Crans-Montana, super-antibiotico per i feriti: come funziona e a cosa serve

Il medicinale, frutto del mix di due medicinali molto potenti, non è commercializzato in Italia, ma è stato ordinato all'estero. In arrivo fiale dalle scorte di altri ospedali italiani

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Un antibiotico di ultima generazione, non ancora in commercio in Italia, ma in arrivo in Regione Lombardia, dove l’Amministrazione ne ha fatto richiesta per curare i feriti di Crans-Montana, ricoverati presso l’ospedale di Niguarda. È un mix di due potenti farmaci, che sarà fondamentale per il trattamento dei ragazzi che hanno riportato gravi ustioni nell’incendio di Capodanno, presso il locale Le Constellation. Ad annunciarne l’arrivo è stato è stato Guido Bertolaso, assessore regionale lombardo al Welfare.

Cos’è il nuovo antibiotico di ultima generazione

“Come evidenziato fin dalle prime ore dal team clinico che si sta occupando dei ragazzi feriti a Crans-Montana, i pazienti con gravi ustioni sono estremamente esposti al rischio di infezioni, in particolare all’apparato respiratorio quando questo risulta interessato dall’inalazione di fumi”, ha spiegato Bertolaso, che ha chiarito di cosa si tratta: “Gli specialisti hanno individuato la necessità di ricorrere a un antibiotico di ultima generazione che associa sulbactam e durlobactam, una terapia altamente specialistica e non di uso comune”.

Come funziona il farmaco innovativo

Il farmaco, che sarebbe in particolare destinato a un giovane ricoverato al Policlinico di Milano, serve quindi a trattare l’esposizione a rischio infezioni. Il nome commerciale del farmaco è Xacduro: ha autorizzato negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration, l’ente regolatore dei farmaci per gli USA, ma non è ancora commercializzato in Italia. La Lombardia, quindi, si è attivata per l’importazione dall’estero, attraverso la ditta che lo produce. Nel frattempo, però, ha chiesto agli ospedali italiani che già ne dispongono alcuni quantitativi, di poterli ricevere per fronteggiare l’emergenza. Tra questi c’è anche il San Martino di Genova.

In arrivo quantitativi anche da Genova

“Humanitas ha contribuito con una fornitura immediata e ulteriori dosi del farmaco sono state messe a disposizione dall’ospedale San Martino di Genova grazie a un trasporto effettuato da Areu”, ha spiegato l’assessore Bertolaso. A confermare è stato anche l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del nosocomio ligure: l’antibiotico “mette insieme due potentissimi inibitori (sulbactam e durlobactam) delle carbapenemasi che vengono prodotte dall’acinetobacter resistente. Questo ceppo – per cui è stato richiesto questo potentissimo antibiotico – è di fatto resistente a tutti gli antibiotici disponibili. L’unico farmaco attivo e che funziona è questo mix sulbactam e durlobactam, che anche noi al San Martino abbiamo, e appena mi hanno chiamato i professori Bandera e Grasselli” del Policlinico di Milano “l’abbiamo prestato immediatamente. La dimostrazione che il SSN è sì regionale, ma è nazionale. La capacità di aiutarsi fa grande il SSN”, ha sottolineano Bassetti all’Adnkoronos.

Il pericolo dell’antibiotico-resistenza

Il caso di Cran Montana, però, torna a far luce anche su un altro problema: l’antibiotico-resistenza. “Oggi le infezioni da batteri multiresistenti colpiscono i pazienti in ospedale e il paziente ustionato è particolarmente suscettibile ad essere colpito da queste infezioni perché la pelle è il primo meccanismo di difesa e se manca i batteri entrano nel sangue con il rischio di infezioni gravi – ha spiegato ancora Bassetti – Va ricordato che l’acinetobacter baumannii resistente ai carbapenemi è un microrganismo che ha una mortalità superiore al 30-40%. Speriamo che questo antibiotico possa aiutare i feriti”.

Per i feriti anche il gel israeliano

Per curare i feriti di Crans-Montana, intanto, viene utilizzato anche un altro medicinale innovativo: si tratta di un gel a base di concentrato di enzimi, presi dal gambo dell’ananas, con la bromelina come principio attivo.  È una sostanza che contiene enzimi capaci di sciogliere le lunghe catene di proteine in unità più semplici (proteolitici), permettendo di rimuovere i tessuti danneggiati dalle ustioni (escara) nell’arco di alcune ore. Il farmaco viene somministrato dai medici dell’Ospedale Niguarda di Milano per trattare le ustioni profonde degli 11 ragazzi ricoverati dopo l’incendio di Capodanno. A disporne era il Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Villa Scassi, che ha inviato al nosocomio di Milano i 15 flaconi di gel necessari per velocizzare e semplificare le operazioni sui giovani. Si tratta di un gel di cui solo poche strutture dispongono nelle proprie scorte e che ha un costo elevato: le 15 fiale inviate al Niguarda hanno un valore di circa 20mila euro. A sviluppare il prodotto è l’azienda israeliana MediWound: “Quello di Genova, tra i primi in Italia a sperimentare questo trattamento innovativo, è uno degli otto centri nazionali certificati dall’European Burns Association per standard qualitativi di altissimo livello”, come ricorda Rainews24.

Ideazione israeliana, produzione europea

Il farmaco può essere disponibile sia sotto forma di polvere che in gel. In Italia viene commercializzato dalla Mediwound Germany in due dosaggi, entrambi a carico del Servizio Sanitario Nazionale. È stato autorizzato dal 2012 in tutti i Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa. Per essere somministrato è necessaria una prescrizione medica e può essere fornito solo nei centri che trattano grandi ustionati, tramite operatori sanitari formati. Nell’elenco dell’AIFA, l’Agenzia Italia per il Farmaco, si legge che per il dosaggio di 2 grammi è “cessata la commercializzazione definitiva” dall’ottobre 2025; per il dosaggio da 5 grammi sono segnalati “problemi produttivi” e il 21 novembre 2025 l’Aifa ha rilasciato “autorizzazione all’importazione alle strutture sanitarie per analogo autorizzato all’estero”. Si tratta, quindi, di una misura che “viene applicata nei casi estremi in cui non risultino alternative terapeutiche valide sul mercato italiano”, proprio per la scarsità del prodotto.

Come agisce il gel

L’obiettivo del gel è quello di evitare un fenomeno altrimenti piuttosto comune: la formazione, nei grandi ustionati, di una crosta dura sulla pelle bruciata, che anziché proteggere dai batteri, li attira. In questo modo si rischiano infezioni nel sangue e, di conseguenza e nei casi più gravi, anche potenziali sepsi. Per evitare il fenomeno fino a qualche tempo si poteva intervenire solo a livello chirurgico, mentre oggi il nuovo gel consente un approccio meno invasivo: è sufficiente, infatti, una applicazione del prodotto per circa 4 ore, per poi procedere con la sua rimozione, tramite un semplice lavaggio con acqua, che elimina lo strato necrotico.

 

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