Pensateci. Stiamo parlando di quella che forse probabilmente è l’unica, tra le neoplasie ginecologiche, con incidenza e mortalità in aumento. Le cifre in questo senso non mentono. Il tumore dell’endometrio, di questo stiamo parlando, rappresenta la quasi totalità dei tumori che colpiscono il corpo dell’utero ed è tra le più diffuse malattie tumorali nella donna dopo quelle al seno, al colon e al polmone. In Italia si calcola che ci stiano facendo i conti 133 mila donne e ogni anno si registrano circa 9 mila nuovi casi. Oltre il 90% riguarda donne di oltre 50 anni. Per fortuna, a fronte dell’impatto della malattia, grazie alla diagnosi precoce, alla presa in carico ottimale e alle terapie “su misura” per ogni donna, la prognosi della malattia e la qualità della vita di chi ne soffre stanno migliorando progressivamente.
Non tutti i tumori sono uguali
In termini generali, le forme di gran lunga più frequenti di tumori dell’endometrio sono gli adenocarcinomi e partono dalle cellule ghiandolari. L’adenocarcinoma endometrioide è il più comune (80% dei casi) e tende a crescere lentamente con una diffusione molto limitata: in genere si presenta in donne più giovani o in forte sovrappeso, oppure nella fase iniziale della menopausa. Più aggressivi sono invece i tumori di tipo II, che crescono cioè più rapidamente e con una maggiore probabilità di diffondersi ad altri organi. Rappresentano il 10% circa di tutti i tumori dell’endometrio e tendono a colpire le donne più anziane. Sul fronte del sospetto clinico, in ogni modo, il tumore tende a presentarsi più spesso con un sanguinamento vaginale anomalo, con perdite post-menopausali o, se la donna è in età fertile, fra due periodi mestruali, a seguito di un rapporto sessuale, in cicli irregolari abbondanti e più lunghi del normale. Sia chiaro: questo segno non indica esclusivamente la presenza del tumore e può invece associarsi a molte condizioni. L’importante è sottoporsi ad una visita ginecologica mirata. Va anche detto, in conclusione, che ci sono donne a maggior rischio di sviluppare il tumore per cause genetiche (come la sindrome di Lynch) o per la presenza di altri casi in famiglia. In queste situazioni i controlli del ginecologo vanno fatti con regolarità maggiore. Infine, per quanto riguarda i fattori di rischio, si sa che la possibilità di sviluppare il tumore aumenta a fronte di una eccessiva esposizione agli estrogeni, come avviene in caso di inizio precoce del ciclo mestruale (menarca precoce), di menopausa tardiva o dell’assenza di gravidanze, nelle persone obese, in caso di diabete, o per l’assunzione di farmaci di cui parlare sempre con il ginecologo. In termini generali, quindi, il controllo del peso attraverso una sana alimentazione e una regolare attività fisica è fondamentale per il benessere e per diminuire il rischio.
Come si riconosce e si cura
Ricordato una volta di più quanto e come sia fondamentale non perdere tempo, il ginecologo può iniziare con una visita accurata, accompagnata dall’ecografia transvaginale e da una successiva isteroscopia nel caso la prima riveli anomalie. Con l’isteroscopia, oltre a visualizzare l’utero dall’interno, si possono anche eseguire biopsie mirate del tessuto endometriale. A quel punto, caso per caso lo specialista decide il percorso. In presenza di tumore è fondamentale innanzitutto capire a che punto è la patologia. La stadiazione si basa sull’estensione della malattia, sul coinvolgimento della cervice uterina e dei tessuti periuterini, sulla presenza di metastasi linfonodali e a distanza.
Si distinguono 4 stadi. Oltre alla definizione clinica si provvede anche alla classificazione molecolare che identifica 4 classi diverse di tumori dell’endometrio. Sulla base di queste osservazioni il team che prende in cura la donna sceglie caso per caso la terapia più indicata, ricordando che in termini generali l’intervento chirurgico è il primo trattamento, con tipo di operazione e tecnica utilizzata che dipendono dal tipo e dallo stadio del tumore oltre che dall’età della donna. Tra i trattamenti medici alle classiche chemioterapie ed ormonoterapie, da selezionare in caso al tipo di tumore e alla sua invasività, si è aggiunta negli ultimi tempi l’immunoterapia, che aiuta il corpo a “difendersi” dalle cellule neoplastiche. Recentemente, in questo senso, si è approvato già in prima linea del tumore endometriale in stadio avanzato e ricorrente un farmaco immunoterapico in combinazione con il classico schema di chemioterapia.
Sia chiaro. Caso per caso, sta al team di cura scegliere la strada terapeutica più idonea, considerando che il tutto va inquadrato in base alla presenza di specifici bersagli molecolari e quindi di target, che consentono di personalizzare ulteriormente il trattamento. In questa logica, infine, può trovare spazio nel percorso di cura anche la radioterapia, specie come trattamento adiuvante nei tumori ad alto rischio di recidiva.
In collaborazione con GSK