Ci piace pensare di essere la generazione del cambiamento. Siamo cresciuti con il linguaggio dell’inclusività, pensando che le vecchie gerarchie di genere siano, appunto vecchie, e che appartengano al passato. Con un’idea di femminismo potente che anche grazie a noi è rientrata nel dibattito pubblico. Ma è veramente così? Quando si guarda ai numeri emerge un quadro meno lineare e più patriarcale di quello che immaginiamo.
Gen Z e il ritorno delle idee tradizionali
Una ricerca internazionale condotta da Ipsos insieme al Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra suggerisce che qualcosa sotto la superficie sta cambiando. O forse, più semplicemente, che non tutto è cambiato e che tra noi e i nostri nonni in fondo, su alcuni temi, la distanza non è così siderale come credevamo.
Secondo l’indagine – che ha coinvolto circa 23 mila persone in quasi 30 paesi – una parte significativa dei ragazzi della Gen Z ha opinioni sui ruoli di genere più tradizionali rispetto a quelle dei baby boomer (ovvero i nati tra il 1947 e il 1964). Sorpresi? Beh, il risultato è un paradosso per noi che siamo cresciuti a pane e attivismo online. Ma gli hashtag progressisti qui cadono come foglie secche sotto il vento del patriarcato e la realtà è veramente sconfortante.
Ma quindi i giovani uomini come immaginano la vita di coppia e la famiglia? Circa un terzo ritiene che nelle decisioni importanti l’ultima parola debba spettare all’uomo. E che la moglie debba obbedire al marito. Una visione molto meno diffusa nelle generazioni prima, dove la percentuale è nettamente più bassa (si parla del 12%).
Fermi tutti: ma allora la nostra generazione è all’antica? In un certo senso sì. Pensavamo di essere di mentalità molto più aperta dei nostri genitori e invece abbiamo fatto un giro completo carpiato all’indietro fino a recuperare i modelli tradizionali dei nostri nonni, addirittura. Ovviamente questo non vale per tutti (generalizzare non è mai consigliato), ma il fatto che tali posizioni emergano con una certa frequenza è indice di un trend che bisogna invertire. E soprattutto che sui ruoli di genere c’è ancora molto da lavorare.
Le ragazze sono immuni?
Spoiler: no. Non sono solo i “maschietti” a pensare certe cose, anche tra le giovani donne emerge una quota – più piccola ma comunque significativa – che guarda ai gender roles in modo inaspettato. Il 18% di loro infatti concorda con una versione più conservativa del ruolo della donna (contro il 6% delle baby boomer). Un dato che sorprende e non poco, soprattutto se pensiamo che la nostra generazione è cresciuta con un linguaggio molto più esplicito su parità, empowerment e indipendenza. Solo che, alla fine siamo più tradizionaliste delle nostre madri, almeno stando ai sondaggi.
Questo suggerisce che il tema non riguarda soltanto il potere maschile o la cosiddetta “crisi della mascolinità”, ma qualcosa di più ampio: il modo in cui stiamo ridefinendo – o forse ancora cercando di capire – cosa significhi nei fatti oggi costruire una relazione, una famiglia e un equilibrio tra vita privata e lavoro. In altre parole, non è solo una questione di uomini. È un cambiamento culturale che coinvolge tutti.
Smart is the new sexy (ma a casa comando io)
Ma ecco che scatta un vero e proprio cortocircuito, il paradosso che definisce molto bene le contraddizioni della nostra generazione. Per il 41% dei ragazzi di sesso maschile le donne in carriera, che hanno successo sul fronte lavorativo e ricoprono ruoli di spicco, sono più attraenti. L’indipendenza femminile, quindi, è vista come una qualità positiva. Gli stessi però affermano contemporaneamente che, nelle relazioni, è l’uomo a dover avere una posizione dominante quando si parla di prendere decisioni. Insomma: smart is sexy, certo, ma a casa comando io.
Due idee antitetiche che convivono in modo disordinato e che non fanno altro che mettere in evidenza la totale, inequivocabile, confusione che attanaglia praticamente tutti noi. Noi che non sappiamo che pensare, che abbiamo modelli ancor più confusi, che stiamo crescendo in un mondo allo sbando.
Mascolinità e disagio: il ruolo dei social
Una parte di questo cortocircuito riguarda anche il modo in cui noi stessi immaginiamo la mascolinità. Da un lato è ancora forte l’idea (condivisa dal 43% dei giovani uomini) che un “vero” uomo debba essere forte, sicuro di sé, il classico modello dell’uomo “che non deve chiedere mai” e che non lascia trasparire le emozioni. Un modello evidentemente ereditato dal passato. Dall’altro però cresce sempre di più l’idea che l’uomo debba essere sensibile, dolce, premuroso, attento, presente. Che si occupi della casa e della famiglia al pari della donna, che sia rispettoso, molto meno “eroe invincibile” e molto più aperto al dialogo costruttivo.
Il risultato? Molti ragazzi si trovano spaesati nel mezzo di aspettative completamente diverse, come in uno spiazzante tiro alla fune tra due opposti apparentemente inconciliabili.
E i social in tutto questo che ruolo hanno? Un ruolo a dir poco fondamentale. TikTok, YouTube, Instagram e compagnia bella amplificano il disagio facendo da cassa di risonanza a quei creator che giocano proprio su questa confusione. Gli algoritmi propongono contenuti sempre più polarizzanti mostrando podcast e “fuffa guru” che parlano e spiegano come dovrebbero essere gli uomini, le donne, le relazioni, l’amore, ecc. Più i contenuti sono estremi, più l’algoritmo li spingerà e più andranno virali. È così che idee “all’antica”, estremamente tradizionali e – se vogliamo – anche radicali, oltre che patriarcali, stanno di nuovo prendendo piede.
Generazione wannabe: chi siamo?
Ipocrisia, confusione, disagio, spaesamento…E se invece fossimo solo i protagonisti di un’epoca di transizione? Se quella che stiamo vivendo fosse solo una fase di rinegoziazione culturale? Le vecchie categorie di genere non funzionano più, è evidente, e stanno cambiando alla velocità della luce, ma nel frattempo i nuovi modelli che dovrebbero sostituirle non sono ancora del tutto definiti. La contraddizione, forse, è ancora necessaria per noi che ci troviamo nel mezzo e che non abbiamo ancora tutti gli strumenti che servono ad attuare il tanto agognato cambiamento.
Magari siamo semplicemente quei “giovani wannabe” di cui parlano i Pinguini Tattici Nucleari nella loro canzone-manifesto: una generazione boh che non sa ancora di preciso cos’è e come raggiungere quello che desidera. Insomma: stiamo ancora capendo chi vogliamo essere, dateci tempo!