Aloka, il cane della pace: da randagio a compagno dei monaci buddisti

Aloka trasmette un messaggio di pace in un epoca geopolitica complessa: da cane randagio è diventato il compagno di pellegrinaggio dei monaci buddisti. La storia

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Marta Ruggiero

Giornalista pubblicista e videoreporter

Giornalista pubblicista, videoreporter, copywriter e content editor. Si occupa di attualità, economia, politica, intrattenimento, costume e società.

In un mondo spesso attraversato da divisioni, guerre e conflitti, la storia di Aloka, un cane indiano diventato simbolo di pace e resilienza, ha catturato l’attenzione internazionale. La sua recente operazione al ginocchio e la prospettiva di tornare a camminare con i monaci buddisti tracciano un capitolo significativo di una vicenda che unisce spiritualità, compassione e partecipazione collettiva.

Questo esemplare di razza Pariah è stato incontrato per la prima volta dal venerabile Bhikkhu Pannakara, durante un pellegrinaggio per la pace in India nel 2022. Da randagio, malato e vulnerabile, ha deciso di restare con i monaci, percorrendo centinaia di miglia insieme a loro: da Kolkata fino al confine con il Nepal.

Il cambiamento di Aloka e il significato profondo

Questa alleanza insolita è proseguita negli Stati Uniti, dove Aloka si è unito a un gruppo di circa 19 monaci Theravada in una marcia simbolica per la pace che ha attraversato oltre 10 Stati e percorso circa 3.700 chilometri: da Fort Worth, in Texas, a Washington D.C.. L’obiettivo dichiarato dei monaci non è politico, ma spirituale. L’intenzione è quella di promuovere ideali come l’unità, la compassione, la nonviolenza e la consapevolezza. Tutti strumenti di trasformazione personale e collettiva.

Camminando spesso scalzi e senza l’ausilio di strutture organizzative tradizionali, i monaci – sostenuti dalla bontà e dalla curiosità delle comunità incontrate lungo il percorso – hanno raccolto attenzione e sostegno. Lungo la strada, Aloka non ha soltanto accompagnato i camminatori. È diventato un punto di riferimento e un simbolo affettuoso di quella stessa pace che il pellegrinaggio intende trasmettere. Sui social, le sue immagini hanno raggiunto centinaia di migliaia di persone, trasformando il “cane della pace” in una sorta di ambasciatore non convenzionale di umanità.

L’incidente di percorso che non ha fermato il messaggio di pace

Di recente, però, Aloka ha subito un infortunio al legamento crociato craniale del ginocchio destro, diagnosticato nel Charleston Veterinary Referral Center in South Carolina. I veterinari hanno optato per una tibial plateau leveling osteotomy, un intervento chirurgico ortopedico sofisticato volto a stabilizzare l’articolazione e a consentire una piena ripresa funzionale. L’operazione, eseguita con successo dalla dottoressa Patti Sura, è durata meno del previsto e ora il cane si trova in convalescenza, monitorato con attenzione dallo staff medico.

Secondo i medici, se seguirà un programma di riabilitazione appropriato, potrebbe tornare a camminare e correre senza dolore entro due o tre mesi. Nel frattempo, potrà muoversi solo per brevi tratti quotidiani sotto supervisione veterinaria, con progressivi aumenti di durata e intensità.

Aloka e i monaci buddisti: un legame speciale

L’aspetto più commovente di questa vicenda non riguarda solo il recupero fisico del cane, ma il profondo legame tra l’animale e il gruppo umano che lo ha accolto. I monaci hanno scelto di operare Aloka non per convenienza, ma per compassione, evitando che soffrisse ulteriormente durante il cammino.

Questo gesto – insieme alla generosità dimostrata dalla struttura veterinaria che ha coperto interamente i costi dell’intervento – riflette un senso di cura e responsabilità collettiva che va ben oltre la cronaca e fa sperare in un futuro migliore. Il protagonista di questa storia non è semplicemente un cane che cammina accanto a monaci. È diventato simbolo vivente del fatto che, a volte, la pace si esprime meglio con i passi lenti, condivisi e accettati con apertura e vulnerabilità.

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