Una separazione non accettata.
Due bambini uccisi.
Un padre che si trasforma in assassino e poi si toglie la vita.
Succede a Mesenzana, in provincia di Varese, il 24 marzo 2022.
Andrea Rossin uccide i suoi figli, Giada di 13 anni e Alessio di 7, all’interno dell’abitazione di via Pezza, dove i due bambini si trovavano con lui. La coppia si era separata da poche settimane.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri e riferito dalla Procura di Varese, i due figli vengono colpiti con un’arma da taglio, raggiunti al cuore. Dopo averli uccisi, l’uomo si suicida.
La sera precedente era stata la madre, Luana, ad accompagnare i figli a casa del padre. Una dinamica che rientrava nella gestione quotidiana dei bambini dopo la separazione.
La mattina successiva, intorno alle otto, Luana torna nell’abitazione per portarli a scuola. È lei a trovare i corpi dei figli. È lei a dare l’allarme. Viene soccorsa e trasportata in ospedale per un malore.
Giada e Alessio frequentavano la stessa scuola, a poche centinaia di metri da quella casa. Il più piccolo partecipava alle attività dell’oratorio, la sorella aveva da poco concluso il suo percorso di catechismo.
Una comunità intera, quella di Mesenzana, meno di duemila abitanti, si ritrova improvvisamente travolta da una tragedia che lascia senza parole. “Un crimine efferato che sconvolge tutta la nostra comunità”, dichiara il sindaco Alberto Rossi.
Ma al di là delle parole, resta un dato che non può essere ignorato: due bambini sono stati uccisi dal loro padre. E una madre è stata condannata a sopravvivere.
Sono passati quattro anni. Quattro anni da quel giorno. Quattro anni da quando Luana ha smesso di essere la mamma dei suoi bambini come lo era prima. Quattro anni da quando non può più vederli, non può più toccarli, non può più stringerli. Perché qualcuno, una persona di cui si fidava, il padre dei suoi figli, ha deciso di ucciderli.
Oggi Luana li ricorda così. Con parole che non fanno rumore, ma arrivano dritte dove fa più male. E il dolore non passa. Non passa mai. Ce lo siamo dette, ce lo siamo scritte.
È un dolore che va a ondate. Ci sono giorni in cui ti svegli e ti manca il respiro. Altri in cui provi ad andare avanti. Ma la verità è una sola: non passa.
È quello che tanti genitori lo chiamano: l’ergastolo del cuore. Un ergastolo emotivo. Una condanna perpetua a convivere con un’assenza che non si colmerà mai.
Si sopravvive. Ma la vita resta ferma lì. A quel giorno.
A quella mattina del 24 marzo 2022, quando Luana entra in quella casa per accompagnare i suoi figli a scuola. E li trova. Alessio a terra. Giada a letto, con le mani sul petto. E da quel momento tutto si spezza.
Noi queste storie continuiamo a raccontarle. Sapendo che non possiamo togliere quel macigno dal cuore di chi resta. Sapendo che non esistono parole capaci di guarire. Ma continuiamo a raccontarle perché è necessario.
Perché se anche solo una donna, anche solo un bambino, potrà salvarsi grazie a queste parole, allora avremo fatto la differenza. E allora forse c’è una cosa che possiamo fare tutti. Non lasciarli soli.
Perché il dolore degli altri fa paura. Ci mette a disagio. E la tentazione è sempre quella di allontanarlo. Ma il dolore non si attacca. L’indifferenza sì.
E forse è proprio restando, ascoltando, condividendo, facendo sentire la nostra presenza, che possiamo aiutare chi è stato condannato a portarlo per tutta la vita.
Anche quando sembra impossibile. Anche quando non sappiamo cosa dire. Perché a volte non servono parole. Serve esserci. Sempre.
Le parole di Luana:
Sono passati 4 anni da quel maledetto 24 marzo.. Da quando i vostri cuori hanno smesso di battere e anche il mio con il vostro … Eravate luce nella mia vita, le vostre risate, la vostra dolcezza i vostri sogni cancellati in un attimo da chi doveva solo proteggervi. Ma l’amore, quello che ci unisce non riuscirà mai nessuno a cancellarlo anzi diventerà sempre più grande fino a quando ci rincontreremo… Ciao amori miei… La vostra mamma per sempre❤️💙