“La Gen Z sarà la più ricca della storia”: perché non ci conviene sperarci

Anche dal cemento nascono i fiori. Quindi, anche se ora non abbiamo prospettive, saremo ricchi?

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Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

Gira voce che saremo una delle generazioni più ricche entro il 2035.

Ci credete? No? Nemmeno io.

Eppure, uno studio di Bank of America afferma proprio ciò, pur rimanendo molto distante dalla realtà che ci ritroviamo a vivere ogni giorno.

“La Gen Z, la più ricca della storia”: in quale universo fantascientifico si trova questa “storia”?

Da un recente studio di Bank of America è emerso come la Generazione Z, entro il 2035, sarà la più ricca di sempre.

Una notizia scioccante che arriva in un contesto in cui noi ci ritroviamo con prospettive davvero pessime, per quanto riguarda il lavoro e la vita.

Se da un punto di vista teorico, come l’eredità dei baby boomer che ci spetta, può anche risultare tutto vero, nella pratica le cose stanno diversamente.

I posti di lavoro sono sempre meno mentre i candidati sempre di più. La disoccupazione giovanile è una minaccia reale e il costo della vita non è proporzionato agli stipendi.

Proprio per questo, ci concentriamo sui nostri hobby e sulla ricerca di un equilibrio casa-lavoro.

Attualmente, la situazione è quella che è. Lo studio è senz’altro lungimirante e in parte vero, ma manca di alcuni fondamenti.

Evviva, siamo ricche! (Teoricamente)

Sulla carta, sorprendentemente, risultiamo come una futura miniera d’oro: viviamo nell’epoca della più alta crescita salariale, ci spettano le eredità dei baby boomer e abbiamo il più alto livello di istruzione.

Secondo la stima, rispetto ai baby boomer, ad esempio, noi guadagniamo il 50% in più. Non ridere, ti ho sentita.

Inoltre, quando la ruota della fortuna ha deciso di girare a nostro favore facendoci crescere durante emergenze mondiali del calibro del Covid-19 o della crisi finanziaria del 2008, noi abbiamo anche appreso (seppur indirettamente) ad avere prudenza in termini finanziari. In poche parole, sappiamo risparmiare.

Ebbene, da questo punto di vista non possiamo negare che, nella sfortuna, il lato bello c’è sempre. Ma ci sono dei “però” grossi come una casa, riguardo questo studio.

È una stima che non corrisponde a tutta la realtà e non tiene conto di vari fattori.

Credo che poche di noi vedano prospettive rosee per il futuro, e ancora di meno che credano che la Gen Z sarà la generazione più ricca.
Dov’è l’errore nel sistema, quindi?

Abbiamo più titoli di studio che certezze

Lo studio è senz’altro condotto con un punto di vista molto lungimirante.

Le eredità che ci spetterebbero non sono dietro l’angolo. Inoltre, non viene fatta differenza tra chi ha la fortuna di avere parenti che lasceranno qualcosa ai nipoti, e chi dovrà semplicemente contare sul proprio stipendio.

Abbiamo anche tante opportunità che ci permettono di completare il ciclo di studi e di proseguire, se vogliamo, con le specializzazioni.

Ciò ha fatto sì che l’asticella si alzasse, di conseguenza, anche le aspettative: oggi è difficile distinguersi dalla massa.

Le pari possibilità per tutti hanno permesso di diminuire il più possibile le disuguaglianze, ma ciò ha anche aumentato il carico sulle nostre spalle.

La difficoltà sta nel trovare il nostro punto di forza che ci può distinguere dagli altri. Le prestazioni che vengono richieste, sia nel mondo del lavoro che nella quotidianità, sono sempre maggiori.

E la necessità di spiccare in mezzo a una folla di candidati esiste poiché i posti di lavoro sono sempre meno.

Il mondo del lavoro è diventato una lotta per conquistare il posto tanto agognato.

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Il livello di istruzione ci ha portato molto in alto… ma gli stipendi sono ancora molto in basso

Entrare nel mondo del lavoro: mission (quasi) impossible

Lo so, se potessimo vivremmo tutte su un’isola deserta a vendere cocco e ballare fino a tarda notte. Ma dato che dobbiamo lavorare, abbiamo adottato qualche accortezza in più.

Siamo costantemente sotto pressione, cercando un modo per distinguerci dalla massa, poiché i candidati per un’azienda sono sempre molti e le posizioni aperte sempre meno.

Rispetto al passato, le figure professionali sono aumentate, ma è calata l’offerta.

Inoltre, le competenze non riconosciute, gli stipendi bassi e le tante richieste ci hanno spinte a puntare sulla qualità del lavoro più che sulla quantità.

Non è infatti un caso che, secondo l’OMS, più della metà di noi sperimenti, o abbia sperimentato, il burnout.

Ecco perché ci concentriamo molto di più sull’equilibrio casa-lavoro: al primo posto c’è sempre la salute mentale. Mentre prima nessuno le dava peso, oggi è fondamentale coltivare anche i propri hobby per affrontare al meglio la vita.

La precarietà del mondo del lavoro è forte e ciò spinge a sentirci meno sicuri e a non riuscire a fare piani troppo lungimiranti.

Insomma, ci troviamo in un contesto in cui l’incertezza economica regna sovrana. Anche se gli stipendi fossero cresciuti, non ci troviamo comunque in un contesto che ci permette di sognare e fare progetti.

I’m not rich, but I live like a millionaire

Che il costo della vita non sia proporzionato agli stipendi non è una novità.

Pensiamo un attimo a una serata media con le nostre amiche: non si può iniziare una serata senza una bella dose di gossip durante l’aperitivo.

Usciamo a cena, e tra un bicchiere di vino e tante risate abbiamo già speso la metà di una giornata lavorativa. Poi, per le amanti della discoteca, non può mancare l’ingresso al club preferito.

E questa è solo una serata. Se ci va di mantenere una vita sociale attiva. Altrimenti possiamo sempre chiuderci in casa e risparmiare i soldi per comprare casa!

Ah già, senza un contratto a tempo indeterminato, trovare una banca che conceda un mutuo è un’impresa doppiamente difficile.

Ad oggi i costi sono aumentati a dismisura, mentre gli stipendi no. Progettare qualsiasi mossa per il futuro è rischioso tanto quanto giocare al casinò di Las Vegas.

Sembra difficile diventare la generazione più ricca della storia in condizioni simili.

La Gen Z, la generazione più ricca di preoccupazioni

Se ci soffermiamo solo sullo studio di Bank of America, possiamo permetterci di sognare un po’.

Ma guardando in faccia la realtà, le cose sono ben diverse: anche mantenere una vita sociale modesta risulta costoso per gli stipendi di oggi.

Il mondo non ci mette a disposizione granché, ciò che vogliamo lo dobbiamo sudare e dobbiamo prepararci a molte porte in faccia.

Non dimentichiamoci la competizione che ormai si è instaurata tra di noi, nonostante siamo tutti speciali a modo nostro.

Oggi, per noi, la vera ricchezza è la salute mentale e il tempo libero. Solo così riusciamo a vedere ancora il positivo della vita e a non lasciarci andare a un futuro sempre più precario.

E se saremo davvero la generazione più ricca della storia, lo diventeremo perché abbiamo capito qual è la vera ricchezza.

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