Più intossicazioni da salmonella, colpa anche dei troppi antibiotici. Gli esperti spiegano perché e come evitarle

Cresce l’antibiotico resistenza e diventa più difficile trattare le intossicazioni e le infezioni

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Crescono le intossicazioni alimentari e di recente anche in Italia si sono verificati diversi casi che hanno spinto le autorità sanitarie ad innalzare i livelli di guardia e a fornire alcuni consigli alla popolazione per evitarne di nuovi. Ma contemporaneamente aumenta anche la resistenza antibiotica. Ciò che è emerso in queste ore è che tra i due fenomeni esiste una correlazione diretta.
Ecco qual è.

Allarme intossicazioni alimentari in Europa

A lanciare l’allarme sulla crescita delle intossicazioni alimentari in Europa, con particolare attenzione a quelle più comuni causate da salmonella e campylobacter è giunto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). I due enti hanno sottolineato come si tratti di intossicazioni che hanno uno stretto legame con la resistenza antimicrobica nei batteri, che causano queste stesse infezioni e su come questo continui a costituire un problema di salute pubblica in tutto il continente.

Molti casi di salmonella e campylobacter

Come spiegano gli esperti europei, si è riscontrata un’elevata percentuale di campylobacter e salmonella, non solo negli esseri umani, ma anche negli animali destinati alla produzione alimentare. A impensierire gli organi di vigilanza sanitaria è il fatto che le intossicazioni alimentari causate da questi batteri siano collegate ad alcune resistenze ad antibiotici. In particolare, le attenzioni si sono rivolte alla ciprofloxacina, importante per il trattamento di infezioni gravi nell’uomo.

Aumenta la resistenza alla salmonella

“Mentre la resistenza alla salmonella negli animali destinati alla produzione alimentare è stata costantemente elevata, la resistenza alle infezioni umane da salmonella è aumentata negli ultimi anni. Si tratta di una tendenza preoccupante poiché limita l’efficacia delle opzioni terapeutiche disponibili”, riferisce l’ANSA. Non va meglio, però, se si prende in considerazione il campylobacter, la cui diffusione in Europa è tale che la stessa ciprofloxacina non è più raccomandata nella cura delle infezioni nell’uomo e il ricorso a questo principio attivo è ristretto anche nel suo utilizzo negli animali.

Gli antibiotici funzionano sempre meno

Il problema dell’antibiotico resistenza, ormai presente da anni, riguarda anche altri principi attivi contenuti in formulazioni di antibiotici differenti rispetto a quelli a base di ciprofloxacina. Per esempio, come ricorda l’ANSA, “in tutta Europa, un’elevata percentuale di Salmonella e Campylobacter, sia nell’uomo che negli animali destinati alla produzione alimentare, è resistente anche a ampicillina, tetracicline e sulfonamidi. E poi, il rilevamento di batteri E. coli resistenti ai carbapenemi (antimicrobici di ultima istanza per l’uomo) negli animali destinati alla produzione alimentare e nella carne in diversi paesi richiede molta attenzione. Il numero di rilevamenti segnalati è in aumento. In positivo, diversi paesi hanno segnalato un calo della resistenza a specifici antimicrobici nel tempo: per la Salmonella nell’uomo, la resistenza all’ampicillina e alle tetracicline è diminuita significativamente negli ultimi dieci anni, rispettivamente in 19 e 14 paesi. È emersa anche una diminuzione della resistenza alle tetracicline nei polli da carne e all’ampicillina e alle tetracicline nei tacchini. Per quanto riguarda il Campylobacter, la resistenza all’eritromicina, un trattamento di prima linea, è diminuita in diversi paesi nell’ultimo decennio. Tuttavia per l’E. coli i livelli di resistenza ad alcune sostanze nel pollame si sono stabilizzati anziché continuare a diminuire”.

Gli altri da anti-biotico resistenza

I dati sull’antibiotico resistenza, intanto, allarmano anche su altri fronti. Secondo il rapporto Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System (Glass) 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), un’infezione batterica su sei nel 2023 si è rivelata resistente ai trattamenti. A livello più ampio, tra il 2018 e il 2023, la resistenza agli antibiotici è aumentata in oltre il 40% degli antibiotici monitorati, con una crescita media annua tra il 5% e il 15%. I numeri fanno riferimento ai monitoraggi su oltre 100 Paesi e riguardano otto patogeni batterici comuni: Acinetobacter spp., Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Neisseria gonorrhoeae, Salmonella spp. non tifoidi, Shigella spp., Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae.

Dove i farmaci funzionano meno contro le infezioni batteriche

Le situazioni più critiche si registrano in alcune aree del mondo in particolare: nelle regioni del Sud-Est asiatico e del Mediterraneo orientale, dove 1 caso su 3 di infezione è risultato resistente. In Africa, invece, la resistenza interessa una su cinque infezioni. “La resistenza antimicrobica sta superando i progressi della medicina moderna, minacciando la salute delle famiglie in tutto il mondo”, ha sottolineato a fine 2025 Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. “Man mano che i Paesi rafforzano i propri sistemi di sorveglianza sull’Amr, dobbiamo usare gli antibiotici in modo responsabile e garantire a tutti l’accesso ai medicinali appropriati, a diagnosi di qualità e ai vaccini. Il nostro futuro dipende anche dal rafforzamento dei sistemi di prevenzione, diagnosi e cura delle infezioni e dall’innovazione di antibiotici di nuova generazione e test molecolari rapidi al punto di cura”.

Come usare gli antibiotici in modo consapevole

Tra i batteri Gram-negativi più insidiosi c’è l’E. coli insieme al K. Pneumoniae ritenuti responsabili di infezioni sanguigne tra le più gravi, spesso associate a sepsi, insufficienza d’organo e morte. Particolari appelli alla massima attenzione provengono dagli urologi. “Dobbiamo intervenire subito, preservare l’efficacia delle terapie antibiotiche e promuovere una cultura di stewardship è oggi un dovere etico e clinico. L’urologia può e deve essere protagonista di questa battaglia”, ha esortato Giuseppe Carrieri, presidente della Società italiana di urologia, in occasione dell’ultima conferenza ‘Antibiotico-resistenze in Urologia’, confermando l’esigenza di monitoraggi più attenti e maggiore consapevolezza nel ricorso ad antibiotici.

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