Un altro allarme che non suona: Jessica uccisa dall’ex compagno

Aveva denunciato, lui aveva il braccialetto elettronico. Ma il sistema di protezione non ha funzionato, ancora una volta

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Irene Vella

Giornalista, Storyteller, Writer e Speaker

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Un’altra donna è stata uccisa da un uomo che non doveva neanche trovarsi vicino a lei. Si chiamava Jessica Custodio de Lima Stappazzollo, aveva 33 anni, era brasiliana e viveva da circa un anno e mezzo in un appartamento di via Silvio Pellico, a Castelnuovo del Garda.

Lì, nella notte tra domenica e lunedì, è stata trovata senza vita, colpita da un numero “smisurato” di coltellate, secondo le prime parole della Procura di Verona. A ucciderla è stato l’ex compagno Douglas Reis Pedroso, 41 anni, anche lui brasiliano, già noto alle forze dell’ordine per maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale e abuso di alcol e stupefacenti.

Era sottoposto a divieto di avvicinamento e divieto di dimora nel Comune di Ponti sul Mincio, dove la donna risultava domiciliata. A suo carico anche un codice rosso attivo e l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico. Ma al momento del fermo non lo aveva più. I carabinieri stanno ancora cercando il dispositivo, mentre l’apparato ricevente destinato alla vittima è stato trovato nascosto nel garage della madre dell’uomo. Una scoperta che apre interrogativi enormi su controlli, sorveglianza e funzionamento del sistema di protezione. Jessica aveva già denunciato il compagno in passato per violenze domestiche, salvo poi ritirare la denuncia. Ad aprile 2025 l’uomo era stato arrestato per averla picchiata e trascinata sull’asfalto, colpendola con pugni e con una chiave. Dopo pochi mesi era tornato libero, con misure cautelari che, come troppe volte accade, non sono bastate.

A lanciare l’allarme sono stati gli amici della vittima, che non la sentivano da sabato. Quando i carabinieri hanno sfondato la porta dell’appartamento, hanno trovato il corpo di Jessica ormai senza vita. Il coltello era nell’auto di Douglas, che aveva chiamato i militari annunciando l’intenzione di togliersi la vita.

Secondo il comandante provinciale dei Carabinieri Claudio Papagno, l’uomo “appariva in stato confusionale, sotto effetto di alcol e droga”. Il sindaco di Castelnuovo, Davide Sandrini, ha espresso dolore e indignazione: “Siamo profondamente scossi per questo gravissimo fatto e vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza alla famiglia di Jessica. Giovedì sera, 30 ottobre, ci ritroveremo davanti al municipio per ricordarla”.

Un paese intero che si stringe nel silenzio, mentre restano aperte le domande più dolorose: dov’era lo Stato, mentre Jessica moriva? Dov’erano i controlli, le sirene, le tutele promesse?

Quando il braccialetto suona, è già tardi
C’è qualcosa che non va.
Perché Jessica non è la prima.
Perché Miriam, ad aprile, è stata uccisa nello stesso modo: anche il suo assassino aveva un codice rosso, anche lui un braccialetto elettronico. Gli avevano concesso due ore di permesso, ha preso un treno, ha raggiunto la sua ex moglie e l’ha ammazzata.
Il braccialetto ha suonato solo dopo, quando si è schiantato contro un muro.
Lei era già morta.

E oggi è successo di nuovo.
Jessica aveva denunciato, aveva chiesto aiuto, aveva un dispositivo che doveva proteggerla.
Ma il braccialetto elettronico ha smesso di essere un presidio di sicurezza per diventare l’ennesimo simbolo dell’inefficienza.
Un allarme che non scatta, una pattuglia che non arriva, un sistema che si accende solo dopo la tragedia.
Un dispositivo non basta se dietro non c’è un protocollo immediato, una rete umana che risponde in tempo reale, un controllo vero.
Non basta “indossarlo”, se nessuno verifica che sia acceso.
Non basta “vietare”, se chi viola il divieto resta libero.

Ogni volta che un braccialetto suona in ritardo, non è un guasto tecnico: è un fallimento di Stato, perché la tecnologia da sola non salva, se non c’è chi ascolta, chi interviene, chi crede che la vita di una donna valga più della burocrazia.
Finché non capiremo che un braccialetto non sostituisce la protezione, continueremo a contarle.
Una ogni tre giorni, una dopo l’altra, sempre troppo tardi.
Perché quando il braccialetto suona, lei è già morta.

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