Nuovo caso di Dengue in Italia, a Brescia scatta la disinfestazione. I rischi, le cure e le precauzioni

Preoccupano le segnalazioni della malattia infettiva virale, trasmessa all'uomo dalla puntura di zanzare infette

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Un nuovo caso di Dengue è stato registrato in provincia di Brescia, dove il Comune ha fatto scattare le procedure di disinfestazione. L’obiettivo è cercare di contenere la circolazione della malattia infettiva tropicale, che viene trasmessa da zanzare infette, in particolare dalla Aedes aegypti e dalla Aedes albopictus, cioè la zanzara tigre che ormai si trova comunemente anche in Italia.

Nuovo caso di Dengue, aumenta l’attenzione

Il nuovo caso di Dengue che si è registrato in Lombardia porta ad aumentare l’attenzione nei confronti della malattia infettiva, tipicamente tropicale, ma ormai presente anche in Italia. Dall’inizio dell’anno al 31 marzo, infatti, risultano 113 casi confermati della cosiddetta “malattia spaccaossa”, tutti associati a viaggi all’estero. Si tratta di un numero molto superiore a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno, quando nei primi cinque mesi si erano verificati 60 episodi. A indicarlo sono i dati contenuti nel primo aggiornamento mensile della dashboard sulle arbovirosi pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Casi in salita, legati a viaggi all’estero

In particolare, come indica l’Iss la grande maggioranza di infezioni Dengue (l’83%) è collegato a viaggi effettuati alle Maldive, considerata zona endogena. Il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) segnala nel proprio report periodico, che 78 paesi/territori hanno comunicato casi di Dengue tra gennaio e marzo 2026. Anche in questo caso, le Maldive sono considerate il luogo più a rischio, con 646 casi solo a gennaio scorso, in aumento rispetto ai mesi precedenti.

Cos’è la Dengue

La Dengue è una patologia caratterizzata da febbre alta improvvisa, forti dolori articolari e muscolari (da cui il nome, appunto, di “febbre spaccaossa”), mal di testa e rash cutanei. È piuttosto comune nelle aree tropicali e subtropicali, ma di recente è aumentata anche in Europa. Anche nel caso del paziente che ha contratto la Dengue a Brescia, secondo quanto dichiarato dalle autorità sanitarie si tratterebbe di una esposizione al virus avvenuta in occasione di un viaggio all’estero.

Scatta la disinfestazione a Brescia

Dopo la diagnosi di Dengue, il Comune di Brescia ha disposto la disinfestazione come misura cautelare, per ridurre la popolazione di zanzare nell’area. La malattia, infatti, può essere trasmessa solo tramite l’insetto e non per via diretta da persona a persona. L’intervento, da martedì 14 a giovedì 16, ha lo scopo di ridurre la possibilità di circolazione del virus, veicolato tramite zanzare infette. È stato deciso di ripetere l’operazione per tre giorni con le stesse modalità, fatto salvo il caso di pioggia, che vanificherebbe gli effetti. I residenti sono stati invitati a consultare la pagina internet dedicata sul sito del Comune di Brescia, per verificare se il proprio indirizzo risulta all’interno dell’area di intervento (Via Monte Suello). Inoltre, ulteriori dettagli sono forniti al numero telefonico dedicato alle emergenze sanitarie, disponibile 24 ore su 24 (+39 030 2042121). È stato ricordato che non è possibile entrare nelle aree trattate almeno fino al termine della disinfestazione, restando all’interno delle proprie abitazioni e luoghi di lavoro con finestre e porte ben chiuse e sospendendo il funzionamento degli impianti di ricambio dell’aria. Anche gli animali domestici devono rimanere al chiuso, mentre eventuali mobili e giochi per bambini rimasti all’esterno ed esposti al trattamento devono essere lavati con i comuni detergenti, utilizzando guanti lavabili o a perdere. Nella disinfestazione non verranno coinvolti gli orti e sarà possibile utilizzare i cortili interni/privati dopo cinque ore dal trattamento. In caso di contatto accidentale con il prodotto insetticida si consiglia di lavare abbondantemente la parte del corpo interessata con acqua e sapone.

I rischi della Dengue

Finora la malattia, seppure legata a febbre alta e dolori anche potenzialmente forti, non ha comportato decessi in Italia. Il rischio, però, è possa diventare endemica anche nella penisola, colpendo anche fasce di popolazione più fragili. Come specifica l’Osservatorio Malattie Rare (OMAR), “Non esiste un trattamento antivirale specifico. La gestione è di tipo sintomatico, basata sul controllo della febbre, sull’idratazione e sul monitoraggio delle eventuali complicanze. In alcuni Paesi sono disponibili vaccini contro la Dengue, riservati però a soggetti precedentemente esposti al virus o appartenenti a categorie a rischio, mentre in Italia la vaccinazione non è attualmente prevista a livello sistemico”.

Le aree più a rischio

Finora il monitoraggio in Italia si è svolto a macchia di leopardo, con una forte differenziazione a seconda delle Regioni. “Tra gli esempi più strutturati, spiccano Lombardia e Veneto. La Lombardia, attraverso la Direzione Generale Welfare, cura un monitoraggio settimanale molto dettagliato; l’ultimo bollettino disponibile, riporta due casi confermati di Dengue autoctona e 35 casi di Dengue di importazione registrati dall’inizio dell’anno”, informa OMAR. In Veneto, invece, è stata attivata “una sorveglianza sistematica con aggiornamenti periodici che evidenziano cluster significativi, soprattutto nelle province di Verona e Padova, dove da giugno a luglio 2025 sono stati registrati sei casi autoctoni di Dengue. La Regione ha risposto con campagne di disinfestazione mirata e comunicazione rivolta alla popolazione per limitare la diffusione del vettore. Per altre Regioni, quali Lazio, Emilia-Romagna e Toscana, la situazione è meno lineare. Negli anni precedenti sono stati segnalati sporadici casi autoctoni di Dengue, ma attualmente la disponibilità di dati aggiornati risulta più discontinua e la pubblicazione di bollettini o report specifici è limitata”, conclude l’Osservatorio.

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