Tassa di 3 euro sui pacchi Shein e Temu, come funziona e come cambia lo shopping online

Entra in vigore la "tassa Shein": l'Unione europea introduce un supplemento di 3 euro sugli acquisti low cost da Paesi extra Ue per limitare le importazioni

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Antonella Latilla

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Dal’1° luglio 2026 fare shopping su Shein, Temu, AliExpress e sulle altre piattaforme che spediscono da Paesi fuori dall’Unione europea costerà di più. È entrata infatti in vigore una nuova tassa da 3 euro che si applica ai prodotti di valore inferiore a 150 euro provenienti da venditori extra-Ue.

Una misura voluta da Bruxelles per ridurre il vantaggio competitivo dei grandi colossi dell’e-commerce asiatici ed alleggerire la pressione sul sistema doganale europeo.

Il nuovo contributo, già ribattezzato “tassa Shein”, non è un’imposta tradizionale ma un supplemento destinato a coprire i costi di gestione delle importazioni.

L’obiettivo dichiarato è duplice: garantire condizioni di maggiore equilibrio tra i rivenditori europei e le piattaforme internazionali e rafforzare i controlli sui milioni di pacchi che ogni giorno arrivano nell’Unione.

Come funziona la tassa da 3 euro e quando si paga

La novità riguarda esclusivamente gli acquisti di prodotti con un valore inferiore a 150 euro spediti direttamente da Paesi esterni all’Unione europea. Il supplemento non viene calcolato sul numero di articoli acquistati, ma sulla categoria merceologica.

In pratica, acquistare due magliette comporterà un solo addebito di 3 euro. Se invece nello stesso ordine si inseriscono una maglietta e una cover per smartphone, il supplemento salirà a 6 euro perché si tratta di due categorie differenti. Anche prodotti simili ma realizzati con materiali diversi potrebbero essere considerati categorie distinte.

La tariffa interesserà soprattutto piattaforme come Shein, Temu e AliExpress, ma anche altri marketplace che effettuano spedizioni da Paesi extra-Ue, dunque Regno Unito e Stati Uniti. Non sarà invece applicata quando il prodotto viene spedito da un magazzino situato all’interno dell’Unione europea, anche se il venditore ha sede in Cina.

Molte piattaforme dispongono già di centri logistici in Paesi Europei come Spagna, Francia, Polonia e Germania. Per questo motivo, prima di completare un acquisto sarà sempre più importante verificare l’origine della spedizione.

Perché l’Unione Europea ha introdotto questa tassa

Dietro la nuova misura c’è soprattutto la crescita senza precedenti del commercio elettronico internazionale. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 sono entrati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli di basso valore, pari a circa 16 milioni di spedizioni al giorno. La maggior parte proviene dalla Cina e riguarda prodotti acquistati attraverso piattaforme online.

Bruxelles ritiene che l’attuale sistema non sia più sostenibile. Da un lato, il volume di pacchi rende sempre più complessi i controlli doganali; dall’altro, le imprese europee denunciano da tempo una concorrenza ritenuta sleale, favorita dall’esenzione doganale di cui finora beneficiavano le spedizioni sotto i 150 euro. A questo si aggiungono le preoccupazioni sulla sicurezza dei prodotti importati e sul rispetto degli standard europei.

La tariffa da 3 euro rappresenta comunque una soluzione transitoria. Il piano dell’Unione europea prevede infatti una riforma più ampia del sistema doganale che dovrebbe entrare pienamente a regime nel 2028, quando il contributo fisso sarà sostituito da un meccanismo di calcolo basato sul valore della merce, sulla categoria del prodotto e sul Paese di provenienza.

Fino ad allora, chi acquisterà da piattaforme extra-Ue dovrà mettere in conto un costo aggiuntivo destinato a incidere soprattutto sugli ordini di importo più contenuto.

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