Virus Dengue, preoccupazione in Toscana. Scatta la disinfestazione

Dopo i due casi in poche ore registrati nella regione, sono scattate le procedure di allerta. Cosa accade, rischi e precauzioni

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Erano appena rientrati da un viaggio nel sud-est asiatico quando, tornati in Toscana, un uomo e una donna hanno accusato sintomi sospetti: malessere, febbre e segnali che hanno fatto innalzare l’allerta. I controlli sanitari hanno confermato i sospetti: entrambi avevano contratto la Dengue, la malattia infettiva trasmessa da zanzare del genere Aedes, come la zanzara tigre. Immediate le procedure di disinfestazione per evitare un focolaio.

Il caso: la Dengue in Toscana

Il caso che ha fatto scattare l’allarme arriva da Livorno. Protagonisti sono un uomo e una donna, poco più che trentenni, che sono risultati positivi alla Dengue dopo aver effettuato un viaggio nel sud‑est asiatico. Dopo aver accusato i primi malori, la coppia si è recata al Pronto soccorso dell’ospedale di Cecina: entrambi avevano febbre e sintomi compatibili con un’infezione virale, come forti dolori articolari e muscolari. Sottoposti ad accertamenti, che hanno coinvolto anche il reparto di malattie infettive dell’ospedale locale, sono risultati positivi alla Dengue, una malattia infettiva, trasmessa dalla zanzara di tipo Aedes, come la zanzara tigre. Ora entrambi i pazienti si trovano ricoverati in osservazione nel reparto diretto dal primario Spartaco Sani. Le loro condizioni non destano allarme e non sono a rischio di trasmettere la malattia ad altre persone, ma il caso ha fatto innalzare i livelli di guardia.

La USL predispone la disinfestazione

Il contagio, infatti, è stato segnalato al servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Azienda USL Toscana nord ovest, che ha deciso di disporre un intervento di disinfestazione nelle aree vicine al reparto ospedaliero. La misura è scattata perché la Dengue, nonostante non si trasmetta da persona a persona, può diffondersi attraverso la puntura di zanzare infette. Significa che se un insetto punge un individuo infetto nei primi giorni di malattia può diventare veicolo di ulteriore trasmissione della patologia, nel momento in cui punge un’altra persona. Come spiegato dagli esperti, infatti, è importante ridurre la popolazione di insetti potenziali vettori, soprattutto nelle are frequentate dai pazienti che hanno contratto la malattia, in modo da eliminare anche il rischio della creazione di un potenziale focolaio, con trasmissione locale, seppure con una probabilità non elevata.

Casi autoctoni, aree a rischio e sintomi

Nonostante la Dengue contratta dai due pazienti in Toscana sia un caso di malattia “importata”, non è escluso dunque che si possano verificare anche episodi autoctoni. Il rischio di trasmissione autoctona aumenta nei mesi estivi. I numeri e le statistiche indicano che i focolai in passato si sono registrati soprattutto in Lombardia, Lazio, Veneto e Marche. I sintomi più comuni sono febbre alta, dolori muscolari e o articolari, uniti a possibili rush cutanei. Per questo, tra le raccomandazioni, ci sono quella di utilizzare repellenti contro le zanzare e indossare abiti coprenti, chiari, avendo anche cura di eliminare possibili ristagni di acqua per ridurre la proliferazione degli insetti.

Gli altri virus potenzialmente in aumento

L’episodio toscano, però, si inserisce in una crescente attenzione nei confronti di malattie virali che potrebbero aumentare nel breve e medio periodo, anche in Italia. Il virus Dengue, infatti, è stato scoperto in Svizzera e in Italia è in corso un monitoraggio attento da parte delle Aziende Sanitarie Locali. Come riporta Epicentro, la piattaforma dell’Istituto Superiore di Sanità, sono stati 223 i casi confermati di Dengue: 219 associati a viaggi all’estero e 4 autoctoni, con nessun decesso. Quanto agli altri virus potenzialmente pericolosi, “Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025 al sistema di sorveglianza nazionale delle arbovirosi – coordinato dall’ISS – risultano: 472 casi confermati di Chikungunya (88 associati a viaggi all’estero e 384 autoctoni), nessun decesso. Sono stati identificati 6 episodi di trasmissione locale del virus in tre Regioni, di cui 3 consistenti in un caso sporadico ciascuno e 3 rappresentati da focolai)”.

Dalla Zika al Nile West: i pericoli e la situazione attuale

L’Istituto superiore di Sanità ha anche aggiornato la situazione per quanto riguarda altre malattie trasmesse da insetti: sono 5 i casi di “Zika virus (tutti importati, nessun decesso); 67 casi di TBE”, cioè la meningoencefalite (Tick-Borne Encephalitis), una malattia virale acuta del sistema nervoso, trasmessa dal morso di zecche infette (genere Ixodes) o dal consumo di latticini non pastorizzati. In questo caso non esiste una cura specifica, ma è possibile ricorrere alla vaccinazione: provoca febbre, mal di testa e, in casi gravi, encefalite. Ci sono stati 63 casi autoctoni e 4 associati a viaggi all’estero, che hanno portato a un decesso. Altri 116 sono stati i contagi da Toscana virus (115 autoctoni e 1 associato a viaggio all’estero hanno portato a una vittima: la malattia in questione “può provocare malattie neuro-invasive nell’uomo. Oltre alla meningite e meningo-encefalite, descritte storicamente, sono state anche descritte neuropatie periferiche (ad esempio, la sindrome di Guillain-Barré, le poliradiculomielopatie) e dei nervi cranici (sordità e paralisi facciale). Sebbene la malattia possa essere grave, il riscontro di sequele a lungo termine o di decessi è molto raro”, rassicura l’ISS. “È questa la fotografia che emerge nell’ultimo aggiornamento riguardante la stagione 2025 per le arbovirosi in Italia”, sottolinea anche l’Istituto, che chiarisce consiglia di consultare la propria piattaforma anche per l’aggiornamento della situazione sul fronte della West Nile e Usutu virus, ossia una infezione aviaria di origine africana estremamente rara negli esseri umani. Prende il nome da un fiume sudafricano (il Grande Usutu o fiume Maputo, che nasce in Sud Africa, attraversa l’eSwatini o Swaziland e sfocia nella baia di Maputo, in Mozambico) che scorre vicino alla località del Natal, in cui fu effettuato il primo isolamento del virus in una zanzara femmina di Culex neavei.

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