Verissimo, Ema Stokholma e le cicatrici di un’adolescenza difficile

La dj e presentatrice si è raccontata nel salotto di Silvia Toffanin. La sua è la storia di una ragazza che ce l'ha fatta

Ema Stockholma è stata ospite a Verissimo per raccontare la sua drammatica storia di bambina e adolescente. Una testimonianza che Ema ha sentito il dovere di raccontare al pubblico, perché, come ha detto lei, solo facendo sapere cosa accade nelle case degli altri si può aiutare chi è realmente in difficoltà.

Influencer, dj, presentatrice tv, speaker radiofonica. Prima di diventare tutto questo Ema Stokholma è stata un’”adolescente persa” che ha rischiato realmente l’oblio. Nata in una piccola città a sud della Francia, Ema (che all’anagrafe si chiama Morween Moguerou) ha dovuto convivere col dolore di una mamma violenta e di un padre che ha abbandonato la famiglia quando lei non era ancora nata.

C’era spazio solo per la violenza fisica e verbale. Non c’erano carezze, non c’era amore, c’era molta solitudine. Gli episodi violenti c’erano tutti i giorni, se non su di me, su mio fratello.

Nonostante la difficoltà, Ema è riuscita a trovare la forza di evadere dal tunnel di sofferenza in cui stava diventando una piccola donna, e ha deciso per il suo bene di costruirsi un’esistenza lontano da casa. A 15 anni è scappata per cercare suo papà Antonio in Italia:

È stato difficile, mi rendo conto che non puoi costruire un rapporto dal nulla a 15 anni. Anche per lui deve essere stato destabilizzante, e non ha funzionato.

Ancora minorenne, Ema Stokholma ha trovato una specie di seconda famiglia nell’agenzia in cui ha cominciato a fare la modella. Ha toccato il fondo, da sola, ha persino vissuto per strada:

Non avevo paura di niente, perché non avevo niente da perdere.

È stata la musica poi a farla rinascere e a farla diventare una delle dj italiane più famose, ricucendo in qualche modo tutte le ferite vissute nella sua giovane vita. Oggi, con una lucidità sorprendente e un’empatia non scontata, Ema ha spiegato di aver capito sua madre, definendola come una donna che andava in qualche modo aiutata.

Ema non è una vittima, è una ragazza che ce l’ha fatta: ora si definisce una persona felice che non chiede altro alla vita, eppure il suo dolore riemerge in una forma diversa quando deve confrontarsi con una relazione amorosa: è proprio in quel momento che le cicatrici emotive del suo passato tornano a fare male e le debolezze vengono a galla.

Quello di Ema Stokholma sembra essere un percorso non ancora del tutto concluso, nonostante la realizzazione personale. Ma come lei stessa ha spiegato, l’importante è uscirne, e fare di tutto per stare bene ed essere felici.

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Verissimo, Ema Stokholma e le cicatrici di un’adolescenza difficile