Il ritorno del cemento perché la Gen Z si è innamorata del brutalismo

Dalla materia grezza ai nuovi interni, lo stile più discusso del Novecento torna a parlare ai giovani

Pubblicato:

Sabia Romagnoli

Designer del prodotto industriale

Designer del prodotto industriale, ama analizzare tendenze e soluzioni innovative ed è sempre alla ricerca di idee per rendere unici gli spazi.

Nel panorama estetico del 2026, un fenomeno solo in apparenza contraddittorio ha conquistato i feed social, le gallerie d’arte e soprattutto le scelte di interior design della Generazione Z: il ritorno del Brutalismo. Uno stile che per decenni è stato percepito come freddo, divisivo, persino respingente, oggi vive una seconda vita.

Ma non si tratta di un revival nostalgico. Per i nativi digitali, il Brutalismo non è solo un’estetica: è un manifesto di autenticità, un ritorno alla materia grezza in un mondo sempre più filtrato, levigato, artificiale.

Una storia di etica prima che di estetica

Per capire il fascino attuale, bisogna tornare alle origini. Il Brutalismo nasce nel secondo dopoguerra, tra gli anni Cinquanta e Settanta, come declinazione radicale del Movimento Moderno. Il nome non deriva dall’aggettivo “brutale”, ma dal francese béton brut, cemento a vista: un’espressione usata da Le Corbusier per descrivere l’onestà dei materiali.


Architetti come Alison e Peter Smithson progettarono edifici che non nascondevano nulla: tubature visibili, impronte delle casseforme ancora impresse nel cemento, strutture portanti lasciate intenzionalmente esposte.

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Dettagli di facciata in cemento a vista raccontano l’estetica dell’imperfezione tipica del Brutalismo.

Era un’architettura profondamente sociale ed etica. In un’Europa da ricostruire, il cemento rappresentava una soluzione economica, democratica, solida. Università, edifici pubblici, complessi residenziali come la celebre Unité d’Habitation nascevano per mettere la funzione e la comunità davanti alla decorazione borghese.
Con il tempo, però, la scarsa manutenzione e l’associazione con l’austerità statale ne hanno compromesso l’immagine, trasformando molti edifici brutalisti in icone di un immaginario distopico.

Lo stile e la celebrazione dell’imperfezione

Il Brutalismo che affascina la Gen Z nel 2026 conserva la sua forza monumentale, ma si adatta alla scala domestica. I tratti distintivi restano la ripetizione modulare, le geometrie nette e soprattutto la verità materica. Qui non c’è spazio per le imitazioni: se sembra cemento, deve esserlo davvero.
Le superfici sono scabre, irregolari, segnate. La palette cromatica ruota intorno ai grigi, ai toni della terra, ai metalli ossidati.

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Spazi interni brutalisti dove il cemento diventa protagonista e la luce scolpisce volumi monumentali.

Negli interni questo si traduce in tavolini monolitici che sembrano blocchi estratti da una cava, lampade architettoniche dalle forme compatte, pareti lasciate intenzionalmente prive di intonaco. È un’estetica che rifiuta la delicatezza. I mobili sono pesanti, stabili, progettati per durare.
C’è una bellezza silenziosa nel modo in cui la luce colpisce una superficie irregolare di cemento, creando ombre profonde e mutevoli che cambiano durante il giorno e rendono lo spazio vivo, nonostante la sua apparente immobilità.

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Volumi monumentali e superfici compatte definiscono un’architettura brutalista dal forte impatto visivo.

Una ribellione all’estetica “instagrammabile”

Ma perché proprio la Generazione Z, cresciuta tra schermi touch e algoritmi, si sente così attratta da questa durezza? La risposta sta in una reazione netta alle estetiche dominanti degli anni precedenti.
Per molto tempo il design è stato governato da uno stile pensato per funzionare in foto: colori pastello, superfici lisce, materiali leggeri, ambienti curati per apparire perfetti sullo schermo, ma spesso poveri di esperienza tattile.

Il Brutalismo è l’antitesi di tutto questo. È una presa di distanza dalla gentrificazione estetica, dal decorativo fine a sé stesso. In un mondo di immagini manipolabili e realtà aumentate, il cemento a vista offre una certezza fisica. Non si lascia addolcire dai filtri, è freddo, pesante, reale.
Per una generazione che convive con ansia climatica e instabilità sociale, questa solidità diventa rassicurante. Il Brutalismo è percepito come un rifugio, un’architettura che protegge dal rumore visivo e simbolico del mondo esterno.

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Un interno brutalista rivela il lato più intimo del cemento, tra percorsi articolati e superfici materiche.

Soft Brutalism la nuova frontiera dell’abitare

Nel 2026, però, il Brutalismo non torna in forma rigida. Nasce una sua evoluzione più intima e domestica: il Soft Brutalism. La Gen Z smussa gli spigoli del cemento, lo rende abitabile attraverso il contrasto.
Un divano dalle forme organiche e rivestito in bouclé dialoga con una parete grezza; piante rigogliose scendono da mensole in metallo industriale; luci calde e diffuse ammorbidiscono le geometrie più severe.

È proprio questo equilibrio tra duro e morbido a rendere lo stile attuale così interessante. Da un lato la forza dell’architettura, dall’altro la vulnerabilità dell’abitare umano. Il Brutalismo contemporaneo invita a rallentare, a toccare le superfici, a percepire il peso degli oggetti.
Non cerca di attirare l’attenzione, ma la impone con una presenza silenziosa e monumentale.

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Dettagli di facciata in cemento a vista raccontano l’estetica dell’imperfezione tipica del Brutalismo.

Un’estetica che guarda al futuro

Il ritorno del Brutalismo racconta molto del nostro rapporto con lo spazio. Non basta più una bellezza superficiale: cerchiamo sostanza, materia, verità. Il cemento, un tempo simbolo di alienazione urbana, diventa oggi emblema di una nuova onestà creativa.
Scegliere un’estetica brutalista significa fare una scelta di campo: privilegiare ciò che dura nel tempo, accettare l’imperfezione, abitare spazi che non chiedono di essere addolciti.

Il Brutalismo è tornato perché avevamo bisogno di qualcosa che non potesse essere cancellato con un click. Ci ricorda che siamo corpi in un mondo fisico e che, anche nella durezza di un materiale grezzo, può nascondersi una poesia potente. La Gen Z non ha solo riscoperto uno stile: ha riscoperto il valore della solidità in tempi liquidi.

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