Svolta Rai, la decisione per rispondere alle accuse di razzismo

Dopo le polemiche sulla blackface a Tale e Quale Show, la Rai risponde con una lettera e annuncia un nuovo corso

La Rai fa un passo avanti e risponde alle lamentele del pubblico promettendo di impegnarsi per una televisione più attenta alla sensibilità degli spettatori sul tema del razzismo.

Con una nota in risposta alle associazioni che l’avevano criticata per la blackface (la pratica di dipingersi il volto per imitare persone di colore), la tv di Stato punta ad appianare i diverbi.

Nel merito della vicenda per la quale ci avete scritto, diciamo subito che assumiamo l’impegno – per quanto è in nostro potere – a evitare che essa possa ripetersi sugli schermi Rai. Ci faremo anzi portavoce delle vostre istanze presso il vertice aziendale e presso le direzioni che svolgono un ruolo nodale di coordinamento perché le vostre osservazioni sulla pratica del blackface diventino consapevolezza diffusa

La lettera, che aveva per oggetto “Invito ad abbandonare la pratica del Blackface dalle trasmissioni di intrattenimento del servizio pubblico” era stata inviata lo scorso gennaio, in seguito alle polemiche che si erano scatenate nei confronti di Tale e Quale Show, il programma di Carlo Conti durante il quale, per imitare Ghali, a Sergio Muniz era stato colorato il volto di marrone.

Lo stesso Ghali si era espresso contro quella decisione, manifestando il proprio dissenso su Instagram.

Non c’è bisogno di fare il blackface per imitare me o altri artisti. Potrete dire che esagero, che mi devo fare una risata o che non si vuole offendere nessuno, lo capisco. Ma per offendere qualcuno basta semplicemente essere ignoranti, non bisogna per forza essere cattivi o guidati dall’odio. Si può anche essere belle brave persone e non sapere che la storia del blackface va ben oltre un semplice make up, trucco o travestimento.

Non facciamo una bella figura né con chi è meno superficiale in questo Paese e nemmeno con chi ci guarda da fuori. Ci sono tante caratteristiche che si possono riprodurre ed imitare in un personaggio. È la seconda volta che mi emulate in questo modo, dipingendo la faccia oltre a fare commenti usando luoghi comuni e paragoni su aspetto fisico e bellezza. Non mi sono offeso, davvero. Ma nemmeno ho riso. Bastava l’autotune e un bel look. Perché il blackface è condannato ovunque specie in un anno come questo, in cui gli avvenimenti e le proteste sono stati alla portata di tutti.

L’annuncio da parte di viale Mazzini rappresenta una svolta, una presa di conoscenza necessaria per una televisione che deve ottemperare prima di tutto al suo ruolo di servizio pubblico, aiutando la società a crescere ed evolversi, a comprendere i cambiamenti culturali che passano anche dal linguaggio e dall’immagine. Il problema della blackface era stato già più volte sollevato nei confronti di Tale e Quale Show ed era stato in parte sottovalutato, appellandosi alla necessità per i concorrenti di somigliare il più possibile – anche fisicamente – ai personaggi scelti per le imitazioni.

Ignorare però che il mondo nel frattempo sia cambiato e che ci sia una società ormai sempre più multiculturale di cui tenere conto significherebbe mettere la testa sotto la sabbia, col rischio che una volta risollevata non ci sia più un pubblico a cui rivolgersi.

 

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