Malesia x Gen Z: la casa di riposo contro l’iperproduttività

Non siamo pigre, siamo solo stanche di rispettare le aspettative dell'iperproduttività

Pubblicato:

Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

Siamo sempre di corsa, ci affanniamo per completare più task possibili, cerchiamo di rispettare o addirittura superare le aspettative che il mondo del lavoro ci cuce addosso.

Però poi siamo stanche, non abbiamo tempo per svagarci e in men che non si dica ci ritroviamo in burnout.

Per questo in Malesia è nata la casa di riposo che tenta di smorzare l’iperproduttività che è all’ordine del giorno. Un’iniziativa che forse in Italia non prenderebbe piede, ma che può essere un grido di aiuto contro il mondo del lavoro attuale.

Iperproduttività, noi ti diciamo basta

Ci sono tanti inglesismi che utilizziamo quotidianamente nel mondo del lavoro. E buona parte indicano un sistema di lavoro pressoché demotivante.

Avrete sicuramente sentito parlare di hustle culture e burnout. Con la prima, si intende lavorare assiduamente per raggiungere tutti i propri obiettivi professionali, anche sacrificando la vita sociale o la salute mentale.

Il burnout ne è una diretta conseguenza. Senza qualche hobby e non spostando mai il focus dal lavoro, si finisce per vivere solo per lavorare, rinunciando a tanti aspetti che potrebbero, invece, riequilibrare il nostro umore e il rapporto con la vita stessa.

Se da una parte l’iperproduttività può consentire di raggiungere le vette più alte nella gerarchia del proprio posto di lavoro, dall’altra ti rinchiude tra smart working e call, probabilmente con un contratto che non ripaga le tue competenze ma a cui difficilmente si riesce a dire di no, poiché trovare di meglio è una sfida a tutti gli effetti.

In Malesia è nata la casa di riposo per i giovani lavoratori che non ne possono più di vivere in una situazione di stress continuo. Sono ambienti confortevoli, dove l’iperproduttività non esiste e puoi ritornare ad assaporare il bello della vita.

In Italia l’esperienza probabilmente non funzionerebbe poiché siamo patria dell’iperproduttività, ma dato che ne abbiamo fatto un detto: “Il dolce far niente”, forse potremmo imparare qualcosa.

La casa di riposo in Malesia contro lo stress lavorativo

Dai, per non sentirci totalmente vecchie chiamiamola retirement home, il suo nome originale.

Si tratta di un vero sogno per chi si è ritrovato immerso in un sistema che si basa sul dare sempre di più… ricevendo poco in cambio.

Nella casa, immersa nel verde dello stato di Perak, non esistono sveglie, non ci sono compiti da eseguire, nessuna responsabilità cucita addosso.

La vacanza prevede vitto e alloggio inclusi e… nient’altro. Niente appuntamenti, niente call, nessun manager che ci elenca gli obiettivi del mese da raggiungere altrimenti crolla il mondo.

L’unica pecca è che non è una pensione definitiva. Come tutto, prima o poi finisce. Ma il bello sta anche lì, godersi l’esperienza di totale relax mentre lo si vive.

Apprezzare la lentezza della vita, il fruscio degli alberi e il cinguettio degli uccellini. Una riconnessione con la natura che permette di rallentare e non trasformare tutto ciò che si vive in una task da completare.

Si può leggere, cucinare o semplicemente sdraiarsi e ascoltare il silenzio.

Un’esperienza che vuole promuovere la tranquillità con cui dovremmo vivere la vita.

Una vita senza scadenze

Un’ultima mail, un’altra notifica, un compito da terminare a casa perché serve per la riunione di domani.

Oggi tutto sembra estremamente necessario: il lavoro deve venire al primo posto poiché ci sono sempre nuovi obiettivi da raggiungere.

E noi accettiamo quasi passivamente un sistema che venera l’iperproduttività perché ormai la maggior parte delle aziende è così.

