammad Reza rimase colpito dall’eleganza e dall’intelligenza di Farah e pochi mesi dopo la fece richiamare in Iran.

La proposta di matrimonio arrivò rapidamente. Farah accettò, chiedendo però di poter tornare a Parigi per preparare il proprio corredo. Il giovane Yves Saint Laurent, allora direttore creativo della maison Dior, disegnò per lei un abito da sposa in seta con vita stretta, ampia gonna e lungo strascico. A completare il look nuziale fu una spettacolare tiara donata dallo Scià, la Noor-ul-Ain, dominata da un grande diamante rosa.

Le nozze si celebrarono il 21 dicembre 1959 nel palazzo Golestan di Teheran. Questa volta il destino sembrò sorridere alla monarchia. Il 31 ottobre 1960 nacque il principe ereditario Reza Cyrus Pahlavi, finalmente l’erede tanto atteso e dopo di lui nacquero altri tre figli.

Nel 1967, durante la cerimonia di incoronazione imperiale, lo Scià fece un gesto senza precedenti nella storia del Paese: proclamò Farah Shahbanu, imperatrice, attribuendole anche il ruolo di reggente nel caso in cui il sovrano fosse morto prima della maggiore età del figlio.

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La cerimonia di incoronazione del 1967

Negli anni successivi Farah divenne una figura centrale della vita pubblica iraniana. Promosse musei, festival culturali e iniziative sociali, sostenendo anche alcune riforme che ampliarono i diritti delle donne. Per quasi vent’anni incarnò l’immagine di un Iran moderno e cosmopolita, destinato però a scomparire con la rivoluzione del 1979.

La fine della monarchia persiana

Ma il destino della giovane dinastia Pahlavi, che ha regnato per soli 54 anni, era ormai segnato. Alla fine degli anni Settanta le tensioni sociali e politiche in Iran esplosero in una rivolta popolare guidata dall’ayatollah Khomeini.

Nel gennaio 1979 lo Scià e Farah Diba furono costretti a lasciare il Paese mentre la rivoluzione islamica poneva fine alla monarchia. Iniziò così un lungo esilio che li portò tra Marocco, Bahamas, Messico, Stati Uniti ed Egitto.

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La famiglia dell’ultimo Scià di Persia Reza Pahlavi nel 1970

Lo Scià morì nel 1980 al Cairo, dopo una lunga malattia. Farah Diba, rimasta vedova, ha continuato a vivere tra Europa e Stati Uniti, mantenendo il ruolo simbolico di imperatrice per i sostenitori della monarchia iraniana. Oggi lei e il figlio con la moglie Yasmine sono sostenuti da una parte di iraniani che vorrebbe il ritorno della monarchia nel Paese.

Tre regine, tre destini

Le tre mogli dello Scià rappresentano tre momenti diversi della storia iraniana del Novecento e della vita dell’ultimo Scià. Tre donne diverse per origine, carattere e destino, ma unite da un ruolo comune: quello di regine di un impero destinato a scomparire. Ma in un mondo in cui la storia a volte sorprende, sulla dinastia Pahlavi forse non è ancora stata scritta l’ultima parola.

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