Il 16 gennaio 1979, Mohammad Reza Pahlavi sale sull’aereo che lo porterà lontano dall’Iran insieme all’Imperatrice Farah Diba. Sorride ai fotografi, saluta i militari, prova a mantenere il controllo davanti alle telecamere. Ufficialmente, è soltanto una partenza temporanea per “una vacanza”; in realtà, è la fine di un impero.
Dietro di lui restano i palazzi reali di Teheran, le celebrazioni faraoniche di Persepoli, i gioielli della Corona iraniana e il sogno coltivato per oltre mezzo secolo dalla dinastia Pahlavi: trasformare l’Iran in una potenza moderna, laica e occidentalizzata.
Pochi mesi dopo, la rivoluzione islamica guidata dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini cancellerà la monarchia e cambierà per sempre il volto del Paese. Ma la storia degli Scià d’Iran, tra modernizzazione, lusso e repressione, continua ancora oggi ad affascinare il mondo.
La dinastia Pahlavi, che ha governato l’Iran dal 1925 al 1979, è stata una delle monarchie più controverse del Novecento. In appena cinquantaquattro anni, gli Scià trasformarono profondamente il Paese puntando sul petrolio, sull’industrializzazione e su una rapida occidentalizzazione della società.
Parallelamente però, la monarchia consolidò il proprio potere attraverso censura, repressione politica e controllo dell’opposizione, alimentando la frattura con parte della popolazione e del clero sciita che avrebbe infine portato alla rivoluzione.
Indice
Il primo Scià dei Pahlavi
La storia della dinastia Pahlavi inizia nel 1921, quando l’ufficiale dell’esercito Reza Khan guida un colpo di Stato contro il fragile governo della dinastia Qajar, ormai indebolita da crisi interne, rivolte tribali e interferenze straniere, soprattutto britanniche e russe.
Figlio di un militare e lontano dalle antiche famiglie aristocratiche persiane, Reza Khan costruisce rapidamente la propria ascesa grazie all’esercito, presentandosi come l’uomo capace di riportare ordine e stabilità in un Paese attraversato da profonde tensioni.
Da militare a Scià
Nel 1925 il Parlamento depone ufficialmente gli ultimi Qajar e proclama Reza Khan nuovo Scià di Persia con il nome di Reza Shah Pahlavi.
Fin dall’inizio il nuovo sovrano guarda al modello di Mustafa Kemal Atatürk in Turchia. L’obiettivo è trasformare la Persia in uno Stato moderno, centralizzato e nazionalista, riducendo il potere delle autorità religiose e rafforzando l’immagine del Paese agli occhi dell’Occidente.
Sotto Reza Shah sorgono ferrovie e nuove infrastrutture, il sistema scolastico viene riformato: nascono scuole pubbliche laiche e l’istruzione viene estesa anche alle donne. Parallelamente, il sovrano promuove abiti e costumi occidentali, limitando l’influenza del clero sciita nella vita pubblica.
La Persia diventa Iran
Nel 1935 la Persia cambia ufficialmente nome e diventa Iran, per ricordare l’antica identità persiana pre-islamica e la grandezza degli imperi del passato, da Ciro il Grande agli Achemenidi.
Dietro il progetto modernizzatore, però, il potere viene esercitato in modo sempre più autoritario. Reza Shah reprime duramente l’opposizione politica, limita la libertà di stampa e colpisce soprattutto i religiosi contrari alle sue riforme, alimentando tensioni destinate a esplodere negli anni successivi.
L’Iran moderno di Mohammad Reza Pahlavi
Nel 1941 la storia della dinastia Pahlavi subisce una brusca svolta. Durante la Seconda guerra mondiale, il Regno Unito e l’Unione Sovietica occupano militarmente l’Iran, preoccupati dai rapporti economici sempre più stretti tra Reza Shah e la Germania nazista.
Lo Scià è costretto ad abdicare e a lasciare il Paese. Al suo posto sale al trono il figlio Mohammad Reza Pahlavi, appena ventiduenne, destinato a diventare l’ultimo Scià d’Iran.
A differenza del padre, Mohammad Reza consolida il proprio potere in un contesto dominato dalla Guerra Fredda e dagli equilibri tra Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica. L’Iran, ricchissimo di petrolio e strategicamente centrale in Medio Oriente, diventa rapidamente uno dei principali alleati dell’Occidente.