Diciamolo, la richiesta sempre maggiore di performare in maniera attiva ci ha anche un po’ disilluse: è diventato davvero difficile trovare aziende dove venga promosso l’equilibrio vita-lavoro.

Eppure sarebbe davvero così semplice lasciare aria ai dipendenti per riaverli rilassati, così che riescano a concentrarsi meglio.

La casa di riposo in Malesia non è un assembramento di pigri, è un insieme di lavoratori che sono stufi di essere spremuti come limoni per arrivare appena a fine mese.

Noi abbiamo capito che il lavoro non è tutto, preferiamo davvero coltivare un hobby in più senza sentire il bisogno di puntare in alto.

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Ricordati, il riposo è importante. E prendere un pausa non ti rende meno adatta

Non è pigrizia, è riposo da un’iperproduttività

Fermiamoci un secondo a riflettere sul prefisso “iper-”. Significa qualcosa in più, che esce dai bordi.

Siamo tutte d’accordo che a lavorare ci si va per completare la propria mansione al meglio delle nostre possibilità.

Ma ciò implica anche che se una giornata è iniziata un po’ storta, rendere come quando si è tranquilli richiede il doppio della fatica. In più, abbiamo tutte le attività da completare in tempo. Perciò, fare “di più” diventa sempre più difficile.

Le aziende che puntano sull’iperproduttività non si interessano delle nostre giornate storte e si aspettano che otteniamo gli stessi risultati, senza oscillazioni.

Non pretendiamo certo che il datore di lavoro renda conto all’umore di ogni dipendente, ma è davvero così soddisfacente spremere i propri collaboratori, vedere come tornano a casa stanchi e affaticati?

Nella casa in Malesia le aspettative vengono azzerate per il semplice fatto che non c’è assolutamente nulla da fare.

E ricercare il riposo non è pigrizia, è bisogno di resettare il proprio equilibrio interno, abbassare i livelli di stress e non sentirsi costantemente sotto pressione.

Casa di riposo in Malesia arriviamo! (O forse no)

La buona notizia è che l’esperienza nella retirement home costa solamente €450: una cifra davvero ottima se pensiamo a tutti i benefici che tale esperienza comporta.

La cattiva è che la casa di riposo si trova in Malesia, quindi non dietro l’angolo, e in Italia probabilmente non funzionerebbe.
Infatti, l’ottavo Rapporto Censis-Eudaimon afferma che quasi 1 giovane su 2 tra i 18 e i 34 anni ha vissuto o sperimenta sintomi tipici del burnout.
Nella patria dello sfruttamento del lavoratore e dove l’iperproduttività fa da sfondo alla maggior parte delle aziende, promuovere una casa di riposo per i volti del lavoro futuro non otterrebbe grandi risultati.
Una cosa è certa: noi siamo stanche di farci in quattro per contratti di lavoro miseri. Il nostro apporto dovrebbe essere direttamente commisurato allo stipendio.

Una “casa di riposo” fai-da-te contro l’iperproduttività

Dato che in Malesia non possiamo andarci quando vogliamo e in Italia sarà raro prenda piede un’esperienza simile, possiamo creare dei piccoli riti per combattere il burnout.
Dobbiamo uscire dall’idea che valiamo in base a quanto produciamo. Non siamo il numero di mail a cui rispondiamo nel minor tempo possibile: se riesci a prenderti delle piccole pause senza sentirti in colpa, allora sei sulla strada giusta.
Anche programmare il riposo come se fosse un’attività può aiutarci a entrare nell’ottica che ci spetta e ha bisogno del suo spazio di tempo.
Non siamo sbagliate se ci concediamo una pausa: l’iperproduttività ha conseguenze che, nel lungo periodo, possono farci dimenticare cosa significhi vivere davvero.
Forse la Malesia non è dietro l’angolo, ma può lanciare un segnale forte: siamo stanche di un sistema che sfrutta le nostre ambizioni.

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