Virus Chikunguya, cresce l’allarme. La mappa del rischio, anche in Italia: dove si trova

Uno nuovo studio scatta la fotografia della diffusione del virus, che causa febbre e forti dolori articolari

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Poco noto fino a qualche tempo fa, oggi il virus Chikungunya fa più paura, anche in Italia. I dati recenti parlano di una maggiore diffusione della malattia, trasmessa dalla zanzara tigre, che porta a forti dolori articolari. Di recente è stata redatta una nuova mappa del rischio, con livelli più elevati in alcune Regioni, specie del sud Italia.

Chikungunya, cresce l’allarme

A far crescere le attenzioni e l’allarme nei confronti del virus chikungunya è un nuovo studio realizzato dal Centre for Ecology & Hydrology, che conferma le preoccupazioni espresse solo pochi mesi fa anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il team di ricercatori del Regno Unito, infatti, ha dichiarato: “Il virus chikyungunya rappresenta una minaccia per la salute in Europa maggiore di quanto si pensasse in precedenza, perché può diffondersi anche quando le temperature dell’aria scendono a soli 13°C”. Si tratta di un cambiamento che comporta un’estensione dell’area di diffusione del virus, con la necessità di rivedere le mappe geografiche sulla presenza della malattia.

La nuova mappa della diffusione della chikungunya

Finora, infatti, il virus era presente in modo endemico soprattutto, se non esclusivamente, in quei Paesi nei quali le temperature medie si aggirano almeno intorno ai 16/18°C, prevalentemente in aree tropicali. Oggi, invece, i ricercatori britannici hanno individuato la diffusione della patologia anche laddove le temperature sono più basse, già a 13-14 gradi. “Ciò significa che esiste il rischio di epidemie locali di chikungunya in più aree e per periodi più lunghi di quanto si pensasse in precedenza”, hanno spiegato gli autori del nuovo studio.

Cos’è il virus della chikungunya

Il virus della chikungunya è in grado di causare una malattia che porta febbre e dolori articolari anche molto intensi. Il nome della patologia, infatti, deriva dal termine in lingua swahili che significa “ciò che contorce”, a indicare il movimento che viene fatto quando si prova un dolore forte. A trasmettere il virus responsabile della chikungunya è la zanzara tigre, ormai comunemente presente anche in Italia insieme alla culex. Nella maggior parte dei casi, l’infezione trasmessa dall’insetto si risolve in modo spontaneo e completo, ma può accadere anche che i dolori alle articolazioni permangano a lungo.

La chikunguya in Europa

Secondo alcuni esperti la causa della maggior diffusione del virus della chikungunya è legata ad un aumento globale delle temperature, insieme ai maggior scambi di merci e ad una aumentata circolazione delle persone. In particolare, nel 2025 è stato registrato un aumento preoccupante di casi della patologia anche in tutta Europa: non si tratta solo di episodi cosiddetti di “importazione”, cioè in persone che hanno contratto il virus recandosi in viaggio in zone endemiche, ma anche “autoctoni”, cioè sviluppati nel Paese di residenza abituale. Questo fenomeno si spiega proprio con la maggior presenza del vettore della malattia, quindi della zanzara tigre.

Aumento di casi anche in Italia

Se la diffusione della chikungunya è sotto monitoraggio da parte degli esperti europei, anche in Italia si analizzano i dati. Lo scorso anno, per esempio, è stata rilevata una crescita di casi, arrivati a 472, rispetto alle poche decine dell’anno precedente. Per ritrovare precedenti di focolai diffusi, invece, occorre risalire al 2000. Quanto alla diffusione territoriale, la Regione più interessata risulta essere l’Emilia-Romagna.

La chikungunya nelle diverse Regioni

Analizzando i dati e le mappe messe a punto dagli esperti del Centre for Ecology & Hydrology britannico, si può osservare che in Italia le zone più a rischio sono quelle delle coste di Sicilia e Sardegna, del “tacco” pugliese (il Salento, in particolare), la costa tirrenica centrale e il nord est, lungo il litorale che va da Ravenna fino a Triste.

I mesi più a rischio

Constatando come le zanzare tigre si siano ormai diffuse anche in zone dove le temperature si aggirano intorno ai 13°C e come, dunque, stiano iniziando a essere presenti in Paesi sempre più a Nord rispetto all’equatore, gli esperti ritengono che la chikungunya possa trasmettersi “in gran parte dell’Europa nel periodo luglio-agosto”, quindi per un periodo di due/tre mesi. Per quanto riguarda molti Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, però, la finestra temporale potrebbe allungarsi anche fino a quattro/sei mesi e in alcune aree, dunque, potrebbe essere necessaria una maggiore attenzione in tutto il periodo che va da marzo a novembre.

Le indicazioni dell’OMS

L’aumento delle temperature da un lato e la maggior mobilità dall’altro, dunque, sono fattori che hanno contribuito e continuano a contribuire all’aumento dei casi di chikungunya e che hanno spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a un forte monito. L’appello alle autorità locali è ad aggiornare i propri piani di sorveglianza in base a quanto scoperto, anche alla luce di quella che l’OMS stessa definisce “la limitata immunità della popolazione in aree precedentemente non colpite”. Il Centre for Ecology & Hydrology del Regno Unito, invece, ha esortato anche a mettere in campo azioni di disinfestazione insieme a campagne di sensibilizzazione per i cittadini, fornendo consigli per limitare la proliferazione delle zanzare tigre. Lo stesso centro, inoltre, di recente ha messo in guardia – con altre mappe – rispetto ai rischi legati alla diffusione di febbre Dengue e sta lavorando a un “censimento” anche di Zika e West Nile.

 

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