Felce di Boston, dove posizionare la pianta che assorbe l’umidità

La Felce di Boston è una pianta estremamente particolare, perfetta per assorbire l'umidità delle nostre case: dove posizionarla

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Avete mai desiderato trasformare il salotto o il bagno in una piccola foresta tropicale, vibrante e rigogliosa? La soluzione ha un nome affascinante e un aspetto particolare: parliamo della Nephrolepis exaltata, conosciuta da tutti gli appassionati semplicemente come la Felce di Boston.

Cos’è la Felce di Boston

Originaria delle foreste tropicali, questa meraviglia botanica sfoggia fronde lunghe. Le sue foglie, dal caratteristico colore verde brillante, si srotolano lentamente dalle radici, quasi danzando mentre crescono verso l’esterno.

In molti pensano che le felci siano creature complesse e impossibili da mantenere belle a lungo. Ma questa non è una pianta temuta anche dai cosiddetti “pollici neri”, anzi, è una specie che risulta sorprendentemente adattabile, ed è ricca di risorse inaspettate. Oltre al suo indiscutibile valore ornamentale, la Felce di Boston è apprezzata anche per il microclima che può creare negli ambienti domestici. Alcune ricerche (come quella condotta dalla NASA negli anni ’80 sulle piante da interno), hanno dimostrato la capacità di diverse specie vegetali di assorbire alcune sostanze presenti nell’aria. Il contributo, nello specifico, è legato alla naturale traspirazione delle fronde: attraverso questo processo rilascia vapore acqueo, rendendo l’aria meno secca e più confortevole, soprattutto negli ambienti chiusi e riscaldati.

Dove posizionare la Felce di Boston

Pensiamo alle sue origini, dove riceve luce abbondante, sempre filtrata dalle chiome degli alberi più alti. Cerchiamo di replicare, per quanto possibile, questo pensiero nelle nostre pareti domestiche: scegliamo una stanza molto luminosa, magari posizionando il vaso vicino a una finestra rivolta verso est o a nord-est, stando attenti a evitare i raggi solari diretti. Qualora la esponessimo al sole al suo picco, quindi nelle ore centrali della giornata, le fronde si ingiallirebbero poco dopo.

C’è una stanza perfetta per accoglierla: il bagno, dove viene di solito elegantemente adagiata su una mensola alta o appesa in un romantico cesto di vimini. Poiché tollera livelli di umidità elevati, prospera in ambienti che mantengono tassi tra il 50 e il 60%. Evitiamo le vicinanze di termosifoni roventi, caminetti accesi, condizionatori o finestre frequentemente soggette a spifferi gelidi. Manteniamo le temperature della stanza in cui la collocheremo idealmente tra i 18 e i 23°C.

Come coltivare la Felce di Boston in casa

Come ogni pianta, anche la Felce di Boston ha le sue necessità, e comprenderle sta a noi: se le fronde non sono più folte come prima o le punte appaiono arricciate, ci sta dicendo qualcosa sul suo stato di salute.

Iniziamo col dire che questa pianta detesta le situazioni estreme: è sufficiente trovare un equilibrio ambientale perfetto e mantenerlo costante nel tempo, tanta luce ma rigorosamente indiretta, un ambiente confortevole senza grossi sbalzi di temperatura.

Irrigazione

L’acqua è l’elemento vitale per eccellenza, eppure i dubbi abbondano costantemente tra gli appassionati alle prime armi. Qual è la giusta quantità da fornire? Quando dobbiamo effettivamente intervenire con l’annaffiatoio? Il terreno dovrebbe essere sempre umido, ma cerchiamo di verificare sempre il fondo del vaso per scongiurare il temuto ristagno idrico.

Durante la primavera e l’estate, innaffiamo regolarmente, anche ogni due o tre giorni (teniamo sempre in considerazione il clima del luogo in cui viviamo). Tastiamo sempre i primi centimetri di terra affondando i polpastrelli: appena risultano asciutti al tatto, procediamo con l’irrigazione. In autunno e nel freddo inverno, riduciamo le frequenze, aspettando diversi giorni in più tra un intervento e l’altro.

Per alzare l’umidità ambientale attorno al fogliame, soprattutto in inverno con i riscaldamenti centralizzati accesi a pieno regime, nebulizziamo frequentemente la chioma oppure poggiamo la base del vaso su un largo vassoio riempito di argilla espansa costantemente inumidita.

Terriccio

La nostra amata felce necessita di un substrato particolarmente leggero, che le consenta di drenare l’acqua in eccesso verso il basso senza ostruzioni: è indicata la miscela con torba di altissima qualità, una manciata di sabbia fine e abbondanti materiali inerti come la perlite bianca o il lapillo vulcanico sbriciolato.

Così le giovani radici si espandono liberamente in ogni direzione; con un terreno eccessivamente compatto o argilloso, la pianta trattiene troppa umidità persistente, portandola verso un deperimento strutturale.

Cure generali

Dalla primavera all’inizio dei primi freddi autunnali, sosteniamo il suo sviluppo somministrando un ottimo fertilizzante liquido specifico per piante verdi. Diluiamo il prodotto direttamente nell’acqua delle innaffiature seguendo le dosi consigliate sull’etichetta, applicandolo fedelmente ogni due o tre settimane. Sospendiamo categoricamente qualsiasi integrazione chimica o naturale durante i gelidi mesi invernali.

Ci sono poi piccoli interventi da fare: rimuoviamo con regolarità e con le forbici disinfettate le vecchie fronde secche, ingiallite o danneggiate alla base. Questa operazione migliora immediatamente la forma generale e previene la fastidiosa comparsa di sgraditi ospiti indesiderati. A proposito di intrusi, prestiamo massima attenzione agli acari e al temibile ragnetto rosso, spesso frequenti in un ambiente casalingo secco e caldo.

Quando rinvasare la Felce di Boston

Arriva prima o poi il fatidico momento di capire quando rinvasare la nostra felce: procediamo nel momento in cui le radici riempiono completamente l’interno del vaso, spuntando dai fori di scolo inferiori in modo quasi disordinato. La primavera è l’unica finestra temporale ideale per rinvasarla.

Prepariamo un contenitore nuovo, preferibilmente solo leggermente più grande del precedente, misurando giusto qualche centimetro in più di diametro. Scegliamo la classica terracotta, materiale poroso ed eccellente per questo tipo di operazioni. Estraiamo la vecchia zolla con estrema delicatezza, districando con le dita le radici esterne più aggrovigliate. Inseriamo la pianta al centro del nuovo vaso, riempiendo tutti gli spazi vuoti laterali con il nostro terriccio.

Prestiamo attenzione a un dettaglio: la corona, ovvero l’esatta parte centrale da cui nascono e partono le nuove fronde, deve restare allo stesso livello di profondità precedente.

La Felce di Boston è tossica?

Chi divide la propria casa con cani scodinzolanti, gatti curiosi o bambini piccoli in fase di esplorazione si pone sempre questa domanda preventiva prima di introdurre una qualsiasi nuova specie botanica in salotto. A differenza di innumerevoli altre varietà ornamentali esotiche, la Nephrolepis è innocua. Per chi ha dei felini in casa, si consiglia comunque di posizionare la pianta in modo tale da non farla ingerire, magari in alto.

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