Marco Carta parla di Fabiana Muscas e svela un dettaglio sull’arresto

Marco Carta torna a parlare dell'arresto, svelando un dettaglio su Fabiana Muscas, ma arriva un nuovo colpo di scena

Marco Carta parla per la prima volta di Fabiana Muscas, l’amica e fan che era con lui alla Rinascente di Milano il giorno dell’arresto. Le magliette sottratte nello store sono state trovate proprio nella sua borsa e l’infermiera cagliaritana dovrà presentarsi dal giudice insieme al cantante il prossimo settembre per rispondere all’accusa di furto.

Cosa sia davvero successo quel giorno lo stabilirà il giudice, nel frattempo Carta continua a dichiararsi innocente, affermando di non essere stato lui a rubare quelle t-shirt. L’artista sardo, che nell’intervista rilasciata a Barbara D’Urso non aveva voluto svelare troppi dettagli, ha parlato per la prima volta di Fabiana Muscas durante la conferenza stampa di presentazione dell’album Bagagli Leggeri.

“Non ero conscio di quanto stava accadendo – ha detto parlando del furto alla Rinascente -, sennò mi sarei dissociato o l’avrei impedito. Per il processo a settembre sono tranquillo, anzi, non vedo l’ora”.

Nelle ultime settimane il pubblico si è diviso fra chi crede nell’innocenza di Marco Carta e chi è invece convinto che sia stato lui a rubare quelle magliette. “Le critiche sui social mi hanno fatto male – ha ammesso -, bisognerebbe avere un patentino per poter scrivere sui social”.

Nel frattempo la vicenda ha subito un risvolto inaspettato. La Procura di Milano infatti ha deciso di impugnare la mancata convalida dell’arresto. Il pm di Milano, Nicola Rossato infatti ha firmato il ricorso presentato in Cassazione contro la mancata convalida dell’arresto.

“Mia figlia si è presa la responsabilità per salvare lui – aveva svelato il padre di Fabiana subito dopo la vicenda -. Lei è riservata e onesta. Abita con noi, è in ferie e non è ancora rientrata. Per quel che sapevamo doveva andare a Roma a incontrare alcuni amici, è partita venerdì. Doveva restare lì una settimana”.

Qualche settimana fa infatti il giudice Stefano Caramellino aveva definito il provvedimento come “illegittimo” perché “gli elementi di sospetto sono del tutto eterei, inconsistenti” e la “versione degli imputati non è allo stato scalfita da alcun elemento probatorio contrario”.

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