Stefano D’Orazio, il dolore di Canzian: “Sono devastato, il Covid toglie tutto”

Il dolore di Red Canzian (e degli altri Pooh) per la morte di Stefano D’Orazio. “Sono devastato: La velocità è stata disarmante, la morte dolorosa e il covid ha reso tutto crudele. Con la sua morte si congela tutto”

“Vorrei, vorrei riavvolgere il nastro un po’, Per chi non sa di quel nostro tempo là. Per me, per noi, per te che non viaggi più. Con me, con noi…” (“Banda nel vento, Pooh). Chissà quanto nastro della loro vita, della loro storia, vorrebbero riavvolgere in questo momento Roby, Dodi e Red. Sconvolti, attoniti, ancora increduli per la morte veloce e improvvisa del loro amico e compagno di vita Stefano D’Orazio, ucciso dal Covid in poco più di una settimana.

Roby non ha la forza per parlare né rilasciare interviste, Dodi dice al telefono “Provo un dolore che non sparirà mai: tutte le volte che lo vedrò in tv o vedrò parcheggiata una jaguar bianca come la sua, la ferita continuerà a bruciare”.

Il più disposto a parlare, a parlarne è Red Canzian, uno dei suoi migliori amici, letteralmente distrutto dal dolore. Ha detto all’Adnkronos:

Sono devastato. Stefano mi era molto vicino, e io ero molto vicino a lui. Trovo assurdo quello che stiamo vivendo. La velocità è stata disarmante, la morte dolorosa e il covid ha reso tutto crudele, ci ha tolto la possibilità di stare con lui, di stargli vicino, di tenergli la mano. E’ un peggiorativo a un dolore già assurdo. È una malattia bastarda, che aggiunge crudeltà al dolore.

È normale, basso e batteria in una band sono molti legati tra loro. E poi umanamente, avevamo mille cose in comune. Lo abbiamo saputo una settimana fa. È entrato in ospedale, con questa febbre improvvisa. Ci hanno detto che era il Covid. Il virus gli aveva già preso i polmoni, e poi tutto è precipitato.

Prima Valerio nel 2013 (Valerio Negrini, autore della maggior parte dei testi delle canzoni dei Pooh, ndr), ora Stefano, fa ancora più male, sono andati via quelli che scrivevano i testi delle canzoni. Siamo rimasti davvero ‘senza parole’. Credo che con la fine di Stefano si congeli tutto. E mi auguro che la gente rispetti questo dolore

Intervistato anche da Mario Luzzato Fegiz, del Corriere, ha aggiunto:

C’è solo una cosa più crudele della morte: morire in terapia intensiva. Sei solo, nudo, il tempo non passa mai…L’ho provata quando qualche anno fa mi hanno operato al cuore. Al risveglio, oltre a mia moglie e ai miei figli, ho visto al mio fianco Stefano che mi sorrideva dietro la mascherina. La sua sola presenza mi ha rassicurato. Io non ho potuto ricambiare…

Non si è mai preparati alla morte di un amico. Stefano aveva la capacità di ridere anche nelle situazioni più difficili. Soffriva di piccole infiammazioni e lo curavano col cortisone. E il Covid-19 ha trovato terreno fertile: infatti è sopraggiunta una polmonite, febbre alta, dialisi per insufficienza renale. Alle 22 di venerdì la notizia: Stefano era morto dopo una settimana di alti e bassi. Da 36 ore non facciamo altro che piangere

Lui è stato un riferimento costante per i Pooh. Aveva un pensiero forte, che volava alto, proiettato verso il futuro, una capacità di analisi e sintesi invidiabile. Per lui il lavoro era un gioco. Lui sapeva sempre cogliere il lato comico delle situazioni. L’ironia era una sua caratteristica. Una bella persona, un grande professionista

Stefano è stato un pezzo della storia della musica italiana degli ultimi 50 anni. Ma è stato anche un compagno, un fratello, una spalla per Red,  Roby e Dodi. E il loro dolore, unito a quello della moglie Tiziana, è un abisso incolmabile.

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