La “Rivoluzione Bianca” dello Scià
Negli anni Sessanta Mohammad Reza accelera il progetto modernizzatore attraverso la cosiddetta “Rivoluzione Bianca”: riforma agraria, industrializzazione, alfabetizzazione e maggiori diritti per le donne. Grazie agli introiti petroliferi, Teheran si trasforma in una capitale cosmopolita tra università, arte contemporanea, moda occidentale e jet set internazionale.
Ma il consolidamento del potere dello Scià passa anche attraverso una crescente repressione politica. Dopo il colpo di Stato del 1953 che porta alla caduta del primo ministro Mohammad Mossadeq, protagonista della nazionalizzazione del petrolio iraniano, Mohammad Reza, sostenuto da Stati Uniti e Gran Bretagna, rafforza ulteriormente il controllo sulla vita politica del Paese.
L’opposizione viene progressivamente indebolita, mentre la polizia segreta SAVAK diventa uno degli strumenti più temuti del regime. Arresti, censura e controllo dell’informazione alimentano il malcontento soprattutto tra studenti, intellettuali e ambienti religiosi.
Anche la vita privata dello Scià, con i suoi tre matrimoni, contribuisce a costruire il mito internazionale della dinastia Pahlavi. Il matrimonio con la Principessa egiziana Fawzia, quello tormentato con Soraya Esfandiary e infine l’unione con Farah Diba trasformano la corte iraniana in una delle più osservate del mondo.
Nel 1967 Mohammad Reza organizza una spettacolare cerimonia di incoronazione e compie un gesto senza precedenti nella storia persiana: proclama Farah Shahbanu, Imperatrice d’Iran, attribuendole anche il ruolo di reggente nel caso in cui il figlio Reza non abbia ancora raggiunto la maggiore età.
I fasti imperiali e il tramonto della monarchia
Il momento che più di ogni altro rappresenta lo splendore della dinastia Pahlavi arriva nel 1971, quando Mohammad Reza organizza le celebrazioni per i 2500 anni della monarchia persiana.
Per giorni Persepoli diventa il simbolo dei Pahlavi. Sovrani e capi di Stato vengono accolti tra banchetti e tende imperiali, mentre lo Scià si presenta come erede diretto di Ciro il Grande e delle grandi dinastie persiane del passato.
Ma proprio quel lusso ostentato finisce per accentuare la distanza tra la corte e una parte della popolazione. L’aumento delle disuguaglianze sociali, la repressione politica, la corruzione e il controllo esercitato dalla SAVAK alimentano il malcontento degli oppositori.
Lo Scià e l’Ayatollah
Tra le figure più critiche nei confronti dello Scià emerge l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, arrestato ed esiliato già negli anni Sessanta dopo aver denunciato apertamente la “Rivoluzione Bianca” e la crescente occidentalizzazione del Paese.
Alla fine degli anni Settanta la situazione precipita rapidamente. Le proteste contro il regime si moltiplicano, mentre lo Scià, sempre più isolato e già gravemente malato, fatica a mantenere il controllo del Paese.
L’esilio dei Pahlavi
Il 16 gennaio 1979 Mohammad Reza Pahlavi e Farah Diba lasciano l’Iran. Pochi giorni dopo Khomeini rientra a Teheran accolto da una folla immensa e la monarchia crolla definitivamente. Nasce così la Repubblica islamica dell’Iran, destinata a cambiare gli equilibri del Medio Oriente e il rapporto del Paese con l’Occidente.
La fine della monarchia segna l’inizio di un lungo esilio per la famiglia imperiale. È al Cairo che lo Scià muore il 27 luglio 1980, dopo una lunga malattia.
Per Farah Diba, però, l’esilio coincide anche con profondi drammi personali. Nel 2001 la figlia Leila viene trovata morta a Londra a soli 31 anni, mentre nel 2011 anche il figlio Ali Reza si toglie la vita negli Stati Uniti.
I Pahlavi oggi
Oggi il nome Pahlavi continua a vivere attraverso il primogenito dello Scià, Reza Cyrus Pahlavi, che dall’esilio sostiene la necessità di un Iran più libero e democratico, lasciando agli iraniani la scelta della futura forma di governo.
A quasi mezzo secolo dalla rivoluzione del 1979, per alcuni la dinastia Pahlavi resta il simbolo di un Iran moderno e aperto al mondo, per altri il ricordo di un potere autoritario e distante dal Paese reale. Una parte di storia ancora viva, capace di dividere e affascinare.