Clematis Cirrhosa, la pianta resistente al freddo: come coltivarla

La Clematis Cirrhosa è una pianta meravigliosa, resistente al freddo, che fiorisce in pieno inverno: ecco i segreti per coltivarla

Pubblicato:

Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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C’è qualcosa di quasi magico nel vedere un fiore che sboccia quando fuori tutto è immerso nel grigiore di gennaio. La Clematis Cirrhosa ribalta completamente l’idea di un outdoor spoglio durante l’inverno. È una rampicante generosa, una di quelle piante che non hanno paura del gelo e che, anzi, scelgono proprio i mesi più difficili per regalarci una luce inaspettata. Spesso la sottovalutiamo perché la consideriamo una pianta troppo comune, quasi selvatica, specialmente se viviamo nelle zone mediterranee. In realtà, nasconde una resistenza incredibile e una grazia che ha conquistato persino i giardinieri inglesi più raffinati.

Cos’è la Clematis Cirrhosa, le caratteristiche

La Clematis Cirrhosa è una pianta sempreverde, una vera liana vigorosa che si arrampica con una forza sorprendente. Non ha bisogno di essere guidata troppo: i suoi piccioli si attorcigliano a qualunque sostegno come piccoli viticci, proprio come fa la vite. È una scalatrice instancabile, e copre pareti o recinzioni arrivando anche a cinque o otto metri di altezza se la lasciamo fare.

Le sue foglie sono bellissime: lucide, scure, restano lì tutto l’anno. Ma tutto cambia col freddo, quando spesso assumono sfumature bronzee o arrossate, dando al giardino un’esplosione di colore che non ci aspetteremmo. E poi ci sono loro: i fiori. Sono piccole campanule che guardano all’ingiù, con una consistenza che sembra quasi cera.

I colori? Dal bianco puro al crema, a volte punteggiati di un rosso porpora intenso all’interno, come nella varietà Freckles. Dopo che i fiori sono caduti, restano dei frutti piumosi e argentei, simili a quelli della vitalba, che restano sui rami per settimane. Un’avvertenza però: ricordiamoci che è una pianta tossica in ogni sua parte. Maneggiamola con cura, specialmente se abbiamo animali o bambini che girano in giardino.

Come coltivare la Clematis Cirrhosa

A vederla così delicata, con quelle campanule che sembrano fatte di porcellana, non diremmo mai che sia una pianta tanto robusta. Eppure è proprio così. La Clematis Cirrhosa si accontenta di poco e non ci chiede una costante manutenzione. Sappiamo che arriva dal Mediterraneo, la vediamo spesso in Sardegna o in Sicilia, ma resiste benissimo anche dove la temperatura scende sotto i quindici gradi. L’importante è sapere dove metterla e come intervenire nei momenti giusti.

Posizione

La regola per farla stare bene è la stessa che vale per quasi tutte le clematidi: la base della pianta deve restare fresca, protetta magari da un sasso o da altre piante più basse che ombreggino il colletto. La parte che si arrampica, invece, vuole la luce per fiorire bene. Se viviamo in un posto dove l’inverno è più rigido, l’ideale è metterla contro un muro esposto a sud. La parete tratterrà il calore del giorno e lo rilascerà di notte, proteggendo i boccioli dalle gelate più feroci. Ripariamola anche dai venti gelidi del nord: non li ama affatto.

Irrigazione

Sull’acqua dobbiamo stare attente, ma senza ansie. In estate la pianta entra in una specie di riposo, quasi un dormiveglia per difendersi dal caldo torrido, quindi bagniamola il giusto per tenere il terreno fresco. In inverno spesso bastano le piogge, non serve aggiungere altro. Il vero nemico non è il freddo, ma il ristagno. Se l’acqua si ferma alle radici, rischiamo di perdere tutto in pochi giorni per il marciume. Dobbiamo assicurarci che non siano presenti delle pozzanghere intorno al fusto.

Terreno e concimazione

Che tipo di terreno serve? Fertile, profondo e che dreni benissimo. La Cirrhosa si adatta un po’ a tutto, anche ai terreni più argillosi o gessosi, basta che non siano pesanti e asfittici. Se decidiamo di tenerla in vaso, scegliamone uno profondo, perché le radici hanno bisogno di spazio. Sul fondo mettiamo sempre dell’argilla espansa o della ghiaia. Per quanto riguarda il concime, meglio orientarsi su un prodotto a lenta cessione o stallatico maturo alla fine dell’estate. È la spinta che le serve per preparare i fiori che vedremo a dicembre.

Quando fiorisce

Splende quando la maggior parte delle piante sono a riposo. I primi fiori iniziano a vedersi a dicembre, ma il momento d’oro è tra gennaio e febbraio, con una fioritura che riscalda il cuore anche nelle giornate più grigie, proprio come fa l’Hamamelis o Amamelide.

Ci sono varietà diverse per ogni gusto. La Jingle Bells è quella bianca candida, perfetta per il periodo di Natale. La Wisley Cream ha sfumature verdi che virano al panna, molto elegante. Se invece vogliamo qualcosa di più particolare, la Freckles ha quelle lentiggini color vinaccia all’interno che sono spettacolari. Quando la fioritura finisce, verso marzo, possiamo dare una spuntata ai rami per tenerla ordinata, ma senza esagerare.

A cosa fare attenzione: malattie e parassiti

Dobbiamo stare attente soprattutto alle lumache. Ne vanno matte, specialmente quando spuntano i germogli nuovi dopo la pioggia. Poi c’è l’oziorrinco, quel fastidioso insetto che mangia i bordi delle foglie lasciando dei buchi che sembrano fatti con la punzonatrice. Se vediamo una polverina bianca sulle foglie, spesso è l’oidio, il mal bianco: succede se c’è poca aria e troppa umidità. In quel caso, una potatura leggera per far girare meglio l’aria di solito risolve il problema.

E poi c’è la paura di ogni appassionata di clematidi: il “wilt”, ovvero il seccume non parassitario improvviso. Capita che un ramo appassisca di colpo senza una ragione apparente. Non disperiamoci. Tagliamo subito la parte secca fino a dove la pianta è ancora verde. Se è ben protetta e le radici sono sane, la pianta tornerà a splendere forte di prima. Per il resto, non dobbiamo preoccuparci di molto altro: è una pianta un po’ ribelle, perfetta per chi vuole godersi quella bellezza discreta che sa di rinascita proprio nel cuore del freddo.

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