“Non è l’Arena”: Fabrizio Corona, da mito a uomo fragile

A "Non è l'Arena", Fabrizio Corona vuole raccontarsi come eroe, ma finisce per mostrarsi un uomo, con tutte le sue fragilità

A pochi mesi dalla sua uscita dal carcere, Fabrizio Corona torna per raccontare la sua versione, ospite di Non è l’Arena di Massimo Giletti.

L’ex re dei paparazzi non si arrende: dopo quasi 5 anni di carcere in totale, Corona torna sul piccolo schermo per ripercorrere gli ultimi anni della sua vita che l’hanno visto sulle prime pagine dei giornali. Non risparmia nessuno Fabrizio Corona, che forse per la prima volta non recita il solito ruolo di bullo, ma lascia trasparire di sé più di quanto vorrebbe.

Camicia bianca, aria composta, Corona ammette di aver sbagliato, ma sottolinea gli errori che secondo lui e il suo avvocato hanno compiuto magistratura, polizia e pm, durante le indagini. Eppure non si pente di nulla, cerca solo la sua giustizia: “Ho fatto molti errori, eppure rifarei tutto”, commenta.

Dopo aver attaccato Don Mazzi che “si fa pubblicità con il mio nome. Non ho mai visto Don Mazzi,, forse due volte in carcere. Ho fatto un percorso bellissimo in una comunità collegata ad Exoudus, lui mi ha detto che meritavo di marcire in galera. Da un prete non l’accetto. Deve appendere il crocefisso al chiodo!”, ne ha anche per Giampiero Mughini, ospite del programma.

Corona descrive il giorno dell’arresto, come “uno dei giorni più brutti della mia vita. ho subito uno degli abusi più grandi da parte delle istituzioni. Quel giorno suona il citofono arriva mio figlio esattamente pochissimi minuti dopo, dodici agenti della polizia sono entrati in casa urlando, mia mamma piangeva, mio figlio era terrorizzato, loro hanno fatto finta di non vederlo e mi hanno portato via con la forza. Mio figlio ha vissuto tre mesi di imperturbabilità”. Mughini però si mostra contrariato dall’eccessiva morbidezza con cui è stato trattato l’ex re dei paparazzi e Corona lo attacca: “sei un poveraccio da due soldi, ti compro e ti metto in giardino a scrivere libri, magari ne vendi uno. Oltre che l’estetica ti insegno anche il giornalismo”.

Il Corona che non conosciamo viene fuori  però dopo: dopo le interviste, le polemiche, i filmati della polizia, gli interventi degli altri ospiti. Arriva il Corona padre, che gioca nel filmato insieme a suo figlio e tenta di recuperare un pallone finito nel cortile della casa vicina e che a suo figlio consiglia di non arrendersi: “Ho reagito sempre alla tragedia con una forza incredibile, gli eventi succedono nella vita, poi tu li devi affrontare, devi tirare la vera anima fuori. Questo voglio insegnare a mio figlio: in una società difficilissima dove tutti sono pronti a fregare l’altro, devi essere pronto ad affrontare ciò che ti succede”.

Forse però è Alfonso Signorini, che più di tutti descrive quel Corona che spesso si nasconde nell’ombra: “Fabrizio ha una qualità che io apprezzo moltissimo e cioè la sincerità, è una persona che non ragiona secondo gli schemi tradizionali. Io credo che sia molto più fragile di quanto non dimostri, che sia pieno di insicurezze. So che soffre ancora di disturbi di panico legati all’ansia e questo lo rende ancora più affascinante. Quel che voglio dire è che è vittima soprattutto di sé stesso. Non è detto che non torni in un futuro a fare cazzate, c’è in lui un istinto di autodistruzione che non so sinceramente dove lo porterà”.

Fabrizio Corona racconta della vita del carcere, di quei denti caduti “perché non ho fatto il carcere dei colletti bianchi. La galera è difficile farla, soprattutto se fai quella vera, magari vicino di cella a quelli del 41 bis”. A tratti bullo, a tratti fragile, quel che è certo è che vuole raccontarsi come un eroe e finisce per mostrarsi uomo. Nonostante la chiosa: “Mi sento un eroe nazionale“.

 

“Non è l’Arena”: Fabrizio Corona, da mito a uomo&nb...