Rumer Willis accusata di essere troppo magra: il messaggio contro il body shaming

Rumer Willis replica alle accuse e lancia un messaggio importante contro il body shaming: "Supportate le persone"

Non è semplice essere figlia d’arte né essere sottoposta continuamente a un’esposizione mediatica tale da ricevere insulti, critiche e accuse: per Rumer Willis, da sempre contraria al body shaming, gli ultimi giorni sono stati un vero e proprio inferno. La figlia di Demi Moore e Bruce Willis è dovuta intervenire sul suo profilo Instagram per mettere un freno ai commenti degli hater, lanciando un messaggio importante a parere nostro.

“Se siete davvero preoccupati per la salute di qualcuno, perché non gli scrivete in privato invece di infamarlo pubblicamente?” Le parole dell’attrice, riportate anche da Vanity Fair, sottolineano l’importanza di parlare, chiedere un confronto in privato, di aiutare e sostenere l’altro, non di fare body shaming pubblicamente, mettendolo in difficoltà. Il suo sfogo su Instagram, oltretutto, è solo uno dei lunghi aneddoti che Rumer ha condiviso negli anni.

Tutto è iniziato quando ha pubblicato una semplice foto: sorridente, felice. Uno scatto da un’angolazione diversa, che ha messo in risalto il suo fisico. Dopo qualche minuto, un numero non precisato di persone si è sentito in diritto di commentare il suo aspetto, di accusarla di essere “troppo magra“. Nessuno dovrebbe permettersi, ma ancora oggi non c’è un senso della misura, un freno alla cattiveria gratuita condivisa sul web.

Rumer ha sempre dovuto lottare contro il body shaming, sin da adolescente, come è capitato probabilmente a molte di noi. Le avevano detto di avere la testa a forma di “patata”, una mascella enorme. La verità è che se da una parte le critiche fortificano, dall’altra fanno cadere le nostre maschere e armature splendenti, quei modi che abbiamo per proteggerci dagli attacchi spesso ingiustificati degli altri. Voltare le spalle a chi critica e accusa non è facile, in particolar modo quando si è giovani.

Il messaggio condiviso da Rumer ci apre gli occhi su un altro aspetto importante: se una persona davvero stesse combattendo contro un disturbo alimentare, che motivo ci sarebbe di lasciare (in modo addirittura anonimo) dei commenti sui profili social, senza avere il coraggio di dire: “Come stai? Stai bene: è tutto ok?”. Ben poche persone sfiorano argomenti personali. Perché temono la risposta. E dunque è più semplice commentare in maniera negativa, invece di risolvere il problema alla radice.

“Sono rimasta molto delusa, perché avevo semplicemente scattato delle foto stupide”. Un gesto che tutte noi siamo abituate a fare: condividere selfie o istantanee della nostra vita, magari simpatiche, altre volte patinate, o ancora sbarazzine. “Chiedete sempre a qualcuno se ha bisogno, se si trova in difficoltà, inviate un messaggio privato, date supporto, invece di pubblicare commenti diffamatori”.

Al giorno d’oggi, ci si nasconde facilmente dietro uno schermo: un account falso, e subito a scrivere sulla tastiera, riversando odio e indignazione. Nessuno dovrebbe permettersi di puntare il dito su qualcuno, men che meno per il suo aspetto fisico.

Rumer Willis

Rumer Willis, il post su Instagram

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