Il tesoro segreto della Regina Madre: chi sono i Windsor che possono contare sulla sua eredità

Più di trent'anni dopo la sua creazione, il trust della Regina Madre continua a finanziare alcuni Windsor. Tra patrimoni milionari, segreti e polemiche, ecco come funziona

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Antonella Latilla

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Ad un ventennio dalla morte della Regina Madre, il suo patrimonio continua ad alimentare curiosità, indiscrezioni e interrogativi. Dietro una delle figure più amate della monarchia britannica si nasconde una sofisticata operazione di pianificazione patrimoniale che, ancora oggi, garantirebbe sicurezza economica a diversi membri della famiglia reale. Un fondo fiduciario creato oltre trent’anni fa, avvolto dal più stretto riserbo, continua a rappresentare uno dei grandi misteri finanziari dei Windsor.

Il trust creato dalla Regina Madre e il patrimonio sottratto alla successione

Quando Elizabeth Bowes-Lyon, conosciuta come la Regina Madre, morì nel 2002 all’età di 101 anni, il suo patrimonio personale era stimato intorno agli 80 milioni di euro. Ma una parte consistente della sua ricchezza non rientrò nella successione ereditaria. Già nel 1994 aveva trasferito circa 22 milioni di euro in un trust destinato ai suoi pronipoti, anticipando di anni il passaggio generazionale del patrimonio.

La scelta rispondeva anche a una precisa strategia fiscale. La normativa britannica prevede infatti che determinati beni conferiti in un fondo fiduciario escano dall’asse ereditario se il disponente sopravvive almeno sette anni dopo il trasferimento. La Regina Madre visse altri otto anni, permettendo così al fondo di evitare l’imposta di successione.

Il resto della fortuna seguì invece il tradizionale percorso della monarchia britannica: quanto rimase intestato alla Regina Madre passò direttamente alla figlia, la Regina Elisabetta II. Tra i beni figuravano gioielli di enorme valore, opere d’arte, argenterie, porcellane, mobili antichi e persino un dipinto di Claude Monet acquistato nel dopoguerra per una cifra modesta e poi rivalutato circa 20 milioni di euro.

Il mistero sui beneficiari e il caso di Samuel Chatto

Se l’esistenza del trust è ampiamente documentata, molto meno si conosce sul suo funzionamento. Buckingham Palace non ha mai reso pubblici l’atto costitutivo, l’elenco dei beneficiari né le modalità di distribuzione del patrimonio, alimentando nel tempo numerose ricostruzioni giornalistiche.

L’argomento è tornato d’attualità dopo il fidanzamento di Samuel Chatto, nipote della Principessa Margaret e dunque pronipote della Regina Madre. Stando a quanto sostenuto dall’ex parlamentare britannico Norman Baker sul Daily Mail, anche membri della royal family lontani dagli incarichi istituzionali potrebbero beneficiare del fondo creato da Elizabeth Bowes-Lyon.

Tra le ipotesi più ricorrenti c’è quella secondo cui i beneficiari riceverebbero una prima quota del patrimonio al compimento dei 21 anni e una seconda a 40 anni. Si tratta però di indiscrezioni mai confermate ufficialmente. Allo stesso modo, nel corso degli anni sono circolate voci sul fatto che il Principe Harry abbia ricevuto una quota maggiore rispetto al fratello William, erede al trono. Però anche questa ricostruzione non è mai stata supportata da documenti ufficiali.

Un’eredità che continua ad alimentare polemiche

Il caso del trust della Regina Madre resta emblematico del delicato equilibrio tra patrimonio privato e ruolo pubblico della monarchia britannica. Da una parte, i trust rappresentano strumenti perfettamente legali e molto diffusi nel Regno Unito per gestire grandi ricchezze familiari; dall’altra, la totale assenza di trasparenza continua ad alimentare interrogativi sul patrimonio dei Windsor.

La figura della Regina Madre resta inoltre circondata da luci e ombre. Amatissima dai sudditi, era conosciuta come la “nonna della nazione”, ma durante la sua vita non mancarono critiche per il suo stile di vita particolarmente costoso. Basti pensare che manteneva un seguito di circa 80 dipendenti tra maggiordomi, cuochi, autisti, giardinieri e governanti.

Oggi, nonostante Re Carlo e William abbiano adottato una politica di maggiore trasparenza sui propri conti, il trust istituito da Elizabeth Bowes-Lyon continua a rimanere uno degli aspetti più riservati delle finanze private della monarchia. Si sa con certezza che il fondo esiste e che ha permesso di trasferire una parte consistente del patrimonio fuori dalla normale successione. Tutto il resto, dai beneficiari agli importi distribuiti, resta avvolto nel segreto.

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