Abbiamo mai provato il desiderio di trasformare il nostro salotto in una piccola giungla elegante? È uno degli stili più in voga negli ultimi anni, del resto: l’ispirazione giungla urbana, che si ottiene con piante che hanno un portamento selvaggio, come l’asplenio, per portare in casa quel pizzico di verde brillante in più. Ma come si cura? E quali sono le attenzioni che richiede?
Indice
Cos’è l’asplenio: le caratteristiche
Pensiamo a un nido d’uccello creato con foglie lucide e intere: l’asplenio si presenta esattamente così, con le sue fronde a rosetta dal verde intensissimo. Appartiene alla famiglia delle felci, ma il suo aspetto è unico e inconfondibile.
Originario dell’Asia, Africa e Oceania, in natura cresce appoggiato ai tronchi degli alberi, come una vera e propria pianta epifita, un dettaglio che rivela tantissimo sulle sue necessità ambientali.
Le foglie presentano una nervatura centrale scura bellissima da vedere, anche se rispetto alle felci classiche le sue fronde si mostrano intere, nastriformi e dai margini dolcemente ondulati. La specie più diffusa nei nostri appartamenti prende il nome di Asplenium nidus, un capolavoro di eleganza naturale.
Come coltivare l’asplenio
Coltivare questa pianta non è difficile: ha bisogno di poche accortezze costanti per prosperare rigogliosa, soprattutto se riusciamo a ricreare un ambiente a lei congeniale. La temperatura ideale deve mantenersi stabile, possibilmente tra i 18 e i 24 gradi. L’aria secca rappresenta il suo peggior nemico, perciò dovremo ingegnarci per mantenere un buon tasso di umidità attorno al vaso. Le correnti d’aria fredda vanno evitate accuratamente, e la collocazione ideale è un angolo tranquillo e protetto della casa.
Da dove iniziare
Appena portiamo a casa il nostro asplenio, lasciamolo acclimatare con calma ai nuovi spazi: evitiamo trapianti frettolosi e aspettiamo l’arrivo della primavera per qualsiasi operazione di rinvaso. Quando arriva il momento giusto, scegliamo un vaso leggermente più capiente del precedente, con una preferenza per la terracotta per far respirare le radici.
Prepariamo il fondo con uno strato abbondante di materiale drenante, come l’argilla espansa o la ghiaia. Poi possiamo rinvasare la pianta con estrema delicatezza e riempire gli spazi vuoti con il terriccio fresco. Premiamo dolcemente la terra per stabilizzare la felce e procediamo con una prima annaffiatura moderata.
Dove posizionarlo
Per il suo sviluppo, è fondamentale trovare l’angolo perfetto; ricordiamo che apprezza la luce diffusa e indiretta, quindi possiamo posizionarlo vicino a una finestra, e usare una tenda leggera per filtrare i raggi solari. Non posizioniamolo in alcun modo alla luce diretta del sole, perché le foglie si brucerebbero in pochissimo tempo e si riempirebbero di macchie marroni.
Tollera bene la penombra, tuttavia una carenza di luce eccessiva frena la crescita: meglio scegliere un ambiente luminoso ma protetto, dove non avvengono troppi sbalzi termici. Altra cosa importante da tenere a mente è di evitare di tenere il vaso vicino ai termosifoni accesi durante l’inverno o ai condizionatori in estate, fonti dirette di aria troppo secca o troppo fredda.
Terreno e concime
Approfondiamo ora il substrato ideale per la nostra pianta: come anticipato, se riusciamo a ricreare le condizioni in cui prospera, possiamo davvero vederla splendere in modo rigoglioso.
Scegliamo un terriccio universale di ottima qualità, magari da arricchire con abbondante torba e materiali drenanti come perlite o pezzetti di corteccia sminuzzata, una miscela ottima per leggerezza e nutrimento. Il terreno deve rimanere poroso per permettere all’aria di circolare liberamente tra le radici.
Per quanto riguarda la concimazione, la primavera e l’estate rappresentano i momenti chiave della sua crescita. Somministriamo un fertilizzante liquido specifico per piante verdi ogni due o tre settimane, da diluire nell’acqua dell’annaffiatura.
Anche in questo caso suggeriamo di orientare la scelta su prodotti bilanciati, ricchi di azoto, fosforo e potassio, uniti a microelementi preziosi come ferro e zinco. Durante l’autunno e l’inverno, sospendiamo del tutto le concimazioni nel pieno rispetto del naturale e fisiologico riposo vegetativo della felce.
Irrigazione
L’asplenio necessita di un terreno costantemente umido, al riparo però dagli eccessi. Innaffiamo regolarmente, con l’accortezza di aspettare che lo strato superficiale del substrato si asciughi parzialmente prima di procedere di nuovo. Usiamo acqua a temperatura ambiente, preferibilmente piovana, priva di calcare eccessivo.
Se notiamo dei ristagni nel sottovaso, interveniamo subito e curiamoci di svuotarlo dopo ogni singola irrigazione. Nebulizziamo le foglie frequentemente, soprattutto nei mesi più caldi e afosi dell’anno.
L’asplenio va potato?
Non sono previsti grossi interventi invasivi per l’asplenio, che rinnova il suo meraviglioso fogliame spontaneamente, con nuove fronde prodotte direttamente dal centro della rosetta. Il nostro compito si limita a una semplice e attenta pulizia estetica periodica, quindi rimuoviamo le foglie secche, ingiallite o accidentalmente danneggiate: basta reciderle alla base con forbici ben sterilizzate.
È un piccolo gesto, ma aiuta anche a prevenire lo sviluppo delle muffe. Non dimentichiamo poi di spolverare le foglie con un panno morbido inumidito.
Malattie e parassiti
Se curiamo il nostro asplenio, difficilmente incorreremo in qualche insidia, ma può comunque essere soggetto ad alcuni problemi. Ad aiutarci è, come sempre, l’osservazione costante delle foglie: le fronde secche e cadenti indicano una carenza di umidità o annaffiature del tutto insufficienti. In questi casi non ci rimane che procedere con la nebulizzazione della chioma.
Se abbiamo esposto il nostro asplenio in un angolo troppo luminoso, noteremo subito che le foglie risulteranno più sbiadite. Invece, in caso di freddo eccessivo, noteremo che i margini fogliari si arricceranno in modo anomalo.
I parassiti attaccano raramente l’asplenio, tuttavia la cocciniglia può fare la sua comparsa sulla pagina inferiore delle foglie, specialmente in ambienti poco arieggiati. La riconosciamo dalle piccole macchiette brune e dalla consistenza appiccicosa. Rimuoviamola in modo semplice: passiamo delicatamente un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e sapone di Marsiglia, per poi risciacquare con cura ogni singola foglia. Le macchie scure diffuse segnalano invece attacchi fungini, spesso causati da persistenti ristagni d’acqua nel terreno. In quel caso, correggiamo subito l’irrigazione, miglioriamo il drenaggio e valutiamo l’uso di prodotti specifici per salvare la pianta.