A San Mateo Park, nella Bay Area in California, una famiglia di cinque persone ha trasformato una villa degli Anni Venti in qualcosa di più difficile da definire: non un restauro, non una ristrutturazione classica, ma un riassemblaggio attento di tutto ciò che c’era già e di quello che mancava.
Il progetto parte da un’esigenza apparentemente semplice: la casa funzionava, ma non abbastanza. La famiglia (due genitori, tre figli, uno dei quali già fuori sede) ci viveva da anni. Gli spazi erano abitati ma scomodi, i flussi interni contorti, e uno dei genitori lavorava da casa senza un posto davvero suo.
Così hanno chiamato Amy Kopp, interior designer della Bay Area e fondatrice di Ambiance Interiors, studio californiano specializzato in ristrutturazioni residenziali su misura, e insieme hanno iniziato a smontare e rimontare: non l’estetica, ma la logica della casa.
Circa 370 metri quadri totali, nessun ampliamento strutturale. Ogni stanza è stata ripensata, comprese quelle che sembravano funzionare. La costruzione è stata affidata a EDR Design Build, impresa edile della Bay Area specializzata in ristrutturazioni di alto livello, che durante i lavori ha scoperto danni da infiltrazioni e problemi di drenaggio nascosti sotto le finiture. Come spesso accade nelle case con storia, la demolizione rivela più di quanto si veda in superficie.
Indice
Legno, legno ovunque, ma non lo stesso
Uno dei nodi tecnici più complicati è stato il legno. La villa originale aveva cornici, battiscopa e modanature in legno scuro, tra cui mogano, rovere ed eucalipto, distribuiti in modo non sistematico attraverso gli ambienti.
La committenza voleva conservarli. Il problema era che le tinte non erano uniformi, e le nuove porzioni di pavimento in legno da installare nella parte posteriore dovevano dialogare con quelle originali davanti.
La soluzione non è stata uniformare tutto, ma coordinare con attenzione le velature, accettando piccole differenze come parte dell’identità della casa. Il risultato è una continuità che non assomiglia alla perfezione industriale: assomiglia a una casa abitata nel tempo.
Il soggiorno: verde, rosa, e qualche libro aperto
Il salotto principale, nella zona anteriore della villa, è il più formale per proporzioni: soffitti alti, finestre ad arco con telai in legno scuro, camino con nuove piastrelle e mensola aggiornata. Ma l’arredamento lo riporta su una scala umana: due poltrone girevoli e un divano di Bernhardt (storico produttore americano di mobili imbottiti di fascia alta) in toni neutri e rosa antico, un tappeto Stark (marchio newyorkese di riferimento per tappeti e tessuti da arredo professionale) con motivi cromatici che spaziano dal verde al blu, piante ovunque.
I proprietari coltivano un giardino, e quella passione si legge dentro casa: la palette cromatica di tutto l’appartamento (verdi, rosa polvere, blu) è quasi una naturale estensione di ciò che cresce fuori.
La stanza, racconta Amy Kopp, era pensata per i circoli di lettura e il tè nel pomeriggio. Non un salotto di rappresentanza, ma un posto dove sedersi davvero.
La cucina: rovere chiaro e un fornello Wolf con le manopole rosse
Nella zona posteriore della casa, quella più radicalmente trasformata, la cucina open space si affaccia su un living informale e su una sala da pranzo. I mobili sono in rovere bianco a taglio radiale, tinto naturale: un legno chiaro, quasi biondo, che contrasta con le maniglie nere e con il piano in quartzite Sea Foam di DaVinci, fornitore californiano di superfici in pietra naturale e quartzite. Il rubinetto e gli accessori sono in nichel lucido, forniti da Belmont Hardware, rivenditore specializzato in rubinetteria e accessori bagno e cucina di fascia alta.
Il protagonista della stanza è il fornello Wolf, marchio americano di elettrodomestici professionali per uso domestico: acciaio inox, sei fuochi, e quelle manopole rosse che bucano visivamente il bianco del marmo e il beige del legno. Sul piano dell’isola cucina, abbastanza grande da ospitare tre sgabelli, c’è sempre qualcosa in corso. Perry, insegnante di matematica, spesso ci corregge i compiti la sera mentre il resto della famiglia cucina o chiacchiera intorno a lui.
