Figura storica della nostra politica, Emma Bonino si è spenta all’età di 78 anni l’11 settembre del 2026, dopo un ricovero a seguito di un’insufficienza respiratoria. Era nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948: la sua fu una vita dedicata ai grandi ideali che ha sempre percorso, ma che non è stata esente da difficoltà. Nel 2015 aveva ricevuto la diagnosi di tumore al polmone, che aveva superato dopo molti anni, ma negli ultimi anni della sua vita aveva subito diversi ricoveri per problemi respiratori.
Emma Bonino, quando ha iniziato a fare politica
Il suo impegno politico iniziò ufficialmente nel 1975, quando, già attiva come militante per i diritti delle donne, fu tra le fondatrici del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA), organismo impegnato a fornire informazione e assistenza su contraccezione, sterilizzazione e aborto. All’epoca, per rivendicare con forza la necessità di leggi giuste sull’aborto, si autoaccusò del reato di procurato aborto, fatto che sancisce un atto simbolico di disobbedienza civile.
Già nel 1976 il nascente Partito Radicale si presentò per la prima volta alle elezioni politiche: Emma Bonino — capolista in diverse circoscrizioni — venne eletta alla Camera dei Deputati a soli 28 anni e 12855 preferenze nella circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, insieme ad altri esponenti radicali. Questo dato segna ufficialmente l’inizio della sua carriera parlamentare: la sua presenza in politica trascende l’attivismo e diventa parte integrante delle istituzioni.
I primi impegni politici
Nelle elezioni del 1979 venne rieletta alla Camera con un notevole aumento di consensi (33595 preferenze) e, poche settimane dopo, eletta al Parlamento Europeo con 51445 voti nella circoscrizione Italia nord-occidentale.
Negli anni seguenti ampliò i suoi orizzonti di impegno: sostenne campagne per referendum, per i diritti civili e per la pace, e cominciò a muovere i primi passi verso l’idea di una Corte penale internazionale, tema che diventerà centrale nel suo percorso politico-umanitario.
Nel 1981 fu tra i promotori dell’associazione internazionale Food and Disarmament International, impegnata contro le grandi crisi alimentari e per la difesa del diritto alla vita. In tale veste nel 1986 organizzò un convegno internazionale che lanciò il “Manifesto dei Capi di Stato contro lo sterminio per fame”.
L’impegno di Bonino — a tratti radicale, pacifista, umanitario e fortemente europeista — già negli anni ’80 segnava una cifra distintiva della sua azione politica che unisce diritti civili, diritti umani e visione internazionale.
La carriera in Parlamento
Nei decenni successivi, Emma Bonino consolidò la sua carriera: eletta ripetutamente alla Camera e al Parlamento Europeo, e poi — negli anni Novanta — nominata Commissione Europea per la tutela dei consumatori, la pesca e gli aiuti umanitari.
Ancora nel 2006 venne scelta come Ministro nel Governo nazionale, con deleghe al Commercio Internazionale e alle Politiche Europee. Infine, tra il 2013 e il 2014 ricoprì la carica di Ministro degli Affari Esteri, ruolo che la portò a rappresentare l’Italia su scala globale.
Nonostante i numerosi incarichi e i tanti passaggi, Bonino ha sempre mantenuto una coerenza di fondo: difesa delle libertà individuali, giustizia internazionale, diritti civili e volontà di un’Europa unita e solidale.
In oltre cinquant’anni di impegno politico — dal 1975 fino alla sua morte — Emma Bonino si è distinta per una costanza quasi rara: non sempre in prima linea, ma sempre presente, con nuovi ruoli, nuove battaglie e nuove responsabilità.
Il 2025 la vide insignita della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bra, sua città natale: un riconoscimento che, come spiegò l’Amministrazione, voleva celebrare “il suo impegno e il suo attivismo in tema di diritti umani, giustizia, promozione della democrazia e della libertà di scelta e di espressione”.