Allarme sifilide anche in Italia, boom di casi tra gli adolescenti. Le raccomandazioni degli esperti

L’infettivologo Matteo Bassetti ricorda i pericoli e raccomanda l’uso del preservativo come miglior strumento di difesa

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

La sifilide, considerata una malattia di altri tempi e ormai scomparsa, torna a riaffacciarsi e lo fa con numeri in crescita, non solo all’estero. L’ultimo allarme in ordine di tempo è stato rilanciato dall’infettivologo Matteo Bassetti, alla luce delle crescenti infezioni che non riguardano solo Paesi come quelli del Sud America (in particolare il Perù), dove la malattia sessualmente trasmissibile sta creando problemi anche alla sanità pubblica.

L’allarme sifilide lanciato da Matteo Bassetti

Una sifilide non curata, infatti, “può fare problemi”, ha sottolineato il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. L’infettivologo ha spiegato come il problema non conosca confini, ma sia “a livello mondiale. A preoccupare è soprattutto l’attuale condizione che sta vivendo il mondo latino americano, con una preoccupazione che “arriva dal Sud America, esattamente dal Perù. Ma anche in Italia “c’è un aumento impressionante di casi soprattutto tra i più giovani, parliamo anche di 15-16-17enni”.

Sifilide: malattia e rischi

La sifilide è un’infezione sessualmente trasmessa e causata dal batterio Treponema pallidum, che può contagiare tramite contatto diretto, in particolare attraverso rapporti sessuali o contatti oro-genitali. In un video pubblicato sui propri account social, Bassetti spiega che “è una malattia sessualmente trasmessa che se curata bene non dà problemi. Ma se non viene identificata bene, con i test, può dare problemi”.

I campanelli d’allarme e le fasi della malattia

Come ricordano gli esperti, l’infezione può presentare fasi differenti: durante la prima generalmente è caratterizzata dalla comparsa di una piccola piaga, chiamata sifiloma, in coincidenza con il punto nel quale batterio entra nel corpo. Spesso la lesione guarisce spontaneamente in poche settimane, quindi non desta preoccupazione, anche se la malattia può continuare a progredire verso forme più severe. Accade, infatti, che si presentino eruzioni cutanee, spesso sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, accompagnate da sintomi simili a quelli influenzali. Se non diagnosticata a curata, la sifilide può rimanere apparentemente latente, anche per anni, mentre il batterio prosegue nella sua azione dannosa a carico di organi come cuore, vasi sanguigni e sistema nervoso centrale.

Come si effettua la diagnosi

Alla comparsa dei sintomi e in presenza di una sospetta sifilide, occorre procedere con esami diagnostici mirati, come l’analisi della lesione nelle fasi iniziali o analisi del sangue, che generalmente mostrano una positività all’infezione dopo circa quattro settimane dall’infezione. Se la diagnosi di sifilide viene confermata, il trattamento prevede di consuetudine il ricorso ad antibiotici, secondo quanto indicato dalle linee guida sanitarie internazionali, in particolare con la somministrazione di penicillina. Va ricordato, però, che la cura mira a eliminare l’infezione, ma non è in grado di cancellare eventuali danni permanenti causati dalla malattia se rimasta latente, come per la cosiddetta “neurosifilide”.

Una malattia in aumento

I dati della diffusione della sifilide, dunque, mostrano un aumento iniziato già da qualche tempo. Nel 2023 si sono registrati incrementi per questa malattia, così come per tutte le principali infezioni sessualmente trasmesse. Un report dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, mostrava una crescita delle segnalazioni non solo per gonorrea e clamidia, ma anche sifilide primaria-secondaria che già tre anni fa aveva raggiunto il record più alto del 27,9% rispetto a quello precedente, che risaliva al 2016.

Diagnosi in crescita

Sempre nel 2023 le diagnosi di gonorrea erano cresciute dell’83%, quelle di sifilide primaria e secondaria del 25%, mentre la clamidia aveva registrato un +21%. A preoccupare è la diffusione soprattutto tra la popolazione più giovane, compresa nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, oltreché tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) e le persone con più partner sessuali. A crescere negli anni è stato anche il numero di diagnosi tra i cittadini stranieri, che lascerebbe intendere, come riporta il report del Sistema di sorveglianza dell’Iss che dal 1991 monitora le principali IST batteriche e virali in Italia, che ci siano anche diseguaglianze nell’accesso a campagne di prevenzione e screening diagnostici precoci.

La necessità della prevenzione

Da qui l’importanza di un rafforzamento delle azioni di contrasto alle infezioni, prima della loro insorgenza sotto forma di patologie, che fino a qualche anno fa erano considerate ormai sotto controllo. L’esigenza diventa ancora più impellente, secondo gli esperti, per le fasce più esposte di popolazione, come i giovani e gli MSM, proprio per la maggior propensione a rapporti sessuali non protetti. Da qui il monito di Bassetti: “il preservativo rimane lo strumento migliore per difendersi da tutte le infezioni sessualmente trasmesse, compresa la sifilide”.

La sifilide e la trasmissione madre-figlio

Non va poi dimenticato che “Una madre infetta può trasmettere la sifilide al nascituro durante la gravidanza (via transplacentare), attraverso il passaggio nel canale del parto e con l’allattamento”, come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità. “Il rischio di trasmissione madre-feto è basso prima del 3° mese e aumenta con il progredire della gestazione, il fattore più importante nel determinare la probabilità di trasmissione verticale è lo stadio della sifilide nella mamma: probabilità alta in caso di madre con sifilide primaria o secondaria, intermedia in caso di madre con infezione latente, bassa in caso di infezione tardiva. La gravità dell’infezione fetale non trattata è tanto maggiore quanto più precoce è l’infezione. Oltre la sifilide congenita, le conseguenze includono complicanze ostetriche quali l’aborto tardivo, la morte in utero, l’idrope fetale, il ritardo della crescita e il parto pretermine”, spiega ancora l’ISS.

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