Rumer Willis in lingerie: “Dopo anni di body shaming, ora mi spoglio”

Rumer Willis, figlia di Demi Moore, posa in lingerie. E risponde alle critiche di chi la accusa di usare il corpo, e non il cervello, per l'auto accettazione di sé

Non è facile essere figlia di due tra le star più amate, pagate e invidiate di Hollywood. Soprattutto se la madre, Demi Moore, ha incarnato il sogno erotico del pubblico maschile di tutto il mondo, a cavallo tra gli anni ’80-2000. Una tra le attrici più belle e corteggiate, da registi e colleghi, che nonostante abbia cercato in tutti i modi di preservare la sua famiglia, soprattutto le sue tre figlie, dall’invadenza dei media, non è riuscita a proteggerle dalla cattiveria del mondo. E di chi non perdeva occasione per sottolineare a Rumer, nata nel 1988, Scout, nel 1991 e Tallulah, nel 1994, quanto non fossero belle, sexy e perfette come la loro celebre mamma. Con il risultato che tutte e tre, chi più – come Rumer e Tallulah- chi meno – come Scout- sono sprofondate nell’inferno delle insicurezze e delle dipendenze: alcol, droga, bulimia, per alleviare la propria mancanza di autostima.

Oggi, che sono cresciute e più serene, e hanno riallacciato i rapporti  per diverso tempo interrotti con mamma Demi, sia Rumer che Tallulah raccontano nelle interviste e sui social la loro battaglia contro il body shaming subito negli anni e per una consapevole e serena accettazione di se stesse, difetti compresi.

Nelle ultime settimane Rumer ha accettato di posare in lingerie per la campagna di un noto brand Usa, e ha spiegato su Instagram le ragioni della sua scelta. Dopo anni di attacchi e critiche feroci, mettersi a nudo, mostrare il proprio corpo con serenità e senza paura del giudizio, è un traguardo importante nel lungo viaggio verso la propria accettazione. E un messaggio per tutte le adolescenti di oggi

Grazie alle adorabili ragazze di @Cuup per aver catturato me e la mia dolce Dolores (il suo cagnolino, ndr). E per una bella conversazione sull’amor proprio, apprezzando finalmente i miei ricci, e non solo, per aiutare le giovani generazioni a imparare ad accettare e celebrare il loro corpo in tutte le sue molteplici forme..

Eppure, la sua scelta di mostrare il suo corpo, come messaggio positivo, non è stata capita e condivisa da molti, che hanno scritto nei commenti: “L’accettazione del corpo non riguarda il posare in reggiseno e mutandine e ottenere un ‘Mi piace’. Rumer, apprezzo l’argomento, ma questo ti mette al pari delle Kardashian nell’ostentazione di tette e culi, proprio la cosa che noi donne non abbiamo bisogno di pubblicizzare per attirare l’attenzione”. “Il corpo è sacro e personale. Ci sono altri modi per curare i problemi del corpo oltre a stendersi su un letto e pubblicarlo sui social media. Non hai bisogno che gli altri accettino il tuo corpo” E ancora: “Apprezzo la discussione, ma questo aiuta solo le donne a usare il proprio corpo per trasmettere messaggi. Usa il tuo cervello piuttosto”.

Rumer è quindi tornata sulla questione, per precisare il suo intento e pubblicando altri scatti presi dal servizio ha scritto sulla sua pagina Instagram:

Anche se so di non dover spiegare a nessuno le mie scelte personali, ho parlato parecchie volte del mio viaggio con l’accettazione di sé che sicuramente non è stato facile ed è assolutamente qualcosa su cui ancora sto lavorando e con cui lotto ancora quotidianamente.
Quando @Cuup mi ha contattato per avere una conversazione con loro per la loro serie Body Talk, ero estremamente entusiasta di trovare un altro canale per parlare con donne che condividono i miei valori e come me hanno il desiderio di supportare ed evidenziare tutte le nostre differenze. All’inizio ero estremamente nervosa all’idea di scattare foto in mutande e di sentirmi così esposta e vulnerabile… Questo sembrava diverso. Sembrava che si trattasse di mettere me stessa, con tutti i miei difetti percepiti personalmente o cose di cui mi sento insicura ed essere disposta a mostrarmi vulnerabilmente e autenticamente. Condividere il mio viaggio interiore ed espormi al mondo era difficile per me, dopo tanti anni in cui sono stata messa alla gogna, giudicata e ridicolizzata per il mio aspetto. Avere da adolescente la mia autostima decimata da blogger e commentatori anonimi che vomitavano negatività e odio nella mia direzione. Ho lavorato instancabilmente sin da quando ero una ragazzina per amare me stessa, il mio corpo, il mio viso. Per non permettere che i commenti negativi degli altri influissero sul valore che ho per me stessa. Questa è la mia strada per la guarigione. Ieri sono stato rattristata dalla quantità di commenti che ho visto ieri che non centravano il punto di quello che volevo condividere. Non si tratta di sesso, non si tratta di attirare l’attenzione. Potrei davvero preoccuparmi di meno di queste cose e, ad essere perfettamente onesto, non ho il tempo o l’energia da sprecare in quelle stronzate….

 

 

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