La biodiversità è sempre più fragile a causa del cambiamento climatico, che sta mettendo a dura prova l’equilibrio degli ecosistemi esistenti. Monitorare la situazione, oltre a invertire la rotta del surriscaldamento, è un obbligo morale e di sopravvivenza condivisa. Ecco allora quali sono le specie a rischio nel 2026 che vanno protette più delle altre. A redigere la classifica è stata l’organizzazione internazionale Fauna & Flora, specificando quali sono i 10 animali che hanno bisogno di essere tenuti maggiormente sotto controllo.
Non si tratta di un semplice elenco: rappresenta un promemoria delle pressioni crescenti che la Natura affronta in tutto il pianeta ed è una chiamata all’azione per la comunità scientifica, le istituzioni locali e la politica internazionale.
Indice
Iguana di Utila
La prima fra le specie a rischio nel 2026 è una lucertola dalle caratteristiche uniche che prende il nome dal luogo in cui vive. Si tratta della piccola isola di Utila, nell’Honduras, e precisamente si trova all’interno delle foreste di mangrovie: habitat estremamente specializzato e vulnerabile.
Nonostante i recenti sforzi di conservazione e un leggero aumento stimato della popolazione, questo rettile resta in pericolo estinzione. La protezione delle mangrovie e i programmi di allevamento in cattività, quindi, sono fondamentali per il suo futuro.
Serpente Saint Lucia fer de lance
Il fer de lance di Saint Lucia è uno dei serpenti più velenosi al mondo e la percezione popolare ne ha ostacolato la conservazione. Si trova in una situazione critica perché viene spesso ucciso per paura.
Tuttavia, Fauna & Flora e le associazioni animaliste lavorano con le comunità locali per promuovere la convivenza sicura e trasformare l’immagine del serpente da minaccia a tesoro nazionale raro e importante per l’ecosistema.
Anguilla europea
Una delle specie più enigmatiche e affascinanti d’Europa è anche a rischio estinzione. Nota per la sua lunga migrazione verso il Mar dei Sargassi al fine di riprodursi, l’anguilla europea sta vivendo un declino numerico drammatico.
Nel Regno Unito la popolazione è diminuita del 95% negli ultimi 25 anni. Questo pesce, infatti, è vittima della frammentazione degli habitat, della pesca e dell’inquinamento. Studi e ricerche nel 2026 mirano a comprenderne meglio la distribuzione e salvare la specie dalla possibile estinzione.
Tarantola arcobaleno indiana
Nel sud dei Ghati occidentali, in India, c’è una specie di grandi tarantole che brilla con un’iridescenza unica, ma rischia la scomparsa a causa della perdita del proprio habitat e del commercio illegale di animali esotici.
Il Conservation Leadership Programme, che è costituito da una squadra guidata da donne, mira a eseguire in indagini sul campo, sensibilizzazione e protezione del territorio per assicurare un futuro a queste specie affascinanti.
Pangolino di Temminck
Fra le specie a rischio ci sono anche i pangolini di Temminck. Per farsi un’idea, sono fra i mammiferi più braccati al mondo a causa del mercato illegale di carne e di scaglie.
Questi animali, presenti nell’Africa orientale e meridionale, sono minacciati non solo dal bracconaggio ma anche dalla perdita di habitat. In Mozambico, programmi di crisi e cliniche di riabilitazione supportano gli esemplari salvati, con l’obiettivo di rilasciarli in natura sani e protetti.
Falco sacro
Questo rapace potente e veloce è stato celebre nella falconeria per millenni, ma la domanda continua ha portato a una drastica diminuzione delle popolazioni selvatiche in Asia centrale.
Con meno di 30.000 esemplari rimasti, la ricerca nel 2026 si concentrerà sul monitoraggio delle popolazioni e sulle dinamiche del commercio, per creare strategie di gestione basate su dati solidi e sostenibili.
Gibbone dal ciuffo (o cao vit)
Il gibbone dal ciuffo, conosciuto anche come cao vit, è il secondo primate più raro al mondo (. Una volta ritenuto estinto, è stato riscoperto nel 2002 ma rimane estremamente vulnerabile a causa della piccola popolazione e della limitata diversità genetica.
Sopravvive solo in un unico fazzoletto di foresta di dimensioni inferiori ai 5.000 ettari, al confine tra Vietnam e Cina. Fino a oggi si pensava ne rimanessero al mondo circa 120 individui in tutto, ma un nuovo studio, purtroppo, ha ridotto ulteriormente questa già drammatica stima.
Con un nuovo sistema di monitoraggio, che ha permesso di identificare le firme vocali degli esemplari, i ricercatori hanno calcolato che sono appena 74 i gibboni rimasti, il 38% delle stime precedenti. Si attende il censimento del 2026.
Pesce chitarra dal manto nero
Fra le specie a rischio nel 2026, ce n’è una che è un ibrido tra squalo e razza. Questo pesce cartilagineo vive nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale ed è in grave pericolo a causa della pesca e della perdita di habitat.
Progetti di recupero e salvaguardia in Cabo Verde si concentrano sull’espansione di aree protette e sulla gestione sostenibile delle catture per fermare il declino.
Leopardo nebuloso
Questo felino dall’aspetto elegante è noto per il suo mantello e le sue capacità di arrampicata. Basti pensare che ha un pelo marrone con grandi ellissi di forma irregolare e dai contorni scuri che ricordano le nuvole. Inoltre riesce a camminare a testa in giù sui tronchi degli alberi.
È in pericolo perché vittima del commercio illegale e della riduzione del proprio territorio di appartenenza in Asia sud-orientale. Le attività di pattugliamento comunitario e monitoraggio contribuiscono a proteggere questa specie simbolo dei parchi nazionali della regione.
Tulipani selvatici
Non sono animali, ma fiori in via d’estinzione e meritano di essere menzionati. Molte specie di tulipani selvatici dell’Asia centrale sono minacciate dal pascolo eccessivo, dalla raccolta indiscriminata e dai cambiamenti climatici. Alcune strategie, portate avanti da comunità locali, cercano di bilanciare le tradizioni culturali con la conservazione della biodiversità.
La classifica delle specie a rischio nel 2026 di Fauna & Flora mette in luce come siano coinvolti tutti i continenti, gli ecosistemi e i gruppi tassonomici. Ogni animale racconta una storia unica di speranza e fragilità, ma soprattutto sottolinea l’importanza di un’azione coordinata, scientifica e culturale per evitare che il mondo perda altri pezzi della sua ricchezza naturale.
Fonti bibliografiche
Species to watch in 2026 – Fauna & Flora