La giustizia norvegese ha detto ancora una volta no. Marius Borg Høiby, il figlio maggiore della Principessa ereditaria Mette-Marit di Norvegia, rimarrà in carcere in attesa del verdetto previsto per il 15 giugno.
La Corte d’Appello di Borgarting ha accolto il ricorso della procura contro la decisione del Tribunale distrettuale di Oslo, che nei giorni scorsi aveva autorizzato il trasferimento del 29enne agli arresti domiciliari.
La richiesta della difesa era stata motivata dal grave peggioramento delle condizioni di salute della madre. Mette-Marit, 52 anni, è stata recentemente inserita nella lista d’attesa per un trapianto di polmone a causa dell’aggravarsi della fibrosi polmonare cronica diagnosticata nel 2018. Si parla addirittura di un ultimo anno di vita, in caso di conseguenze negative.
Secondo i legali di Høiby, la situazione familiare avrebbe giustificato una misura meno restrittiva della detenzione preventiva. Ma i giudici d’appello hanno ritenuto prevalente il rischio di recidiva. Nelle motivazioni si sottolinea che la malattia della moglie dell’erede al trono non sarebbe sufficiente a ridurre il pericolo che l’imputato possa tornare a contattare le vittime o commettere nuovi reati.
Il dramma di Mette-Marit e l’appello del figlio in carcere
Nel corso dell’udienza, Høiby aveva fatto leva sulle condizioni di Mette-Marit per chiedere la scarcerazione. “Sapere che ogni domenica potrebbe essere l’ultima volta che la vedo è insopportabile”, ha dichiarato davanti alla Corte, riferendosi all’incertezza legata all’intervento di trapianto.
La vicenda ha profondamente colpito l’opinione pubblica norvegese, che da settimane ormai segue con apprensione l’evolversi delle condizioni di salute della Principessa. In un comunicato diffuso dall’Ospedale del Regno di Oslo, i medici hanno confermato che il quadro clinico della nuora di Re Harald è peggiorato significativamente negli ultimi mesi, rendendo necessario l’inserimento nella lista per il trapianto.
Haakon ha continuato a sostenere la moglie durante questo difficile percorso e haF fatto visita più volte al figliastro in carcere. Una situazione familiare estremamente delicata che si intreccia con uno dei casi giudiziari più seguiti degli ultimi anni nel Paese scandinavo.
40 capi d’accusa e una richiesta di oltre 7 anni di carcere
Il procedimento a carico di Marius Borg Høiby rappresenta un caso senza precedenti per la monarchia norvegese. Il figlio di Mette-Marit, nato da una relazione precedente al matrimonio con Haakon, è accusato di 40 reati.
Tra le contestazioni figurano quattro presunti stupri ai danni di donne impossibilitate a opporre resistenza, episodi di violenza domestica, minacce, reati legati agli stupefacenti, danneggiamenti e ripetute violazioni di ordini restrittivi.
La procura ha chiesto una condanna a sette anni e sette mesi di reclusione, mentre la difesa contesta le accuse più gravi e riconosce responsabilità solo per alcuni reati minori, tra cui possesso di marijuana e minacce. Lo stesso Høiby ha ammesso in passato problemi di dipendenza da alcol e droga, oltre a difficoltà di natura psicologica.
Il verdetto è atteso il 15 giugno e potrebbe segnare un momento storico per la Norvegia. Mai prima d’ora un procedimento penale di tale portata aveva coinvolto così da vicino la famiglia reale. E mentre Mette-Marit affronta la sfida più complicata della sua vita, il figlio continuerà ad attendere la decisione dei giudici dietro le sbarre.