Gino Paoli, le cause della morte. La malattia e gli eccessi del cantante

La vita di Gino Paoli è stata segnata non solo dal successo musicale, ma anche da fragilità, problemi di salute e periodi difficili legati agli eccessi

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Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

La voce roca, inconfondibile, capace di trasformare l’amore in qualcosa di universale, si è spenta in silenzio. Gino Paoli è morto a 91 anni, lasciando dietro di sé un’eredità musicale che attraversa generazioni. A dare l’annuncio è stata la famiglia, con parole misurate, quasi sussurrate: “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”. Nessuna spettacolarizzazione, nessun dettaglio superfluo. Solo il ritratto di un addio intimo, come del resto intima è stata tutta la poetica del cantautore.

Come è morto Gino Paoli

La notizia della scomparsa di Gino Paoli si è diffusa rapidamente, ma è stata accompagnata da una richiesta precisa: rispetto. La famiglia ha scelto di condividere l’annuncio in maniera molto riservata.

E così, anche le cause della morte restano avvolte – almeno per il momento – in una dimensione privata, coerente con il modo in cui Paoli ha sempre attraversato la vita negli ultimi anni. Con passo più lento, lontano dai riflettori.

Non è difficile immaginare che, fino all’ultimo, ci sia stata quella stessa sobrietà emotiva che ha reso le sue canzoni così potenti. In fondo, Gino Paoli non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare: bastava un sussurro.

La malattia di Gino Paoli

Negli anni, il fisico aveva iniziato a presentare il conto a Gino Paoli. Nel 2017 era stato sottoposto a un delicato intervento per un aneurisma dell’aorta addominale, superato con successo. Poi era arrivata la pandemia, lasciando strascichi difficili da ignorare: una stanchezza persistente, una fatica sottile che si insinuava nelle giornate.

Nel 2025 era stato colpito da una forma acuta di labirintite, una patologia che interessa l’orecchio interno. La patologia può manifestarsi con forti vertigini, senso di instabilità e nausea, arrivando a compromettere anche i gesti più semplici della quotidianità. Proprio per questo episodio, Paoli aveva dovuto annullare diversi concerti, fermando temporaneamente la sua attività artistica.

Ma il rapporto con il corpo, per Paoli, non è mai stato semplice. Per anni l’alcol è stato una presenza costante, quasi una compagnia silenziosa. Una dipendenza iniziata negli anni Sessanta e durata più di un decennio, fino alla scelta radicale di smettere nel 1976.

Il diretto interessato aveva parlato apertamente di quel periodo, arrivando a confessare di aver bevuto “una bottiglia di whiskey al giorno”. C’è poi un’immagine che, più di altre, sottolinea la complessità di Paoli: quella del proiettile rimasto nel suo torace, vicino al cuore, dopo il tentato suicidio del 1963. Un dettaglio che lo ha accompagnato fino alla fine dei suoi giorni.

Vivere con quella presenza, così concreta e così carica di significato, è stato per lui un modo di ricordare ogni giorno la fragilità dell’esistenza. Dove, però, c’è sempre da considerare la giusta dose di fortuna.

In un’intervista del 2024 Gino Paoli aveva raccontato:

“Prima in aeroporto suonava, ora passo i controlli e non fa nessun rumore: si deve essere spostato, incapsulato meglio. Mi ero puntato la pistola in pieno petto. Quando ho fatto quella cosa idiota, mio padre mi ha portato da uno specialista a Torino che mi ha detto: operiamo. Oppure? Oppure se lo tiene: ma se il proiettile si muove, lei muore nel giro di 10 minuti. Per cui faccia l’amore con moderazione, non beva e non fumi. Si muova con prudenza. Ciao. Ho fatto sesso la notte stessa, in ospedale. La vita è una questione di cu**”

E poi il dolore della morte del primogenito Giovanni, avvenuta un anno fa a causa di un infarto: “Un dolore che non ho ancora superato. Mi pesa molto parlarne. Un’ingiustizia atroce: deve morire prima il padre del figlio, dovevo morire prima io di Giovanni”, aveva confidato Gino.

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