Paolo Sorrentino si mette a nudo: da Maradona alla morte dei suoi genitori

A Venezia 78, Paolo Sorrentino ha presentato "È stata la mano di Dio": oltre il mito di Maradona e la scomparsa improvvisa dei genitori

Paolo Sorrentino ha scelto di raccontarsi, di spogliarsi dalla sua splendida ironia. Lo ha fatto sulle pagine dell’Huffington Post, riportando le lancette dell’orologio indietro nel tempo, a quando Maradona gli “salvò la vita” e a come questo ricordo sia inevitabilmente doloroso, perché legato alla scomparsa dei suoi genitori. Alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Paolo Sorrentino ha presentato uno dei film più importanti della sua carriera: “È stata la mano di Dio“, per cui ha ricevuto ben nove minuti di scroscianti applausi.

Una pellicola che non è solo un inno alla vita di Diego Armando Maradonascomparso nel 2021 – ma che lo ha aiutato a esorcizzare l’episodio più significativo della sua esistenza. Il regista – Premio Oscar per La Grande Bellezza – ha spiegato che il film è autobiografico in parte. Lo ha definito come “un insieme di racconti inventati e di esperienze personali”.

Sorrentino è uno dei più grandi narratori italiani sul panorama mondiale. Affermatosi a Hollywood, per Maradona ha sempre avuto un debole: un mito, un idolo. Sin da bambino, lo ha seguito con grande interesse, lo ha preso come esempio. È stata la mano di Dio è anche un riscatto verso Napoli, una città che ha tanto sofferto, ma che è stata illuminata dalla luce di Maradona.

Mettersi a nudo per Sorrentino è stato facile: “Nella vita sono molto pauroso, nei miei film sono molto coraggioso“. Ed è proprio questo tratto caratteriale che gli ha dato la forza di parlare della scomparsa tragica dei suoi genitori, purtroppo deceduti a causa di una fuga di monossido di carbonio. Si trovavano in villeggiatura a Roccaraso. Si dice che il destino sia già scritto e l’inchiostro asciutto: per Paolo, è stato così.

Il regista non era andato coi suoi genitori, poiché era rimasto a Napoli a vedere Maradona in TV. L’idolo cui era tanto devoto gli ha salvato la vita. “Sono stato coraggioso anche in questo film, in cui parlo della scomparsa dei miei per condividere la sofferenza a metà. (…) L’aspetto interessante di fare un film autobiografico è che a quel punto quei problemi non sono più i miei problemi, ma sono i problemi del film. Così diventano più affrontabili”.

Il famoso tocco di Maradona ha rappresentato per Sorrentino molto più del calcio, o di un ragazzino che guardava la TV con lo sguardo sognante. A Venezia 78, Paolo è tornato indietro nel tempo, seduto sul divano, con il cuore leggero e il futuro pieno di sogni. E quell’eroe – il suo “santo” – che, ha detto Paolo, manca oggi, oltre a specificare di essere dispiaciuto di non potergli mostrare la pellicola.

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