Giovane, carino e piuttosto occupato ad essere un campione! Kimi Antonelli è il più giovane campione del mondo di Formula 1 e, chi non lo conosce, può cercarlo sui motori di ricerca, per capire la portata del fuori classe celebrato anche con doodle ad hoc. Il campione del mondo di Formula 1 riceve ancora un budget mensile deciso con la famiglia. Una scelta che può sembrare insolita, ma che apre una riflessione sul valore educativo della paghetta e sull’importanza di imparare a gestire il denaro da ragazzi.
Un ragazzo d’oro, letteralmente parlando, che pur vantando contratti milionari, prende una paghetta mensile da mamma e papà. Certamente non sarà la paghetta di noi comuni mortali che, ai tempi, la spendavamo per l’ennesima bustina di figurine o per una bibita in più, ma la sua funzione è la stessa. Per questo, ora che siamo dall’altra sponda, quella del bancomat e di questa casa non è un albergo, ci chiediamo se sia giusto dare la paghetta ai nostri figli, quando, quanto e se in funzione di qualcosa. Il dibattito, insomma, si è riacceso con Kimi Antonelli e con la scelta dei suoi genitori.
Ma partiamo dall’inizio.
Andrea Kimi Antonelli è figlio d’arte, suo padre, Marco Antonelli è un ex pilota e il suo amore per i motori lo ha spinto a creare AKM Motorsport, una squadra impegnata nelle competizioni motoristiche e nella crescita di giovani talenti; la mamma si chiama Veronca Pomaro ed attualmente lavora nella stessa azienda con mansioni legate all’organizzazione e alla logistica. Prima, quando il successo del figlio era ancora un miraggio, la mamma lavorava alle Poste, mentre il papà ha fatto tanti lavori, tra i quali il camionista. Il successo del figlio, apparentemente, non ha stravolto il loro modo di agire da genitori comuni, sino a concedere al figlio una paghetta mensile a budget concordato ma non più negoziabile: se la cassa si prosciuga prima del tempo previsto, i genitori sono stati chiari: «Se arrivi ad agosto che hai già speso tutto ti arrangi per le vacanze».
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La paghetta: un esercizio di autonomia
Abbiamo preso in prestito il coraggio di mamma e papà di Kimi per parlare della paghetta. Coraggio perché, oggi, di fronte alle continue richieste dei nostri figli, che fanno il lavoro di figli appunto, noi non sempre abbiamo il tempo e la lucidità mentale per di fare quello dei genitori. E, ahinoi, tra i nostri compiti ci sono i famosi No. No, la penna cancellabile te l’abbiamo comprata ieri. No, la pizza di sabato non è replicabile perché hai già speso tutto. No, non ti diamo altri soldi, hai scelto di comprare altro.
Non è tanto il dare la paghetta a crearci difficoltà, ma il fatto di capire quando darla, quanto dare, cosa fare se i soldi finiscono prima, se dover lasciare i figli liberi di acquistare ciò che vogliono. È facile fermarsi all’apparenza e pensare che la paghetta sia semplicemente una somma di denaro concessa dai genitori. Ma, in realtà, la paghetta ha un valore educativo.
La paghetta insegna a a gestire un budget significa assumersi la responsabilità di fare delle scelte, decidere a cosa dare priorità, rinunciare a qualcosa quando le risorse finiscono. Sono competenze che serviranno per tutta la vita e che non dipendono dal reddito della famiglia né da quello dei figli. In questo senso, la storia di Antonelli assume un significato diverso, non racconta un giovane campione controllato dai genitori, ma una famiglia che ha cercato di trasmettergli un principio semplice: anche quando il denaro non manca, imparare a dargli un valore resta importante.
La paghetta serve davvero? La tecnica del paletto
Daniele Novara è una figura particolarmente autorevole nel settore dell’infanzia e dell’adolescenza, e, anni fa, ha parlato della tecnica del paletto collegata anche alla concessione della paghetta.
Egli dice che il paletto è uno strumento pedagogico da applicare nella relazione con i nostri figli adolescenti. Non è un divieto ma uno spazio entro il quale muoversi, negoziare, scegliere, confrontarsi, entro, appunto, un limite stabilito. Un ambiente di crescita, dove i ragazzi imparano a diventare autonomi, a diventare più grandi, responsabili, imparano ad esporsi, a rinunciare, a capire le priorità, ma dentro un perimetro sicuro. Ora vediamo come il dottor Novara la inserisce nella famosa paghetta mensile.
Il paletto, in questo caso, sta nel budget che deve essere concordato prima, e che non può essere rivisto in itinere, una cifra che ovviamente non è uguale per tutte le famiglie. Essa dipenderà dalla disponibilità economica della famiglia e dall’età del figlio. La paghetta, soprattutto all’inizio, dovrà essere data in contanti, in modo che il ragazzo/ragazza, possa verificare concretamente ciò che spende.
La paghetta è il limite entro il quale il figlio/figlia potrà fare le sue scelte ma il paletto non si limita alla cifra. Esso può anche coincidere con l’esclusione di una serie di beni che non possono essere comprati con quei soldi: pensiamo ad alcuni giochi o all’alcol ed ovviamente al fumo. La tecnica del paletto offre uno spazio di libertà per i figli, ed aiuta nell’esercizio della negoziazione, entro i limiti costruiti in precedenza.
Le regole perché la paghetta diventi davvero educativa
Non tutti gli esperti hanno la stessa visione, ma tutti concordano sulla funzione educativa della paghetta e sulla necessità di regole prestabilite. Ci sono però alcuni principi condivisi:
- stabilire in anticipo un importo;
- concordare una cadenza regolare;
- chiarire quali spese rientrano nella paghetta e quali restano a carico della famiglia;
- non intervenire se finisce troppo presto, trasformando l’errore in un’occasione di apprendimento;
- non usare la paghetta come ricompensa automatica per le proprie responsabilità.
Forse è proprio questo l’aspetto più interessante della storia di Kimi Antonelli. In una società in cui tutto sembra immediato e disponibile, i suoi genitori hanno scelto di insegnargli che anche il denaro ha dei limiti e che imparare a rispettarli è parte della crescita. Una lezione che vale per un campione del mondo di Formula 1, ma anche per qualunque ragazzo stia muovendo i primi passi verso l’autonomia.