Gattina violentata a Roma: Rosi lotta, caccia al responsabile

Trovata in fin di vita a Tor Tre Teste, Enpa chiede il riconoscimento della pericolosità sociale. Indagini in corso

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Irene Vella

Giornalista, Storyteller, Writer e Speaker

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È stata trovata in strada, in condizioni disperate, mentre cercava di muoversi trascinando il corpo sull’asfalto. La gattina Rosi, recuperata nel quartiere di Tor Tre Teste a Roma, era gravemente ferita e in evidente stato di sofferenza. A notarla sono stati alcuni passanti, che inizialmente hanno provato a soccorrerla, per poi decidere di portarla d’urgenza dal veterinario quando le sue condizioni non miglioravano.

È lì che è emersa la drammatica verità: la micia aveva subito violenze gravissime. Un caso che ha immediatamente mobilitato le associazioni animaliste. La Lega Nazionale per la Difesa del Cane – sezione di Ostia è intervenuta per prima, prendendo in carico l’animale e garantendo le cure immediate, mentre l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) ha seguito da vicino l’evoluzione della vicenda.

Rosi è attualmente ricoverata in prognosi riservata. Ha ripreso a mangiare, segnale considerato incoraggiante dai veterinari, ma le sue condizioni restano critiche: le lesioni riportate sono gravi e i prossimi giorni saranno decisivi per capire se riuscirà a sopravvivere.

Nel frattempo, l’Enpa ha presentato un esposto alle autorità chiedendo non solo di individuare il responsabile, ma anche che venga riconosciuta la sua pericolosità sociale. “La zooerastia – ha spiegato l’avvocata Claudia Ricci – è ormai configurata dalla giurisprudenza come un reato di maltrattamento aggravato”.

Altri esposti sono stati presentati anche dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane e dal delegato all’Ambiente della Città metropolitana di Roma. Le indagini sono in corso e si concentrano anche sull’analisi delle immagini di videosorveglianza e sulla raccolta di eventuali testimonianze.
Nel quartiere è comparso anche uno striscione: “Rosi ti vendicheremo”. Un segnale di indignazione collettiva, mentre cresce la preoccupazione per la scomparsa di altri gatti nella stessa zona, elemento che potrebbe aggravare ulteriormente il quadro.

Quando ho letto questa notizia, la prima reazione è stata quella di voltarmi dall’altra parte. Di non leggere. Di non entrare dentro quell’orrore.
Perché ci sono storie che ti attraversano e ti spaccano. E questa è una di quelle.
Io lo dico da sempre: chi è capace di fare del male a un animale è una persona pericolosa. Non è un’opinione, è un fatto, è un segnale, un campanello d’allarme che una società civile non può permettersi di ignorare.

Perché la violenza non nasce mai all’improvviso. Ha una traiettoria. E troppo spesso quella traiettoria comincia proprio da lì: dagli animali, dai più piccoli, da chi non può difendersi, da chi non può parlare.

Rosi è una gattina randagia, una gattina di quartiere. E forse è proprio questo che qualcuno ha pensato: “Non è di nessuno”. Come se questo rendesse tutto più facile. Più lecito. Più invisibile.
È sempre così. Il più forte contro il più debole.
È sempre così che iniziano le peggiori storie.

E allora no, non possiamo chiamarle ragazzate, non possiamo archiviarle come gesti isolati, non possiamo permettere che restino impunite.
Perché qui non c’è solo crudeltà, c’è una mente pericolosa, una mente che ha superato un limite.
E chi supera quel limite non si ferma da solo.
Io non dirò cosa penso dovrebbe succedere a chi ha fatto questo.
Ma dirò una cosa molto chiara: queste persone devono essere trovate, devono essere fermate, devono pagare. Non per vendetta, ma per protezione.

Perché proteggere un animale significa proteggere tutti noi, spero che cada il muro di omertà, che chi ha visto parli.
Che chi sa trovi il coraggio.
E spero, con tutta me stessa, che Rosi ce la faccia.
Che riesca a sopravvivere.
E, un giorno, anche a dimenticare.

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