“La Coca Cola dei frati”, scoperta la ricetta originale in un convento

Un'antica ricetta ritrovata nel convento di San Marco a Firenze riaccende il mistero sulle origini della Coca Cola tra coincidenze storiche e ingredienti sorprendenti

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Antonella Latilla

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C’è un piccolo mistero che arriva dal cuore di Firenze e che sembra uscito da un romanzo storico. Non si tratta di un quadro ritrovato né di un manoscritto dimenticato, ma della ricetta di un elisir preparato dai frati domenicani del convento di San Marco. Una formula che, a distanza di oltre un secolo, presenta sorprendenti somiglianze con la Coca Cola.

Nessuno parla di prove definitive e nessuno sostiene che il celebre soft drink americano sia nato in Toscana. Ma le coincidenze sono così curiose da aver riacceso una domanda destinata ad affascinare storici e appassionati: e se la bevanda più famosa (e amata) del mondo avesse davvero un lontano antenato fiorentino?

Il misterioso elisir dei frati che ricorda la Coca Cola

La scoperta è avvenuta durante il riordino dell’archivio storico dell’antica Farmacia di San Marco, in via Cavour, uno dei luoghi simbolo della tradizione farmaceutica fiorentina.

Tra documenti e registri è riemerso un vecchio foglietto pubblicitario della seconda metà dell’Ottocento che descrive un “Elixir vinoso ricostituente”, molto richiesto all’epoca da chi cercava un rimedio contro la stanchezza fisica e mentale, il mal di testa e le debolezze legate all’età o ai periodi di particolare affaticamento.

A raccontare il ritrovamento è stato padre Manuel Russo, rettore del convento di San Marco. Proprio approfondendo la documentazione conservata nel convento, il religioso ha scoperto che quell’elisir rappresentava uno dei prodotti di punta della storica farmacia dei domenicani, frequentata sia dagli abitanti del quartiere sia da chi arrivava da altre zone della città.

La formula, sorprendentemente semplice, prevedeva trenta grammi di noce di kola e dieci grammi di foglie di coca boliviana lasciate in infusione in una miscela di vino e alcol. Ingredienti che oggi fanno inevitabilmente pensare alla nascita della Coca Cola, ma che nell’Ottocento erano largamente utilizzati nella farmacopea europea come tonici naturali.

Secondo la ricostruzione storica, quelle materie prime sarebbero arrivate a Firenze grazie ai missionari attivi in America Latina e in Africa, entrando così nella tradizione erboristica dei frati.

La coincidenza con Pemberton e il segreto della Coca Cola

Le analogie diventano ancora più interessanti se si guarda alla storia americana. Qualche anno dopo, infatti, il farmacista di Atlanta John Stith Pemberton sviluppò il celebre French Wine Coca, un preparato medicinale a base di vino, foglie di coca e noce di cola. È proprio da quella ricetta che poi, più precisamente nel 1886, è nata la celebre Coca Cola.

Il passaggio decisivo arrivò con l’affermarsi del proibizionismo nello Stato della Georgia. Per continuare a vendere il suo prodotto, Pemberton eliminò il vino dalla formula, sostituendolo con acqua gassata e uno sciroppo zuccherino. Negli anni successivi anche l’estratto di foglie di coca venne progressivamente modificato fino a diventare decocainizzato, dando vita alla bevanda conosciuta oggi.

Naturalmente non esiste alcuna prova che colleghi direttamente l’elisir fiorentino alla ricetta americana. Parlare di ispirazione sarebbe azzardato. Quello che emerge, però, è un contesto storico comune: tra la seconda metà dell’Ottocento Europa e Stati Uniti sperimentavano gli stessi ingredienti nei preparati farmaceutici, considerati allora efficaci rimedi ricostituenti.

Il fascino di una ricetta che continua ad alimentare il mito

La ricetta della Coca Cola resta ancora oggi uno dei segreti industriali più celebri al mondo. The Coca-Cola Company non l’ha mai brevettata, preferendo proteggerla come segreto commerciale per evitare che, una volta scaduti i diritti, diventasse di dominio pubblico. La formula, conosciuta come Merchandise 7X, sarebbe accessibile soltanto a un numero ristrettissimo di persone e viene custodita simbolicamente in un caveau ad Atlanta.

La formula dei frati domenicani, invece, è molto meno misteriosa. Il volantino ritrovato descrive chiaramente gli ingredienti principali e gli studiosi ipotizzano che l’elisir potesse essere arricchito anche da spezie e agrumi, come cannella, coriandolo, noce moscata, scorze d’arancia e di limone.

L’elisir continuò a essere prodotto fino agli anni Trenta del Novecento, quando il progresso della farmacologia portò al graduale abbandono di molte preparazioni tradizionali. Di quel rimedio sono rimaste soltanto alcune bottigliette vuote, le etichette originali e una ricetta dimenticata tra le carte di un convento.

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