Le lampade a sfera in vetro che scendono dal soffitto (lo stesso modello compare anche nella zona giorno adiacente) sono uno dei fili rossi estetici dell’intera area comune.
La sala da pranzo e il bagno di servizio: il gusto per l’eccentrico
La sala da pranzo è pensata per chi invita spesso. Tavolo lungo, sedie imbottite in tono neutro, e sopra tutto questo un lampadario in vetro di Murano rosa e trasparente: uno di quei pezzi che o si amano subito o si guarda due volte prima di capire. Si ama.
Sul lato opposto della casa, il bagno di servizio è la stanza che racconta più di tutte la personalità dei committenti. Carta da parati botanica di Boråstapeter, storica manifattura svedese di carte da parati di qualità, con sfondo verde, ninfee grandi e steli che si incrociano su ogni parete. Lavabo a vasca integrata in marmo Calacatta di DaVinci, rubinetteria in ottone, applique di Visual Comfort, brand americano noto per l’illuminazione decorativa da interno. Le finestre ad arco in legno scuro specchiano quelle della facciata esterna. È una stanza piccola, ma costruita come un gioiello.
La suite padronale: quiete deliberata
La camera principale è l’opposto del bagno di servizio, per intensità visiva. Crema, legno chiaro, luce soffusa. Il letto imbottito di Bernhardt, i comodini e la cassettiera di Alice Lane (studio di arredamento e showroom con sede a Salt Lake City, noto per i mobili in legno naturale e i complementi su misura) in rovere caldo, un’applique di Visual Comfort che emette una luce che non disturba.
La camera si apre verso l’esterno attraverso una porta-finestra francese con infisso in legno scuro, fiancheggiata da due colonne armadio. Una stanza che ha chiaramente un solo obiettivo: far dormire bene.
La lavanderia e la “cozy room”: l’arco che tutto collega
La lavanderia potrebbe sembrare uno spazio di servizio, ma qui è colorata di verde salvia su ogni superficie: pensili, mobili bassi, pareti. Sul pavimento, piastrelle con motivo a stella e croce come riferimento diretto all’architettura spagnola originale della villa.
Al fondo, un arco in legno chiaro si apre su quella che Amy Kopp chiama semplicemente “cozy room” (stanza accogliente): quella che probabilmente nessun visitatore si aspetta.
L’“Hobbit Hole”: la stanza impossibile da descrivere senza vederla
Al centro della casa c’è uno spazio ribassato, circondato da un divano perimetrale in muratura, con pareti rivestite in legno scuro e un camino rotondo in mattoni.
Sopra, un lucernario retrattile (scoperto durante i lavori, già presente nell’impianto originale) è stato sostituito con un nuovo sistema e completato con vetrate a cerchi in vetro soffiato realizzate su misura da Ted Ellison, artigiano americano specializzato in vetro soffiato e vetrate artistiche: cerchi in vetro colorato blu e verde, montati in una griglia che di notte, con il fuoco acceso e la luce a led che retroillumina i tondi colorati, trasforma la stanza in qualcosa di lontano dal quotidiano.
Non è una stanza di rappresentanza. È una stanza per stare.
Il biliardo al posto dell’ingresso
L’ingresso formale della villa era rimasto uno spazio sostanzialmente inutilizzato. La soluzione è stata radicale e, a pensarci, ovvia: tavolo da biliardo su misura, pareti e soffitto dipinti di blu notte, fotografie di famiglia che coprono le pareti con generazioni, viaggi e amici. Perry e suo figlio ci giocano spesso. È diventato, nelle parole della designer, uno dei posti preferiti della casa.
Quello che colpisce di questa villa di San Mateo Park non è tanto il risultato estetico (che pure è notevole) ma la sensazione che ogni scelta sia stata presa pensando a persone reali, con abitudini reali. Il tavolo da pranzo grande perché si invita spesso. Il biliardo perché l’ingresso vuoto non serviva a nessuno. Il lavoro corretto sul tavolo della cucina perché così papà sta vicino alla famiglia anche quando deve lavorare. Una casa ristrutturata che, come dice Amy Kopp, alla fine deve sentirsi ancora loro e non il lavoro di un team di design.
E in effetti, guardando le foto, quella sensazione c’è.