Il 2026 si apre confermando una tendenza ormai inarrestabile nel mondo dell’interior design: la casa non è più un contenitore statico, ma un organismo fluido che travalica i confini geografici e generazionali.
La progettazione contemporanea si muove su due binari paralleli: da un lato, l’espansione globale del saper fare artigianale, capace di esportare l’eleganza italiana e nordeuropea in contesti residenziali su larga scala; dall’altro, la riscoperta di una dimensione intima e tattile, dove anche le icone più rigorose si ammorbidiscono per accogliere la socialità e la crescita dei più piccoli.
Grazie a Arredo3, Thonet e Carl Hansen & Søn esploriamo come materiali, colori e proporzioni stiano riscrivendo le regole del vivere moderno.
Il Made in Italy alla conquista della Corea
Se il design è un linguaggio universale, Arredo3 risuona oggi più forte che mai nei grattacieli della Corea del Sud. L’azienda di Scorzè ha inaugurato l’anno portando lo stile italiano in tre diverse città coreane, Daejeon, Icheon e Yeongju, per un totale di 1460 cucine installate.
Questo progetto è un interessante barometro delle tendenze estetiche globali. In un mercato dove gli appartamenti vengono consegnati già arredati, la scelta è ricaduta sulla collezione Time, emblema di pulizia formale e modernità. La palette cromatica selezionata anticipa le sensibilità del futuro: accanto all’intramontabile bianco puro matt, spicca il laccato nebbia opaco. Questa tonalità, definita come un’anticipazione del sentire Pantone 2026, evoca un bianco etereo e morbido, perfetto per creare atmosfere dolci e rilassanti in contesti urbani ad alta densità.
L’eleganza di queste realizzazioni si gioca sui dettagli tecnici che diventano decorativi. La maniglia Retta, un sistema di apertura a gola in alluminio verniciato titanio, crea un raffinato stacco grafico sul candore delle ante. Inoltre, la personalizzazione si spinge fino all’uso di materiali pregiati come l’impiallacciato Asia coke millerighe o il vetro fumé per i pensili, elevando la percezione del lusso all’interno di complessi residenziali. Curiosa e innovativa è anche la strategia di promozione: vere e proprie case-modello vengono allestite prima della costruzione dei palazzi, dove attori e VIP locali agiscono come testimonial, raccontando il design italiano al pubblico coreano.
La zona pranzo come social hub
Spostandoci dalla struttura della cucina al cuore della zona pranzo, il 2026 segna il definitivo addio alla rigidità formale in favore di un approccio più conviviale. La cucina è ormai il luogo deputato alla socializzazione e ai piaceri della vita, e Thonet risponde a questa esigenza reinterpretando i suoi classici del modernismo.
L’iconica sedia a sbalzo cantilever, progettata originariamente da Mart Stam nel 1926, vive una seconda giovinezza con i modelli S 33 V Soft e S 34 V Soft. Lanciate nell’ottobre 2025, queste sedute mantengono la loro storica forma cubica e le linee pulite, ma si vestono di un nuovo comfort grazie a rivestimenti in tessuto che le trasformano in oggetti accoglienti e invitanti. È il trionfo del minimalismo caldo: il rigore del tubolare d’acciaio incontra la tattilità del tessuto, incoraggiando le persone a trattenersi più a lungo a tavola.
Accanto al tessuto, Thonet introduce un’innovazione materica di grande rilievo: il Dark Melange. Si tratta di una versione scura della celebre paglia viennese, ottenuta attraverso un processo di tintura naturale brevettato nel 2024 e ora divenuto standard. Questa finitura conferisce un carattere inedito e deciso a sedie classiche come la S 32 o lo sgabello H 118, permettendo loro di agire come elementi distintivi all’interno della zona pranzo. L’intreccio scuro dialoga con la luce in modo diverso rispetto alla paglia tradizionale, aggiungendo profondità e un tocco contemporaneo agli ambienti.
Design generazionale l’eccellenza a misura di bambino
La vera rivoluzione dell’abitare nel 2026, tuttavia, potrebbe risiedere nella capacità di includere ogni membro della famiglia nel discorso estetico, bambini compresi. Il design danese, da sempre attento alla democrazia dell’oggetto, estende la sua filosofia all’infanzia grazie a Carl Hansen & Søn, che rifiuta la logica del mobile giocattolo usa e getta per proporre veri e propri cimeli di famiglia.
L’esempio più lampante è la reinterpretazione dell’iconica Wishbone Chair (CH24) di Hans J. Wegner. Non una semplice miniatura, ma una sedia scultorea accuratamente ridimensionata per mantenere le proporzioni esatte dell’originale. La sedia è realizzata in rovere massello e richiede lo stesso virtuosismo artigianale della versione adulta.
Questa attenzione si riflette anche nel seggiolone ND54 di Nanna & Jørgen Ditzel. Progettato nel 1954 per le figlie dei designer, è un oggetto pensato per crescere con il bambino, personalizzabile con targhette incise in acciaio inossidabile che ne fanno un pezzo destinato a tramandarsi di generazione in generazione. Chiude il cerchio la Peter’s Chair di Wegner, un capolavoro di ingegneria semplice in faggio non trattato: è un puzzle tridimensionale che funge sia da mobile sia da gioco, assemblabile senza attrezzi per la gioia di bambini e adulti.
La cucina cambia come cambiano le nostre abitudini, e questi sono alcuni esempi di design che intercettano i bisogni delle persone e li traducono in semplicità nella vita quotidiana.