Luigi Zeno è uno dei giovani attori italiani di maggior talento. All’inizio di gennaio è stato premiato al Sorrento Film & Food Festival 2026 per la sua interpretazione intensa, autentica e di forte impatto emotivo, capace di distinguersi per rigore, sensibilità e presenza scenica, come l’ha definita la giuria.
Il riconoscimento come Miglior Attore segna un passaggio importante per Luigi Zeno che quest’anno è tra i protagonisti della serie La Scuola su Netflix. A lui abbiamo chiesto di raccontarci di sé, della sua passione per la recitazione, degli insegnamenti che appreso sul set e a teatro e dei suoi progetti futuri.
Sei stato premiato come migliore attore, cosa hai provato nel ricevere questo riconoscimento e per quale lavoro ti è stato assegnato?
Il premio è arrivato grazie a una serie di coincidenze fortunate e anche al lavoro di squadra. Devo ringraziare Daniela Del Prete, la giornalista che mi segue, e soprattutto Pascal Vicedomini, organizzatore del festival. Lui mi aveva già conosciuto all’Hallelujah Film Festival, dove avevo vinto un contest digitale tramite votazione online dei ragazzi. Da lì è nato un percorso che mi ha portato anche a Sorrento, dove ho partecipato con un cortometraggio, come spesso accade nei festival: ci si iscrive e si incrociano storie, persone, opportunità.
Il cortometraggio cui fai riferimento è La linea sottile, dove interpreti un personaggio difficile: come ti sei preparato?
Ho lavorato soprattutto sull’ascolto. Ho parlato con persone che hanno vissuto il bullismo sulla propria pelle, sia come vittime sia come carnefici. Volevo capire i meccanismi, non giudicare. Poi c’è stato un confronto continuo con la sceneggiatrice e il regista: era fondamentale allinearci sulla visione del personaggio, sul suo dolore e sulle sue contraddizioni. Credo che certi ruoli vadano avvicinati con rispetto e silenzio, prima ancora che con la tecnica.
Nel 2026 ti vedremo in una serie Netflix, La Scuola. Lì invece chi sarai?
Ovviamente non ti posso dire tutto, ma nella serie interpreto un cadetto di una scuola militare, uno dei ragazzi del primo anno. È un personaggio molto controverso, inserito in un contesto duro, competitivo, dove le dinamiche umane emergono in modo forte. Anche qui, è stato un ruolo che mi ha messo alla prova.
In questa serie ti sei confrontato con grandi attori e attrici, come Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino, Beatrice Savignani, Raiz, che cosa hai imparato da loro?
Più che consigli diretti, mi hanno lasciato esempi. Ho avuto modo di ascoltare le conversazioni tra Massimiliano Gallo, Luciano Scarpa, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino, Riaz e Michele Rosiello. Parlare con loro, sentire racconti di teatro, di cinema, di carriera, è stato come assistere a delle vere lezioni. Con Massimiliano, poi, ho avuto anche la fortuna di vincere un premio insieme al Vesuvio Film Festival di Pompei.
Come è nata la passione per la recitazione?
Non c’è stato un momento preciso. È qualcosa di innato. Sono salito su un palco da bambino e non credo di esserne mai sceso davvero. Non ho mai deciso di recitare: ho sempre saputo che faceva parte di me.
Stai seguendo un percorso di studi specifico?
Sì, da circa tre anni studio a livello professionale sia teatro sia cinema. Frequento corsi all’Università di San Giovanni a Teduccio per il teatro e alla Scuola di Cinema e Fiction di Napoli per il cinema. Per me è importante unire passione e preparazione, perché questo è un mestiere dove non basta il talento: serve disciplina.
Ci sono figure artistiche che senti particolarmente vicine o che ti hanno ispirato?
In Italia abbiamo maestri enormi: Totò, ma anche artisti come Paolo Villaggio e il suo Fantozzi, Bud Spencer o Checco Zalone, che hanno costruito un’identità fortissima del nostro cinema. Tra i registi, Fellini resta un riferimento assoluto. Guardando fuori, ammiro molto Will Smith e Jim Carrey. Sono artisti diversi, ma tutti capaci di unire profondità e popolarità.
Con chi sogni di recitare un giorno?
In realtà con nessuno in particolare. Ho sempre avuto paura di incontrare i miei idoli. Preferisco immaginarmi guidato da grandi registi e sceneggiatori, all’interno di cast solidi. E devo dire che anche nei progetti a cui ho partecipato finora ho trovato attori di altissimo livello.
Qual è l’insegnamento più importante che questo mestiere ti ha dato?
Andare sempre avanti. Qualunque “no” tu riceva, vai avanti.
Stai lavorando a nuovi progetti?
C’è un film in cantiere, anche se al momento non so ancora quale sarà la distribuzione. È un progetto in sviluppo e speriamo che nei prossimi anni se ne aggiungano altri.
Preferisci il teatro o il cinema?
Il teatro, senza dubbio. Amo il pubblico in carne e ossa: l’energia che ti restituisce è immediata, vera. Il cinema è diverso, è attesa, è fiducia nel tempo. Fai il tuo lavoro oggi e scopri solo dopo come verrà accolto.
Hai qualche rituale prima di andare in scena?
Sì, sono molto credente. Mi faccio il segno della croce, tre volte, una preghiera e poi sono pronto.
Come ti immagini tra dieci anni?
Spero vivo, prima di tutto. E poi mi auguro di essere sul grande schermo, magari anche in qualche produzione estera.